
FARA SAN MARTINO (CH). Lavori di sbancamento che hanno asportato ghiaia e trasformato lo scenario naturale ed incontaminato riducendolo ad una “cava”. La denuncia ambientalista e le foto.
“Attentato” alle Gole di Fara San Martino. Uno dei luoghi più selvaggi ed incontaminati della nostra regione è oggetto da alcune di lavori di sbancamento che ha annientato tutta la vegetazione esistente modificando irrimediabilmente l’ecosistema esistente.
Esponenti del WWF Abruzzo denunciano un grave danno all’ambiente perpetrato nel cuore del Parco della Maiella, in provincia di Chieti.
«Vi scriviamo ancora increduli e stravolti», scrive il responsabile Augusto De Sanctis, «per quello che abbiamo visto: uno dei simboli della nostra terra, le Gole di Fara S. Martino, in pieno Parco Nazionale della Majella, in piena zona 1 del Parco (dove sarebbe vietato asportare anche una sola pietra), in pieno Sito di Interesse Comunitario, in piena Zona Speciale di Conservazione, è stato violato e sconvolto da ruspe e mezzi meccanici. Come si può vedere, un luogo incontaminato, una gola selvaggia (proprio vicino alle aree di nidificazione di numerose specie protette), è stato letteralmente trasformato in un piazzale simil-cava, con escavazione dei ghiaioni naturali, livellamento del substrato e addirittura sbancamento della roccia delle pareti stesse delle gole».
Ma perché tutto questo?
«Il tutto per far riemergere i resti di un monastero (dissotterrato una prima volta agli inizi del '900 e di cui rimangono pochi muri, monastero che certo non era stato realizzato invadendo l'ambiente in questo modo)», ha spiegato de Sanctis, «e per realizzare un anfiteatro (sic!). Il tutto con costi esorbitanti. Il WWF era uscito con un comunicato stampa un anno fa ma non immaginavamo che il progetto andasse avanti. Siamo senza parole. In tanti anni abbiamo visto cose gravissime ma un assalto di questo genere ad una delle aree più belle d'Europa non lo potevamo neanche immaginare. «Il WWF non vuol far passare sotto silenzio questo attacco ad un monumento naturale tra i più belli dell'Appennino».
«Domenica 5 febbraio saremo lì per visitare i luoghi devastati e avviare una vera campagna per chiarire tutte le responsabilità. A parte il danno all'ambiente, spaventa il fatto che dopo cento anni di lotte ambientaliste si possa perpetrare un tale scempio che intacca le nostre radici culturali».
3/2/2006 8.25

