Mercoledì 17 Marzo 2010
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Dall'omicidio Fabrizi a Cogne, la cronaca abruzzese di ieri firmata De Stefano




ABRUZZO. Da Cogne all’omicidio dell’avvocato pescarese Fabrizi, dal via Poma alla morte Filippo De Cecco.






Il sito del giornalista di Avezzano ormai scomparso, Gennaro De Stefano, raccoglie gli avvenimenti di cronaca clamorosi, talvolta dimenticati, degli ultimi vent’anni della storia d’ Italia e d’Abruzzo.
Diventa così un «un sito di storia contemporanea», come lo ha definito il suo creatore per la disponibilità di sentenze e documenti inediti. Leggere o per qualcuno rileggere adesso alcuni dei 750 articoli consultabili e scaricabili è un’esperienza affascinante. Su www.gennarodestefano.it, nomi dimenticati e altri sempre sulla cresta dell’onda, storie intricate che ben si incastonano con quelle di oggi, cronache un po’ impolverate che però hanno cambiato per sempre il nostro immaginario. E’ come sfogliare i giornali che ormai non ha più nessuno. Infatti una semplice scansione ripropone gli articoli così come sono stati pubblicati all’epoca dalle riviste per le quali lavorava De Stefano come Vario (dal 1989-90,trimestrale abruzzese), Visto e Oggi (1991-2004) e Gente (2004-2008). Il primo maggio del 2008, un cancro contro il quale combatteva da tempo lo ha allontanato per sempre da quel lavoro di «ricerca della verità a tutti i costi» che amava fare. «Un giornalista scomodo» (titolo della sua autobiografia) aveva iniziato la carriera nella redazione dell’Unità, per poi spiccare il volo mettendo a segno una lista infinita di scoop nei casi di “nera” italiani più intricati. Per uno di questi nel 1992 incappò personalmente in una brutta vicenda. Si stava occupando del caso del mostro di Balsorano, Michele Perruzza, quando i suoi servizi al vetriolo apparsi su Visto, in difesa di quell'uomo che riteneva innocente, spinsero un poliziotto a tendergli una trappola. L’uomo gli infilò infatti della cocaina in macchina e il cronista fu arrestato per due mesi. Soltanto un anno dopo si scoprì la verità e l'ispettore fu condannato definitivamente a sei anni e mezzo di reclusione. Ma una delle penne più famose d’Italia aveva narrato con ironia e puntualità anche tante storie della sua terra d’origine, che a ben vedere nemmeno allora sembrava un’isola felice.

IL CASO FABRIZI

In quegli anni, in Abruzzo il caso che appassionò di più è il giallo dell’avvocato Fabrizio Fabrizi, freddato in piazza Muzii a Pescara nella notte del 5 ottobre 1991 sotto gli occhi della segretaria e compagna Patrizia Donatelli. Molte furono le prime ipotesi sul movente. Anche la compagna fu arrestata per favoreggiamento, ma poi le indagini della Procura di Pescara fecero scattare le manette per quattordici persone tra le quali il mandante dell’omicidio, l’imprenditore chietino Mario Mammarella e l’esecutore materiale Alessandro Pinti.
Il movente, come scriveva De Stefano, era «uno sgarro da 100 miliardi, avendo il legale pescarese lavorato per favorire un'impresa concorrente a quella di Mammarella nella corsa all'installazione di un megacentro commerciale nella Val Pescara».

IL PASTORE MACEDONE

Esclusive, rivelazioni shock, confessioni, scoop in ogni caso che trattava. Più di centomila copie vendute con il libro “La Verità”: una lunga intervista esclusiva a Anna Maria Franzoni, la mamma del piccolo Samuele Lorenzi ucciso nella villetta degli orrori. In seguito anche un romanzo “L’uomo di Cogne” svelava una seconda verità sul delitto. Ed ancora una volta l’Abruzzo a tornare prepotentemente nei servizi di De Stefano. Quei casi che sconvolgono, che addirittura creano uno stereotipo come quello del pastore macedone che stuprò ed uccise due ragazze in vacanza sulla Majella. Vicende che la cronaca abbandona presto ma solcano la vita di chi le vive e le scrive.

OMICIDI, SUICIDI, DELITTI ILLUSTRI E NON

Altro omicidio illustre è quello di Dalmarino Torelli, dirigente del Giulianova Calcio, che fu ucciso con una Magnum 357 dalla figlia Mascia, allora ventiquattrenne, esasperata da quel padre padrone che aveva reso la vita della famiglia un inferno. Un uomo tanto rispettato all’esterno, quanto prevaricatore all’interno della famiglia. La figlia fu condannata a dieci anni di carcere. De Stefano raccolse la prima dichiarazione della donna appena dopo la lettura della sentenza della Corte d'Assise di Teramo:«il mio passato è stato la mia galera: gli anni da trascorrere in galera, dieci o venti che fossero, sarebbero stati sicuramente meno duri e dolorosi dei primi ventiquattro vissuti con mio padre».De Stefano fu il cronista anche del primo caso di suicidio collettivo. Quattro persone della stessa famiglia si gettarono per la vergogna di un pesante debito (1,5 miliardi di lire) dal viadotto di Pietrasecca, quel lunghissimo ponte dell’autostrada A 24.

FILIPPO DE CECCO

De Stefano ha raccontato con particolare attenzione il «misterioso colpo» che uccise l’erede De Cecco. Filippo De Cecco, appena diciottenne, morì forse per una fatalità mentre armeggiava con la sua pistola. Suicidio o disgrazia, si domandava il giornalista. Una morte che sconvolse la grande famiglia De Cecco che da 120 anni produceva la famosa pasta a Fara San Martino.

LA FOTOGRAFIA DELLA TV ABRUZZESE

Non mancano nel sito gli articoli di costume, arte, gossip su tanti eventi e personaggi italiani e abruzzesi. “Video delle mie brame” è il titolo di una irriverente fotografia datata 1991 dell’informazione televisiva abruzzese che stava nascendo ed espandendosi in quegli anni. Cinque ammiraglie (Atv7, Tar, Telemare,Tvq e Rete8) guidate da altrettanti proprietari e famosi editori che si contendevano il pubblico abruzzese ognuno con il proprio cavallo di battaglia: sport, notizie, telenovelas, film. Fatturati miliardari, differenze nelle programmazioni e lo spettro dell’ asservimento al Palazzo erano passati sotto la lente d’ingrandimento ironica e dissacrante, ma sempre rispettosa del lavoro altrui, di Gennaro De Stefano. Detto Genni.
Manuela Rosa 05/02/2010 9.27


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