LA SENTENZA

Fiat, condanna da 5 milioni per Rai e Formigli. I dubbi di Milena Gabanelli

«Chi parla male di un’automobile Fiat, in Italia paga»

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Fiat, condanna da 5 milioni per Rai e Formigli. I dubbi di Milena Gabanelli
TORINO. Non manda giù un boccone così amaro.

Il giornalista di Annozero, Corrado Formigli condannato a risarcire, insieme alla Rai, la casa automobilistica Fiat per un servizio giornalistico «parziale e denigratorio», si difende dalle pagine del suo blog: «è un atto intimidatorio». Anche la Federazione nazionale della stampa italiana insorge: «altro bavaglio all’informazione».
I fatti si riferiscono ad un servizio giornalistico realizzato nel  dicembre 2010 per il programma Annozero. Il giornalista metteva a confronto le potenzialità di tre macchine, l’Alfa MiTo e altre auto «della stessa categoria», una MiniCooper e una Citroen Ds. Dalla comparazione, emergeva che l’Alfa Romeo Mito Quadrifoglio Verde, una delle tre auto a confronto, era la più lenta su circuito, distanziata dalla Mini Cooper S di tre secondi e dalla Citroen DS3 di un secondo e mezzo. Un test, precisa, Formiglio, «che si era limitato a ribadire un confronto già realizzato e mai contestato dalla più autorevole rivista di settore, Quattroruote».
 Ma Casa Fiat non ha gradito ritenendo parziali e lesive le informazioni sulla vettura ed ha ottenuto  dal giudice del Tribunale di Torino Maura Sabbione  un risarcimento patrimoniale e non patrimoniale, di 5 milioni di euro, più due milioni di euro per pagare la pubblicazione della sentenza su quattro giornali. Inoltre la Rai dovrà cancellare dal sito internet di Annozero la puntata del 2 dicembre 2010.
Nessuna dichiarazione dalla Rai in merito alla sentenza se non un laconico: «ogni commento sarà articolato nell’atto di impugnazione in corso di predisposizione».
Piccato ed indignato Formigli che si sfoga sul proprio blog e precisa che si tratta di una condanna senza precedenti che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della professione giornalistica.
«Non mi addentro nelle ragioni giuridiche di questa sentenza», scrive, «mi limito a osservare l’immensa sproporzione tra fatto e ammenda, quindi il suo intento punitivo. Del totale, “solo” un milione e settecentocinquanta mila euro quantificano il danno patrimoniale, mentre ben cinque milioni e duecentocinquantamila euro rappresentano il danno non patrimoniale». Una cifra spropositata secondo il giornalista se paragonate  alle tabelle in vigore presso il tribunale di Milano, fatte proprie dalla Suprema Corte che riconosce al padre che ha perso un figlio un danno non patrimoniale massimo di 308.700 euro.
Quanto alla  parzialità del servizio Formigli precisa che «se dici che un’auto è più lenta di un’altra (dato mai contestato da Fiat), devi anche aggiungere che in compenso è bella spaziosa. Con tanti saluti al diritto di critica e di scelta del terreno del confronto».
Questa sentenza, infine,  è, secondo il cronista, un atto di intimidazione nei confronti di chi si azzarda a criticare un prodotto industriale. «Chi parla male di un’auto Fiat», conclude, «in Italia paga, questa è la morale».
Secondo la Federazione nazionale della Stampa italiana si tratta di una sentenza sconcertante. «Sconcertante, tra l'altro, è il carico finanziario spropositato messo sulle spalle di un singolo giornalista», commenta, «il risultato non potrà che essere quello di disincentivare ulteriormente ogni tipo di critica a prodotti commerciali, in un settore informativo in cui già non mancano servizi di sperticato elogio ad ogni nuova vettura». Il sindacato dei giornalisti teme che la sentenza rischi di essere un altro grave bavaglio all'informazione e spera che «il giudizio d'appello possa riconoscere meglio le ragioni dell'attività giornalistica».

I DUBBI DELLA GABANELLI
Ma questa mattina la giornalista di Report Milena Gabanelli in una lettera inviata al Corriere della Sera si fa delle domande e punta l’attenzione sulla perizia affidata dal Tribunale ad un Collegio di esperti «composto dal professor Francesco Profumo, dal professor Federico Cheli e dal professor Salvio Vicari. Profumo, oggi Ministro, al momento del conferimento dell’incarico era rettore del Politecnico di Torino. La difesa di Formigli ha obiettato che il Politecnico di Torino viene finanziato dalla Fiat (nel 2011 Fiat e Politecnico di Torino hanno rinnovato fino al 2014 l’accordo di collaborazione che ha permesso, alla fine degli anni Novanta, di istituire il Corso di Laurea in Ingegneria dell’Autoveicolo). Dal curriculum del professor Cheli emerge che: «Da anni è responsabile di una serie di contratti di ricerca tra il Politecnico di Milano e, tra le altre, le società Pirelli Pneumatici, Bridgestone, Centro Ricerche Fiat, Ferrari Auto, Fiat Auto». Salvio Vicari, docente alla Bocconi, è stato nel consiglio di amministrazione della Valdani-Vicari e associati. Dentro la Valdani-Vicari troviamo l’ex direttore generale di Teksid France ( gruppo siderurgico fondato da Fiat). Dalla Valdani Vicari invece proviene l’attuale tax senior specialist di Fiat Services. E’ possibile domandarsi se nella loro valutazione ci sia imparzialità?»

Marirosa Barbieri