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Consorzio Bonifica sud, «mi chiesero di dimettermi e dopo il no sanzioni e licenziamento»

Sciartilli: «natura ritorsiva, ho impugnato la sentenza di primo grado»

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Consorzio Bonifica sud, «mi chiesero di dimettermi e dopo il no sanzioni e licenziamento»

ABRUZZO. «Altro che giusta causa, sono stato licenziato per essermi opposto ad una serie di atti palesemente illegittimi e per aver dato parere negativo per l’affidamento in “project financing” delle centraline idroelettriche».

Ne è convinto Nicolino Sciartilli, ex direttore del Consorzio di Bonifica Sud che spiega la sua versione dopo che PrimaDaNoi.it ha pubblicato la sentenza del giudice del Lavoro di Vasto che ha praticamente dichiarato legittimo il suo licenziamento.

Sciartilli non ci sta e prepara il ricorso anche perché lui è certo di conoscere i motivi reali di quella espulsione: «è un licenziamento nullo, discriminatorio, ritorsivo e comunque determinato da motivi illeciti. E questo lo farò valere nei tre gradi di giudizio».

Ma per quale motivo il direttore sarebbe stato improvvisamente oggetto di un "crescendo rossiniano" di contestazione disciplinari, tutte di gravità incrementale, concentrate in un arco temporale brevissimo ed alla luce delle quali il lavoratore risulta una sorta di inadempiente reiterato e conclamato, caratterizzato da una irriducibile incapacità a svolgere le proprie prestazioni lavorative?

«La spiegazione è assai semplice», risponde lui. «Vanno collegate al mutamento di indirizzo di gestione politico amministrativa del Consorzio ed alla volontà di sbarazzarsi di me. Non ero considerato coevo alla nuova gestione manageriale ed ero stato invitato a dimettermi. Il mio rifiuto, espresso poco tempo prima dell'inizio delle contestazioni disciplinari, hanno scatenato la reazione del Consorzio, che ha pensato di utilizzare il potere disciplinare per ottenere quel risultato che non aveva conseguito in altro modo».


PERDE PIAN PIANO I POTERI

Sciartilli oggi ricorda che già dal giorno dell’effettivo insediamento, nel settembre 2015, il neo Commissario, Giampiero Leombroni si recò con Guglielmo Boschetti all’invaso della diga di Ponte Chiauci per verificare le potenzialità idroelettriche, «senza coinvolgermi».

«Dopo solo qualche giorno», ricorda ancora l’ex direttore unico, «affidò a tre soggetti esterni e suoi fidati collaboratori quasi tutte le funzioni attribuite a me. L’incarico di “consulenza e assistenza in materia contabile” a Fernando Pignatelli di Vasto, ad Antonio Sutti (attuale Direttore dell’Arap) l’incarico di “consulenza e assistenza per la gestione del personale, organizzazione aziendale e contabile”, e a Guglielmo Boschetti l’incarico professionale “per il reperimento di fondi di finanziamento nazionali, regionali, provinciali e eventualmente di altra fonte ai fini dell’ottenimento di erogazioni connesse alla realizzazione di opere pubbliche e/o di pubblico interesse”».

Sciartilli insiste: «sono stato posto nella impossibilità di svolgere il mio ruolo di raccordo con l’amministrazione, non sono stato più la figura apicale dell’organizzazione del personale e sono stato estromesso totalmente dalle mie funzioni».


LE CONTESTAZIONI VALIDATE ANCHE DAL GIUDICE

Nella sentenza di primo grado il giudice del lavoro ritiene che tutte le contestazioni mosse all’ex direttore siano lecite, corrette e fatte nei tempi giusti. Ma Sciartilli insiste: «non è così».

E l’ex direttore parte dalla contestazione per la convenzione stipulata dal Consorzio di Bonifica Sud, con il Consorzio ASI di Vasto, Coniv e Sasi che ha portato, per la prima volta, un’entrata 430.000 euro annue per la fornitura di 2 moduli di acqua derivata dal Trigno.

«E’ sconcertante quello che mi contesta Leombroni», inizia Sciartilli. «Dopo la sottoscrizione della convenzione, avvenuta a gennaio 2014 alla presenza dell’assessore regionale alle Politiche Agricole ed il vice presidente della Regione e i rappresentanti degli Enti sottoscrittori, la Sasi ha disconosciuto l’accordo. Mi si contesta il fatto di non aver verificato che il rappresentante della Sasi non era legittimato alla firma. L’atto è stato firmato per il Consorzio di Bonifica Sud dal suo presidente, Fabrizio Marchetti. Se non hanno verificato la legittimazione di tutti i sottoscrittori e non hanno ritenuto di aggiungerci altro coloro che hanno firmato la convenzione e che hanno partecipato alla procedura, figuriamoci se lo avrebbe dovuto/potuto fare il direttore».

Sulla contestazione di aver avviato le procedure di asta per la vendita del capannone di Torino di Sangro senza verificarne la legittima disponibilità in capo al Consorzio Sciartilli spiega che poteva verificare la libera disponibilità del bene perché il compito era stato attribuito ad un esterno, Franco Amicone (attuale Commissario del Consorzio di Bonifica Sud di Vasto), per 15.000 euro: «era lui che avrebbe dovuto effettuare tutti gli atti inerenti alla vendita degli immobili e, quindi, verificare anche se gli immobili fossero vendibili».

«Nulla, dunque», dice Sciartilli, «può essere addebitato a me. Ero stato nominato RUP successivamente e per la sola fase della vendita».

Sul pagamento alla moglie Elisabetta Lastoria, senza aver prima verificato la sussistenza della legittimità del rapporto in quanto mancava la delibera di affidamento dell’incarico Sciartilli ricorda che il pagamento venne disposto, all’unanimità, dalla Deputazione Amministrativa a dicembre del 2010 e lui non c’era.

Nella successiva delibera di liquidazione, Sciartilli firma come Responsabile del Settore Bilancio: «attestai sostanzialmente la copertura finanziaria».

«Addirittura Leombroni parla di “mancanza di un minimo di evidenza pubblica” per 15 mila euro in 7 anni quando lui stesso ha disposto il pagamento allo Studio Sante Di Giuseppe per l’importo di 270.000 euro senza evidenza pubblica e nonostante io avessi già comunicato allo Studio che non avrei pagato perché superiore alla soglia di 40 mila euro»

Per la contestazione riguardante la revoca dei Lavori degli impianti irrigui nella Val di Sangro da 7 milioni di euro Sciartilli ricorda che l’aggiudicazione definitiva doveva avvenire entro diciotto mesi dalla pubblicazione del decreto di concessione.

Sciartilli ricorda anche le tre adunanze andate deserte e poi le dimissioni di massa della maggioranza dei componenti la Deputazione Amministrativa che si ricompose solo 8 mesi dopo.

Secondo l’ex direttore è proprio a questo che deve essere addebitato il forte ritardo.

«Poi si è perso altro tempo», continua Sciartilli, «con il commissario ad acta Roberto Iodice che ha dovuto adeguare alcuni elaborati progettuali e il disciplinare di gara. Il Ministero ha restituito le bozze revisionate 4 mesi dopo, invece dei 20 giorni assegnati dal disciplinare di concessione. Questo ritardo, non è assolutamente addebitabile a me che poi ho affidato i lavori in soli 8 mesi».

Per la contestazione sulla contabilità l’ex direttore spiega di aver sempre «autonomamente e senza che vi fosse alcun obbligo in tal senso», effettuato delle relazioni nelle quali rappresentava l’evoluzione della situazione finanziaria del Consorzio di Bonifica e forniva raccomandazioni agli amministratori per arrivare al pareggio di Bilancio.

Il 24 ottobre 2013 riferì davanti la Commissione di Vigilanza dell’Aquila che il Consorzio era in una situazione di sostanziale dissesto.

«Come è possibile», va avanti Sciartilli, «che soltanto il nuovo Commissario Leombroni si sia accorto delle mie presunte condotte negative, mentre nel corso degli anni la Deputazione Amministrativa, il Consiglio Dei Delegati, il precedente Commissario ed il Collegio dei Revisori dei Conti non mi hanno mai contestato nulla?»


IL CASO DELLE CENTRALINE

Poi Sciartilli ricorda il caso del bando per la progettazione e realizzazione delle centraline idroelettriche sul fiume Trigno e Sangro: quasi 7 milioni di euro finanziati dal Ministero . Il bando escludeva, in maniera perentoria, il ricorso alla finanza di progetto.

Lui a marzo del 2015 bocciò la proposta di un’Ati, la Sice srl e Floew srl, su un progetto finanza che «era una alternativa al progetto consortile già finanziata dal Ministero delle Politiche Agricole».

Il Commissario Annibali, a giugno del 2015 rispose all’Ati che la proposta non poteva essere accettata.

«Invece, il Commissario Leombroni», ricorda oggi l’ex direttore, «con una delibera del mese di ottobre 2015, approfittando della sospensione comminatami revocò il mio incarico di rup e lo affidò a Michelangelo Magnacca, lo stesso Geometra che aveva dato parere favorevole al pagamento dello Studio C.& S. Di Giuseppe SRL».


«CON ME SAREBBE ANDATO TUTTO DIVERSAMENTE»

Fu poi Leombroni, con il parere favorevole del nuovo RUP ma contrariamente al parere del direttore Sciartilli alla volontà del Commissario Annibali e al dispositivo ministeriale che lo vietava a dichiarare di Pubblico interesse il “project financing”.

«Penso sia molto facile comprendere come la mia presenza avrebbe comportato tutt’altro andamento e sicuramente il Consorzio con entrate piene avrebbe potuto sanare la propria situazione finanziaria. Se con la realizzazione delle centraline il Consorzio poteva contare su entrate di circa 1.200.000 euro annui, con il ricorso al project financing le entrate non ammonteranno nemmeno a 200.000 euro».

Sciartilli ora aspetta il secondo grado di giudizio, con una convinzione: «il mio comportamento non poteva essere tollerato, nell'ambito della gestione di una struttura a controllo regionale che evidentemente viene gestita con logiche di tutela di interessi privati. Soltanto tutto quello che ho raccontato può giustificare una vicenda incredibile».


a.l.