Lunedì 22 Marzo 2010
Ultimo Aggiornamento:
20/03/2010 ore: 19:19:09

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Cementificio Sulmona, Wwf: «è evidente il danno il danno per la città»


SULMONA. Anche il Wwf contrario alla realizzazione nella Piana di Sulmona della più grande cava e del più grande cementificio d’ Abruzzo.


Nonostante il Comune di Sulmona abbia adottato all’ unanimità una Delibera di Consiglio che rifiuta ogni nuovo insediamento industriale impattante per l’ Ambiente, nel corso di una conferenza pubblica tenutasi il 27 la ditta Toto ha illustrato il progetto della Cementeria di Sulmona.
«Sono stati evidenziati evidenziandone solo i presunti effetti positivi», contesta la presidente del Wwf Abruzzo, Camilla Crisante, «e minimizzate tutte le pesanti ricadute ambientali, sanitarie, paesaggistiche ed economiche».
«L’intervento, da realizzare su un’ area di 26 ettari», sottolinea Crisante, «prevede la costruzione di un cementificio che dovrebbe “cuocere” in alto forni ad oltre 1.000 gradi centinaia di migliaia di metri cubi di calcare ed argille con l’aggiunta di scorie di fonderie provenienti dalla Campania e con l’emissione conseguente di fumi e particelle in quantità incalcolabili che a causa della conformazione a “catino” della vallata ristagnerebbero nella piana peligna con conseguenze devastanti per la salute e le produzioni agricole».
A ridosso dell’ abitato di Sulmona, a contatto con il parco nazionale della Majella, verrebbe aperta una mega cava che, secondo il progetto preliminare redatto dalla stessa Ditta Toto S.p.A., dovrebbe ricadere in un’ area di circa 400 ettari (o di 200 ettari secondo un più recente progetto) per l’ estrazione di 1.500.000 – 2.000.000 metri cubi di calcare all’anno.
«E’ evidente», contesta la rappresentante dell’associazione ambientalista, «il danno paesistico che deriverebbe dalla totale distruzione del crinale montuoso situato tra il Cimitero di Sulmona ed il Parco Nazionale della Majella, chiaramente incompatibile con la tutela ambientale e paesistica di un comprensorio contiguo al Parco Nazionale della Majella, alla Riserva Naturale Monte Genzana, ai SIC IT7140203 Majella, e IT 7110100 Monte Genzana e alla ZPS IT 140129 Majella».
Come se non bastasse buona parte dell’ l’area interessata dalla cava è stata percorsa da un vasto incendio nell’ estate 2007.
I comuni interessati ( Sulmona, Pacentro e Cansano ), ai sensi dell’ art. 10 comma 2 della L.353/2000 dovrebbero conseguentemente provvedere a censire tale area avvalendosi anche dei rilievi effettuati dal Corpo Forestale dello Stato.
Conseguentemente su almeno due terzi dell’ area in questione, per almeno 15 anni, graverebbe il vincolo di modificazione generale dello stato di destinazione d’ uso e sarebbero vietate la realizzazione di edifici, strutture ed infrastrutture finalizzati ad insediamenti civili ed attività produttive.
«Il valore storico ed archeologico di tutta l’ area in oggetto», continua Crisante, «è stato ampiamente evidenziato dalla Soprintendenza Archeologica d’ Abruzzo nell’ ambito rilascio del parere negativo riguardo alla proposta di escavazione avanzata per parte dell’ area dalla Ditta Lafarge cementi s.r.l.».
Contestazioni al progetto arrivano anche da parte di Angelo D’Aloisio, coordinatore de La Destra.
«Come mai», si chiede D’Aloisio, «il gruppo Toto, sapendo benissimo della netta contrarietà espressa dall’amministrazione comunale continua ad insistere nel volere insediare questo impianto nel territorio comunale?»
«La si deve finire con le prese di posizione stupide», contesta l’esponente de La Destra, «inutili e fine a se stesse giocando sul dramma occupazionale e sociale della città. Questa città, noi compresi, siamo stufi dei soliti scippi e di essere città sempre e continuamente sottoposta a ricatti da parte di questo o quel politico o imprenditore».

03/07/2009 9.56
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