Processo Grandi Rischi, «le istituzioni avevano anestetizzato la città»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Vite umane che potevano essere salvate se solo avessero saputo. Se sole quelle informazioni fosse state diramate correttamente e non nascoste.
E' uno dei passaggi salienti della testimonianza di Pier Paolo Visione, parente di tre vittime (la sorella Daniela e i due piccoli nipoti) del terremoto del 6 aprile 2009, nel corso della quarta udienza del processo alla Commissione Grandi Rischi che si sta svolgendo al tribunale dell'Aquila. L'udienza e' incentrata sulle testimonianze dei testi dell'accusa, degli ultimi istanti di vita di parenti ed amici prima della devastante scossa delle 3.32 di magnitudo 6.3.

«La Commissione Grandi Rischi», ha detto il teste, «ha fatto il proprio lavoro mandandoci su una strada mortale. La commissione Grandi Rischi ha fatto una previsione su quanto avvenuto, 'piu' ne fa e meglio e', ed ha nascosto dati e studi sul territorio aquilano che ci avrebbero salvato. Se li avessimo conosciuti, in molti, con casa sulla costa, in quei giorni avrebbero preso la fuga. Le istituzioni avevano anestetizzato la citta'».

 Secondo la Procura i sette componenti della commissione, tra i quali sismologi ed ex vertici della Protezione civile che hanno preso parte all'Aquila alla riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo del 2009 avrebbero fatto analisi superficiali e dato false rassicurazioni agli aquilani, che quindi non avrebbero preso le tradizionali precauzioni che avrebbero potuto salvare molte delle 309 vittime del sisma.

«Nei giorni precedenti alla riunione della Commissione mia sorella si era attivata per costruire una casetta di legno nel Comune di Prata d'Ansidonia. C'era qualcosa che non le quadrava, lei mi disse, e con testuali parole, 'se lo dice la Commissione Grandi rischi, dobbiamo stare tranquilli'», ha detto Visione, «siamo una famiglia di funzionari pubblici - ha proseguito il teste- per noi l'istituzione aveva detto qualcosa, non smentito dopo. Lei aveva visto quel messaggio dirompente e che io definisco assassino: non c'e' allarme, non c'e' pericolo. Questo era quello che diceva lo Stato italiano».

 Nella sua deposizione, Visione ha fornito particolari precisi avendo avuto modo di seguire accuratamente il periodo dello sciame sismico durato per alcuni mesi prima del tragico terremoto, come amministratore del portale d'informazione 'Inabruzzo.com'. «In quei giorni - ha ricordato - c'era massima attenzione in citta', tutti avevano bisogno di capire cosa stesse succedendo, ma c'era un vocio, nessuna istituzione forniva informazioni. Dal 20 marzo, la cosa andava crescendo. Era tutto ovattato, piu' di tanto non si poteva dire altrimenti si parlava di procurato allarme. L'arrivo della Commissione Grandi Rischi all'Aquila era un fulmine a ciel sereno - ha proseguito - arrivano i professionisti che dovevano salvare o almeno dare indicazioni a noi poveri provinciali. Si attiva anche la redazione del portale che amministravo. Ero contento sia come amministratore, perche' il mio direttore, Gianfranco Colacito, si era mosso con un cameraman per fare cronaca, sia come cittadino, perche' arrivavano i massimi esperti. Il video era in piena evidenza sulla home page».

 L’udienza, laterzza, in mattinata era cominciata con una proiezione, quella di un piccolo spezzone del film Draquila.

La decisione e' stata presa dal giudice Marco Billi dopo l'ennesima rimostranza dell'avvocatura di Stato, responsabile civile. In assenza dell'avvocato Carlo Sica, il sostituto, Massimo Giannuzzi, ha chiesto di vedere il film in aula. «Questo documento - ha detto - allo stato non e' accessibile a chiunque abbia interesse ne' e' possibile farne copia o visionario presso la cancelleria. Rimane il problema di una sostanziale lesione del diritto di difesa. Quantomeno chiedo di visionare in aula la parte che e' stata ammessa, altrimenti verra' eccepita fin d'ora la nullita' di tutti gli atti successivi». Billi alla fine ha disposto la visione, pur facendo notare che «a me risulta che non ci sia stata richiesta in cancelleria di vedere il film». Davanti al giudice Marco Billi oggi hanno sfilato i testimoni dell'accusa, rappresentata dai pm Fabio Picuti e Roberta D'Avolio, magistrati della Procura del capoluogo. Tra gli imputati presenti oggi Bernardo De Bernardinis, ex numero due del Dipartimento della protezione civile e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio sismico di Protezione civile. Gli altri imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e. e Claudio Eva, ordinario di fisica all'Universita' di Genova. I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, lesioni personali colpose e cooperazione nel delitto colposo.

 «CI SIAMO FIDATI DEGLI ESPERTI»

L'AQUILA. «Io e Alessio parlammo e ci dicemmo che gli esperti avevano detto che non sarebbe successo niente, era giusto credere a loro perché sapevano di cosa parlavano».

E' il passaggio chiave della testimonianza resa sabato scorso nel corso della quarta udienza del processo alla commissione Grandi Rischi da Claudia Conti. La ragazza era la fidanzata del giovane Alessio Di Pasquale, lo studente di ingegneria originario della Marsica, morto nel crollo dell'edificio di via Campo di Fossa all'Aquila il 6 aprile 2009, giorno del tragico terremoto che ha causato 309 morti.

Su questo caso - tra i più drammatici insieme a quello della morte di Daniela Visione e dei suoi due figli, al centro della testimonianza del fratello, Pier Paolo Visione - sono stati ascoltati, oltre alla fidanzata, il padre e il compagno di stanza del giovane.

Tutti hanno sottolineato un atteggiamento cambiato e più ottimistico dopo i messaggi rassicuranti lanciati dai componenti della commissione Grandi Rischi al termine della riunione del 6 aprile 2009, cinque giorni prima del terremoto. «Anche lui aveva appreso da giornali e Internet di questa riunione - ha continuato la giovane Claudia -. La mattina dopo abbiamo saputo gli esiti, io non stavo tranquilla perché avevo tanta tanta paura, lui mi disse che più c'erano le scosse più l'energia diminuiva». Secondo la Conti, «l'atteggiamento di Alessio era cambiato. Dopo il 31 quando arrivava la scossa mentre mangiava, restava seduto e continuava a mangiare. Alessio stava tranquillissimo dopo il 31, prima invece aveva tanta paura. Nei giorni precedenti lui usciva di casa». «Prima del 31 marzo - ha spiegato il padre Mario - nessuno aveva preso in considerazione lo sciame, poi c'era stata la riunione della Grandi rischi e secondo lui se questi personaggi avevano detto così bisognava prenderli in considerazione. Mi sono permesso di dissentire, volevo far tornare mio figlio, ma non è che potevo legarlo». L'ultima a parlare davanti al microfono dell'aula C del tribunale dell'Aquila è stata la sorella di Alessio, Cristina, che ha ribadito che «per lui gli esperti avevano detto di stare tranquilli, lo disse a mio cugino durante un pranzo di famiglia». Anche i fratelli Carlo ed Enrico Tassoni, che hanno perso la madre Silvana nel crollo di un'abitazione a Paganica, hanno testimoniato che dopo i messaggi della commissione si era tranquillizzata.

 22/10/2011 17.35