Ricostruzione, «i soldi non sono la soluzione»

Alessandro Biancardi

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Ricostruzione, «i soldi non sono la soluzione»
L'AQUILA. Sono molti i dibatiti che negli ultimi mesi stanno accompagnando la ricostruzione che ha ritmi “geologici”. In molti propongono ricette ma l’affanno è  più che visibile. Perché? IL SONDAGGIO SU FB: RICOSTRUZIONE SUCCESSO O FALLIMENTO?

Mentre continua il dibattito sull’utilizzo dei Fondi Fas e sulla necessità di dotare il territorio e la città dell’Aquila di risorse “economiche” necessarie per lo sviluppo, Ezio Rainaldi, consigliere Confindustria, imprenditore e presidente dell'associazione culturale L’Uovo si domanda se il vero problema sia realmente la “mancanza di soldi”?

«Pensiamo veramente che la nostra “ei fu” gloriosa città rinasca solo se ci saranno fondi da spendere?», domanda Rinaldi che si è guardato intorno e ha stilato un elenco di fondi pubblici arrivati in città negli ultimi quindici, venti anni. Cosa è cambiato? Cosa p migliorato?

«Partiamo dall’abbandono di quel “mostro” di struttura ai piedi della base della Funivia, a pochi passi dall’uscita dell’autostrada di Assergi», inizia Rinaldi. «Soldi pubblici: il risultato è sotto gli occhi di tutti. Scendiamo a valle e passiamo per Paganica. “Centro polifunzionale”. Soldi pubblici. Risultato zero. Una cattedrale nel deserto in pieno abbandono. Risaliamo verso L’Aquila. Stadio del Rugby dell'Acquasanta. Soldi pubblici. Risultato: stadio mai inaugurato. Proseguiamo, curve dello Stadio Fattori. Soldi pubblici, risultato: lavori iniziati e mai finiti, in abbandono. Ed ancora, poco più avanti, che dire dell’abbandono del Palazzetto dello sport? E del Circolo tennis che ha soldi fermi inutilizzati che rischia di perdere per le mancanze e carenze dell’amministrazione comunale?»

«Andiamo avanti verso Pettino», prosegue l'imprenditore, «che dire della struttura in acciaio, con relativa copertura, destinata alla rimessa dei famosi tram della metropolitana oggi abbandonata e utilizzata solo come rimessa di reperti di macerie post sisma? E dei pali e delle rotaie (sopra le quali sono persino nate rotatorie) della mai nata metropolitana di superficie? E della struttura a fianco della parrocchia S. Pio X, destinata a palestra, facente parte di un piano integrato tra Comune e un imprenditore, che versa nell’abbandono e che potrebbe essere una vera chicca in uno dei quartieri oggi ancor più importanti della città?»

Prima del sisma, anche S. Maria dei Raccomandati lungo il Corso era una struttura dove erano stati riversati milioni di soldi pubblici e che non si era ancora riusciti a portare a compimento, così come l’ex Mattatoio.

«Tra un po’ avremo l’ennesimo abbandono quale quello della Multisala Garden che, anche se non realizzata con fondi pubblici, poteva essere riutilizzata grazie al Fondo di Solidarietà ma per l’insipienze di alcuni rischia di fare la stessa fine», sottolinea Rinaldi.

«E ch dire dell’ex Sercom, anche essa struttura in abbandono? E dell’Aeroporto? Notizie di questi giorni che non siamo neanche in grado di fare una gara. Ma ci rendiamo conto che in città non si fa che parlare di altro che di “abbandonare L’Aquila”. Non abbiamo una struttura sportiva degna per i nostri giovani, non abbiamo un teatro. Si parla di Piazza d’Armi da tre anni ormai, del Teatro di cucinella  che perfino gli addetti ai lavori non sanno che con la decisione di mandare a bando anche la progettazione  probabilmente non sarà più quello il progetto. Che non sono 3.000.000 di euro per realizzarlo i fondi a disposizione ma 1.800.000 perché quelli sono dollari australiani che non basterebbero nemmeno per realizzare la metà di quel progetto. E del progetto di Renzo Piano anch’esso criticato e “forse” abbandonato?

Purtroppo si potrebbe ancora continuare ma è meglio fermarsi e riflettere.

Abbiamo mai provato a fare la somma di quanti soldi sono arrivati negli anni (forse gli ultimi 15/20 circa) e cosa hanno prodotto? E allora, secondo voi, è colpa della mancanza di soldi o della nostra incapacità di “realizzare”? Nell’incapacità di avere un progetto di città, di idee di sviluppo e di “uomini” validi che sappiano portarle avanti?

Mettiamoci, prima di tutto», suggerisce il consigliere di Confindustria, «alla ricerca di un “gruppo” di uomini e donne, anzi di donne e uomini validi, onesti e, possibilmente, giovani che sappiano ridarci un futuro e non a piangere solo per la mancanza di soldi. Proviamo a vedere se 15/20 anni fa circa il 40/50% dei consiglieri comunali non erano gli stessi».

19/10/2011 9.12