
L’AQUILA. Sono attualmente poco meno di 1800, dislocati in 48 campi di accoglienza, gli sfollati che vivono nelle tende nelle zone colpite dal terremoto.
* PREMIO GALILEO. CIALENTE: «PER LA DIGNITÀ DEGLI AQUILANI»
Il numero negli ultimi giorni sta diminuendo, nonostante siano ancora molti coloro che rifiutano una sistemazione provvisoria prima di entrare nelle case prefabbricate o in quelle in legno.
Ma sulla resa di alcuni sta influendo anche il maltempo: il freddo delle ore notturne ormai è diventato insopportabile.
I campi di accoglienza chiusi da maggio ad oggi sono 133. Il primo programma di dismissione della Protezione civile parlava di chiusura dei campi di accoglienza entro la fine di settembre ed evidentemente i calcoli fatti erano sbagliati.
Tra chi si rifiuta di muoversi ci sono alcuni abitanti delle tendopoli di Paganica, Tempera, San Gregorio, Italtel2, San Giacomo, Globo, Arischia.
«Abbiamo vissuto per sette mesi nei campi di accoglienza allestiti subito dopo il terremoto», raccontano oggi. «Siamo rimasti nei nostri comuni di residenza e abbiamo contribuito alla ripresa socioeconomica del territorio. Adesso ci dicono di allontanarci a 100 km da qui, costringendoci ad affrontare spostamenti che per la nostra condizione sono insostenibili. E’ un nostro diritto restare sulla nostra terra, pertanto richiediamo soluzioni abitative immediate per non essere deportati lontano dal nostro lavoro, dalle nostre scuole, dai nostri affetti e dalle nostre esistenze».
Per questi motivi nei giorni scorsi hanno esposto striscioni e protestato nelle tendopoli.
Nei giorni scorsi alcuni sfollati avevano denunciato anche «pressioni» da parte degli impiegati che provvedono al trasferimento delle persone che si trovano ancora in tenda
«Le persone che devono essere trasferite -ha detto Antonietta Centofanti, sfollata nella tendopoli di San Giacomo e presidentessa del Comitato famigliari vittime della Casa dello Studente, «vengono ricevute individualmente in una tenda isolata all'interno dei singoli campi. Qui ci sono due impiegati della protezione civile di cui non ci è stato dato di conoscere le generalità. All'inizio sono tutti gentili, ma poi basta un piccola resistenza per venire aggrediti».
Centofanti ha assistito a gran parte dei colloqui della sua tendopoli.
«In alcuni casi – ha aggiunto - hanno minacciato di lasciarci senza servizi».
Proteste anche dalla tendopoli di Collemaggio, dove la studentessa Luisana Sebastiani, e la pensionata Wilma Sordini hanno lamentato di essere state separate, nella nuova sistemazione, dai rispettivi nuclei familiari.
Fonti della Protezione civile hanno, da parte loro, escluso ogni forma di pressione sulle persone che tuttora vivono nelle tendopoli, sottolineando che sporadiche situazioni di disagio sono fisiologiche di fronte alla tragedia che ha colpito l'Abruzzo, ma che resta lo «straordinario lavoro svolto dai volontari che ha consentito di raggiungere risultati eccezionali a soli sei mesi dal terremoto».
Intanto le città italiane stanno rispondendo all'appello degli sfollati di organizzare manifestazioni in tutte le città per esprimere solidarietà.
Sabato è stata la volta di Roma con l’iniziativa indetta dal gruppo Action – diritti in movimento, che ha montato le loro tende nel cuore della capitale Roma, sotto la sede del Dipartimento della Protezione Civile. «E' stata una dimostrazione di appoggio concreto», hanno detto gli organizzatori, «per dare sostegno a chi, a rischio della propria sopravvivenza, ha deciso di rimanere a L’Aquila. Restare per resistere, restare per partecipare alla ricostruzione della loro città, perché quelle persone a L’aquila ci lavorano, studiano o possiedono animali o terreni a cui provvedere».
Il gruppo di dimostranti ha richiesto un incontro tra i cittadini aquilani e la Protezione Civile per discutere dell’emergenza.
26/10/2009 9.27
BERTOLASO: «NESSUN RISCHIO ALLONTANARSI DALLE TENDOPOLI»L'AQUILA. «Andare via dalle tendopoli non significa perdere il diritto ad avere un alloggio del progetto Case o un'altra qualsiasi sistemazione stabile».
Lo ha spiegato il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, commentando i ritardi nella chiusura dei campi di assistenza agli sfollati del terremoto di aprile.
«Quando abbiamo cominciato a lavorare sull'emergenza sisma - ha spiegato - ci è stato riferito che all'Aquila avremmo avuto a che fare con l'inverno già da ottobre. Abbiamo così programmato la chiusura delle tendopoli entro il 30 settembre. Dopodiché abbiamo registrato ritardi anche a seguito della scossa di fine settembre».
Secondo Bertolaso i ritardi sono da legare anche a una carenza di informazione di base. «Si è pensato che, spostandosi dalla tenda, si perdesse il diritto ad avere la casa antisismica. Forse anche questo fa parte di un'opera di controinformazione a cui bisognerebbe fare molta attenzione in una fase così delicata».
Adesso, però, ha detto sempre Bertolaso, ci sono anche altre esigenze.
Primo tra tutti il piano di mobilità che «deve essere rilanciato su tre assi: aeroporto, ferrovia e rete viaria».
«Ora - ha detto il capo della protezione civile - è importante la forza propositiva degli enti locali, con progetti adeguati come quello della metropolitana di superficie, oppure collegamenti importanti tra Roma e Pescara e nuove tratte aeroportuali. Se a Roma poi ci dovessero essere delle porte chiuse, noi della Protezione civile faremo da grimaldelli».
Bertolaso ha invitato gli enti locali ad elaborare una strategia d'intesa: «sia chiaro che da parte nostra abbiamo fatto dei passi importanti, attraverso il decreto legge e gli stanziamenti straordinari».
Si parla di 100 milioni per la mobilità sostenibile nell'Aquilano, che si aggiungono ad altrettanti previsti dall'intesa Governo-Regioni per le infrastrutture.
Sull'operazione di smaltimento delle macerie Bertolaso è stato chiaro: «l'operazione deve seguire un suo corso, come sapete e' affidato agli enti locali e noi garantiamo loro l'erogazione dei contributi economici che servono per risolvere il problema».
Infine il capo della protezione civile si è fatto un augurio: «voglio tornare qui fra uno o due anni e incontrare le persone a cui abbiamo dato una casa che vivono serenamente, non voglio trovare gente che si lamenta perché vive nei container, al freddo d'inverno e al caldo bollente d'estate».
26/10/2009 16.21
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