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Escort, senatori corrotti e furbetti del quartierino nel nuovo film dei Vanzina

Nella pellicola vizi (tanti) e virtù (poche) degli italiani di oggi

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Escort, senatori corrotti e furbetti del quartierino nel nuovo film dei Vanzina
CINEMA. Nelle sale da venerdì scorso distribuito in 500 copie da Medusa. Una commedia moderna, che gioca con i molti vizi e le poche virtù degli italiani, ma dal sapore antico, perché costruita secondo il classico schema degli episodi, che fece grande il nostro Cinema negli anni Sessanta e Settanta.

Nel cast spicca Christian De Sica, che mancava da una pellicola vanziniana da ben 12 anni. Ma ci sono anche stelle che hanno avuto la fortuna di lavorare con il leggendario Steno, il papà di Carlo ed Enrico, come Diego Abatantuono e Lino Banfi. Accanto a loro Maurizio Mattioli, il duo rodato Vincenzo Salemme-Tosca D’Aquino, e due giovani talenti in rosa come Chiara Francini e Teresa Mannino o l’abruzzese Gabriele Cirilli.
La storia si sviluppa in ventiquattro ore, e muove le sue pedine da Milano sino quasi alla punta dello Stivale.
«L’idea del film ci è stata suggerita da un noto quotidiano che, nel suo supplemento settimanale, da tre o quattro anni, racconta una giornata italiana attraverso 83 scatti di importanti fotografi», racconta Carlo Vanzina, «si tratta di vicende serie o anche drammatiche, mentre noi volevamo narrare storie buffe, di quelle che non vanno a finire sulle pagine di un giornale. Per farlo, abbiamo pensato di andare in varie direzioni, ci siamo concentrati su attori che ci hanno accompagnato in passato con grandi successi, e ai quali vogliamo bene. Anche se ognuno di loro concentra il proprio lavoro in un quarto d’ora, nessuno si è sottratto, dimostrando le rispettive e straordinarie capacità comiche».
«Abbiamo anche cercato di mettere insieme vari generi – prosegue lo sceneggiatore Enrico Vanzina – nel film si passa dalla farsa napoletana al Marchese del Grillo… sino ad un Banfi anni Settanta e Ottanta, senza considerare Mattioli e Abatantuono, a dir poco sublimi. C’è poi la Mannino, che ha dovuto tenere a freno il suo straripante talento comico, per lasciare spazio alla sua grazia. È stato un lavoro che ha divertito anche noi, è venuta fuori una commedia semplice e onesta che vuole solo intrattenere. Ricorda alcuni film di Steno ad episodi, che iniziano così, un po’ in sordina con la voce di un narratore, per raggiungere alti picchi di comicità».
Ogni episodio è stato pensato con la mente rivolta a quello che ne sarebbe diventato poi l’interprete. Ad eccezione dello sketch di Diego Abatantuono, scritto dallo stesso attore insieme a Giovanni Bognetti e poi integrato dagli altri autori all’interno del film.
«Ho ribaltato il mio personaggio abituale, facendo il milanese che si trasferisce in Puglia – confessa Abatantuono – ho creato una situazione paradossale di un venditore di alta tecnologia in un paese dove si parla a malapena il dialetto. Oramai, sono diventato un vero attore feticcio per i Vanzina, così come per Salvatores e Avati. Il feticcio è un ruolo che mi piace!», scherza.
E’ Maurizio Mattioli a dare il volto al furbetto del quartierino di turno: «Cirilli ed io abbiamo cercato di fare i perfetti mascalzoni. Tuttavia, il grande merito va agli autori, che hanno scritto questa storia prima dell’arrivo del recente ‘ciclone fiscale’. I Vanzina sono stati dei profeti!». Da canto suo, la spalla di Mattioli, Gabriele Cirilli, confessa: «Sono felice di aver lavorato con un cast stellare come questo. Stare dietro ai tempi comici eccezionali di Mattioli è stata una vera impresa per me».
Un ritorno al passato in grande stile è segnato da Lino Banfi, che per costruire il suo personaggio, non si è ispirato ad alcun politico in particolare, ma ha pescato dai vari rappresentanti delle nostre Istituzioni: «Sono l’unico attore del cast che attualmente ha meno feeling con il Cinema. Ho quindi pensato di rispolverare il vecchio Banfi degli oltre 100 film ‘impegnati’, fatti tra gli anni Settanta e Ottanta. Il mio personaggio si prestava, e credo che i politici lo prenderanno per il verso giusto. Del resto, tutti sanno che io non parteggio per nessuno schieramento politico e quando si tratta di sostenere uno piuttosto che un altro, guardo sempre il valore della persona».
Dal canto suo, Christian De Sica, che si è dimostrato felicissimo di tornare a lavorare con Carlo ed Enrico Vanzina, per dare vita al suo Ascanio, ha catturato «il presenzialismo del principe Giovannelli e l’eleganza di Mario D’Urso».