Tasse, ultimatum di Chiodi a Berlusconi: «misure eque o lascio». Ma incarico già in scadenza

Alessandro Biancardi

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Tasse, ultimatum di Chiodi a Berlusconi: «misure eque o lascio». Ma incarico già in scadenza
L'AQUILA. Il consigliere regionale del Pdl Luca Ricciuti chiede a Chiodi di lasciare la poltrona da commissario alla ricostruzione. Si accodano Pd e Idv. Lo stesso presidente annuncia: «o arrivano misure eque o mi dimetto». Cialente, intanto, proclama lo stato di agitazione.

Il tempo stringe e il rischio che gli aquilani ricomincino tra poche settimane a pagare le tasse e a restituire gli arretrati si fa sempre più concreto. Il coordinatore del Pdl Filippo Piccone ha chiesto a tutti i parlamentari abruzzesi di unirsi per la causa e ha già preso accordi con Franco Marini che fare fronte comune, senza colore e senza bandiere.

Chiodi ha ancora un filo di speranza che arriveranno da Roma «misure eque» per i cittadini. E se ciò non dovesse avvenire è pronto anche a dimettersi da commissario alla ricostruzione.

«Continuo a lavorare senza sosta, facendo la massima pressione sul Governo centrale affinchè si possa giungere ad una soluzione soddisfacente», ha detto ieri sera. «Nonostante il tempo non giochi a nostro favore, sono ancora fiducioso che la questione relativa alla restituzione delle tasse per la popolazione del cratere sismico si risolva nei termini utili».

«Se non dovesse arrivare a breve, brevissimo, una misura ad hoc per attenuare la crisi dell'economia e permettere ai cittadini di rifiatare sul fronte contributivo, rimetterò al Governo l'incarico di Commissario». Una scelta pesante ovviamente che, in cuor suo, Chiodi auspica di non dover fare. «Ho portato a Roma la necessaria documentazione per sostenere l'impossibilità di effettuare i pagamenti da parte dei cittadini - fa sapere il Commissario Chiodi - Ho dimostrato con i fatti che si tratta di un carico fiscale insostenibile. Ho affrontato l'argomento nei molti incontri avuti col Sottosegretario Gianni Letta. Insieme siamo stati dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi». Di più. Chiodi riferisce che il sottosegretario ne ha parlato anche in sede di Consiglio dei Ministri che, dal proprio canto, ha espresso un'apertura di massima. «Non vorrei - teme il commissario - che ora fossero subentrati altri problemi. E' una questione di giustizia ed equità sociale - conclude - Ed il Paese non può tirarsi indietro. Non ora». Chiodi, comunque, non si arrende. Lunedì sarà di nuovo nella capitale per perorare la causa degli aquilani. Ed azzarda: «Forse già allora ci potrà essere un segnale positivo».

 PDL E IDV: «CHIODI SI DIMETTA SUBITO»

 Ma già martedì prossimo in Consiglio regionale il capogruppo del Pd Camillo D'Alessandro presenterà la richiesta di dimissioni di Chiodi da commissario alla ricostruzione. «Deve lasciare, ha fallito sulle tre partite vitali della città di L'Aquila: rinvio tasse, zona franca, ricosruzione pesante».

Anche il consigliere regionale del Pdl Ricciuti ha chiesto a Chiodi di dimettersi da Commissario alla ricostruzioni, il consigliere comunale Lombardi si è dimesso da coordinatore cittadino del Pdl. Che qualcosa stia crollando? E se il presidente della Regione intende rimanere al suo posto c'è l'opposizione che spinge per disarcionarlo. «Chiodi continua a rimanere lì», protesta D'Alessandro, «e continua a consentire lo scempio delle ragioni dell'Abruzzo e di L'Aquila».

Sul mancato rinvio del pagamento delle tasse «aveva ragione il sindaco Cialente», insiste il capogruppo del Pd, «hanno avuto torto tutti gli altri, a partire da Chiodi a De Matteis, passando per l'intero Pdl, se ora vi sono sussulti di dignità dobbiamo andare fino in fondo. Facile prendersela con Tremonti: in Abruzzo il Governo ha un suo delegato, che ha un nome e cognome, Gianni Chiodi, che e' il complice silente ed accomodante dei killer che si trovano a Roma»

Si accoda alla richiesta di dimissioni anche l'Italia dei Valori: «il fallimento della gestione Chiodi è ormai sotto gli occhi di tutti», commenta Costantini, «e a pagarne le drammatiche conseguenze sono soprattutto gli aquilani. Ora, però, che anche i suoi gli chiedono le dimissioni spero davvero si convinca di dover fare un passo indietro da subito e non in un tempo indefinito». Intanto il sindaco della città, Massimo Cialente, ha chiesto un incontro ufficiale col Governo «affinchè ci faccia immediatamente sapere se gli aquilani dovranno tornare a pagare le tasse o no».

Una prima manifestazione generale con tutta la città è prevista marterdì 8 novembre dalle 15.30 presso la Villa Comunale, in occasione del Consiglio Regionale.

Una seconda manifestazione generale si terrà venerdì 11 novembre, animata la mattina dagli studenti. Ieri, invece, si è tenuto un primo tavolo di lavoro, cui sedevano tutte le parti sociali provinciali, per scongiurare il pagamento delle tasse. Col tavolo di ieri è partito ufficialmente uno stato permanente di mobilitazione: «lunedì mattina», ha spiegato il sindaco, «torneremo a riunirci con i primi cittadini del cratere e gli amministratori provinciali. Stiamo, inoltre decidendo quando organizzare una manifestazione massiva che dovrà svolgersi a Roma».

«Resta comunque il rammarico che, se ci avessero ascoltati prima, moltissima gente non starebbe vivendo ore di disperazione. 100 milioni di euro da restituire, in un unica soluzione - ha aggiunto il sindaco- per una comunità che vive in uno stato di sospensione da due anni. Invito, pertanto, tutta la citta' a partecipare e tutti i parroci a suonare le campane per le 17 di martedi' 8».

Cialente ha poi dichiarato che chiamerà i direttori di tutte le testate giornalistiche nazionali a venire nuovamente a L'Aquila e a descrivere la situazione reale della città, dove la ricostruzione pesante «non è partita e nulla è stato fatto per avviare un pur minimo rilancio economico e produttivo che pure la legge 77/2009 prevedeva. Una situazione esplosiva». Sulla decisione del presidente della Regione Chiodi di dimettersi dalla carica di Commissario per la Ricostruzione qualora il Governo non decidesse di sospendere il pagamento delle tasse, Cialente ha poi concluso con parole di apprezzamento.

05/11/2011 9.18

MA L'INCARICO DI CHIODI E' COMUNQUE IN SCADENZA

Chiodi minaccia di lasciare l'incarico di commissario alla ricostruzione? Ma l'incarico è comunque prossimo alla scadenza, fa notare Isidoro Malandra dell'associazione OltreAbruzzi. Se il governatore fa credere dunque pubblicamente che ha intenzione di fare la voce grossa con il governo Berlusconi, in realtà non farebbe altro che lasciare l'incarico poco più di un mese prima.

«Chiodi continua a giocare sull’ambiguità della sua nomina», continua Malandra: «commissario per l’emergenza o per la ricostruzione? Il Tar Lazio, nella sua sentenza n. 2345 del 2011, ne configura le competenze nell’ambito emergenziale; tanto che, a fronte della contestazione riguardante la mancata indicazione dei tempi dell’incarico commissariale, spiega che “la tempistica dell’intervento emergenziale è espressamente regolata con il riferimento al periodo intercorrente dal 1° febbraio 2010 e per l’intera durata dello stato di emergenza”».

Com’è noto, lo stato di emergenza è stato prorogato al 31.12.2011 con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 dicembre 2010 su richiesta dello stesso Chiodi (datata 2 dicembre 2010). «Dunque, l’incarico commissariale è in scadenza al 31.12.2011», continua l'avvocato «e Chiodi farebbe bene a non chiedere proroghe in modo da rimettere tutte le competenze sulla ricostruzione agli organi istituzionali competenti e, soprattutto, legittimamente eletti. Se invece, come è probabile, la proroga dello stato di emergenza si rendesse necessaria per poter continuare a finanziare e a gestire il progetto CASE, autonome sistemazioni, alberghi, sussidi, ecc., allora sia Chiodi a sciogliere l’equivoco: rinunci alle competenze sulla ricostruzione e si limiti a quelle relative all’emergenza. Perché, se non vi è dubbio, come afferma il Tar Lazio, che non necessariamente gli interventi emergenziali devono avere “carattere assolutamente impermalente”, è altrettanto indubbio che gli interventi relativi alla ricostruzione non hanno nulla a che fare con l’emergenza e dunque non può essere un commissario ad occuparsene e tantomeno un commissario squalificato qual è Chiodi».

05/11/2011 12.34