Restituzione tasse, a gennaio si comincia a pagare ma solo il 40% del dovuto

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Nei giorni scorsi erano arrivate le rassicurazioni. Ieri l'ufficialità per un provvedimento che non convince ancora pienamente: da gennaio si ricominciano a pagare gli arretrati per un importo del 40% del dovuto.

Successo a metà per la restituzione delle tasse arrivato pochi giorni prima della caduta del governo Berlusconi: i cittadini del cratere del terremoto restituiranno le tasse sospese dopo il sisma del 6 aprile in 120 rate mensili dal primo gennaio 2012 per un importo del 40 per cento del dovuto, quindi con un abbattimento del 60%, come avvenuto per i terremotati di Umbria-Marche e Molise. Ma in quel caso, però, umbri, marchigiani e molisani hanno cominciato a pagare dopo 10 anni. Qui dopo 31 mesi. La disposizione è stata inserita in un provvedimento a firma del sottosegretario Gianni Letta, inserito nel maxiemendamento e annunciato dal presidente della Giunta regionale e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi.

Prevede di restituire i versamenti - sospesi dall'aprile del 2009 al giugno del 2010 senza applicazioni di sanzioni, interessi e oneri accessori mediante il pagamento in 10 anni (120 rate mensili di pari importo), a decorrere dal mese di gennaio 2012. L'ammontare dovuto per ciascun tributo o contributo, ovvero per ciascun carico iscritto a ruolo oggetto delle sospensioni è ridotto al 40 per cento.

La legge diventerà operativa entro la settimana prossima, dopo l'approvazione al Senato e alla Camera

E mentre Chiodi ringrazia il sottosegretario Letta «che ha mantenuto tutte le promesse fatte» non tutti festeggiano allo stesso modo. Per l'Italia dei Valori, infatti, quella arrivata ieri è una sconfitta. «Il governo non ci ha dato ascolto», dice il senatore Alfonso Mascitelli. «I cittadini abruzzesi dovranno pagare i tributi pieni dal primo gennaio del 2012 e non dal 2014 come avevano chiesto le opposizioni».

Il centrosinistra, infatti, aveva chiesto al governo maggiore tempo per dare sostegno alle famiglie terremotate e per consentire all'economia di ripartire chiedendo la parificazione dei diritti dei comuni terremotati a quella di altre situazioni simili che si erano verificate in Umbria e Marche. «Volevamo la riduzione ancora per due anni al 40 per cento di quanto dovuto. La risposta del governo è insostenibile e non tiene conto della realtà. La riduzione del 40 per cento ci sarà, ma dal primo gennaio 2012 dovranno iniziare i pagamenti pieni».

«E' un risultato importante anche se non è ancora quello che avevamo chiesto», ammette anche il deputato del Pd Giovanni Lolli, «e cioé avere lo stesso trattamento dei cittadini Umbri e marchigiani che hanno cominciato a restituire quanto sospeso dopo dieci anni».

«I terremotati abruzzesi avranno lo stesso trattamento di quelli dell'Umbria, Marche e Molise, così come è stato da sempre richiesto», tenta di spegnere le polemiche il senatore del Pdl Filippo Piccone. «E' un risultato straordinario del Governo Berlusconi, che ancora una volta ha dimostrato la grande attenzione e vicinanza, in un momento di gravi difficoltà economiche del Paese, assolvendo a tutti gli impegni assunti verso i cittadini abruzzesi del cratere».

E proprio ieri una trentina di persone dei comitati "3e32" ha protestato davanti alla sede di Equitalia, la società pubblica incaricata della riscossione nazionale dei tributi. Hanno distribuito volantini e mostrato striscioni per chiedere «la fine del ricatto continuo e dell'ingiustizia che il territorio aquilano subisce da due anni». Su uno dei due volantini è scritto «l'agenzia in caso di mancato pagamento può ipotecare la nostra casa o quel che ne rimane o pignorare direttamente la nostra macchina o il nostro conto corrente se non siamo in grado di pagare quanto preteso entro 60 giorni. Cos'é questo se non strozzinaggio legale?». «Saranno riscosse tutte le tasse e i mutui - ha detto un componente dell'asilo occupato, Stefano Frezza - e molti di questi mutui sono sostenuti da famiglie che versano in condizioni di povertà oppure da persone che continuano a pagare un mutuo su un bene che non hanno più. Per questo è importante la nostra presenza qui oggi. Anche perché mentre in Italia questo sistema colpisce soprattutto piccole e medie imprese, qui all'Aquila può colpire anche le famiglie».

10/11/2011 8.39