Terremoto, costruttori infuriati: «responsabilità gravissime, nessuna attenuante per i ritardi»

Alessandro Biancardi

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Terremoto, costruttori infuriati: «responsabilità gravissime, nessuna attenuante per i ritardi»
L'AQUILA. A 30 mesi dal sisma la situazione nella provincia de L'Aquila è ancora difficile. I costruttori sono esasperati: «siamo blindati nella gabbia della burocrazia».

La ricostruzione non parte: l'ultimo report aggiornato al 18 ottobre parla i 529 aquilani ancora ospiti in alberghi e strutture di permanenza temporanea, 153 vivono nella Caserma della Guardia di Finanza, in 12.171 ricevono ancora il contributo di autonoma sistemazione e altri 22.195 sono sistemati in soluzioni alloggiative a carico dello Stato (affitti concordati, strutture comunali, map, C.a.s.e.).

E quelli che scalpitano di più in queste ore sono i costruttori: «di pazienza ne è rimasta poca», assicura il presidente dell’Ance L’Aquila Gianni Frattale che chiede ai responsabili della ricostruzione nel cratere sismico «soluzioni definitive».

L’associazione nei giorni scorsi ha firmato e diffuso su tutta la provincia un manifesto di denuncia sull’impasse della ricostruzione pesante. L’intento era quello di risvegliare l’attenzione dei decisori sui noti ostacoli ancora irrisolti: lentezza nel licenziamento delle circa 8000 pratiche (solo per il Comune dell’Aquila) per la ricostruzione pesante fuori dai centri storici; mancanza di un cronoprogramma sulle fasi della ricostruzione, sull’apertura dei cantieri e sul rientro degli sfollati; mancanza di programmazione per la ricostruzione dei centri storici del cratere.

«Finora abbiamo voluto metterci nei panni di chi si trova a governare una situazione straordinaria ed unica ma, dopo quasi tre anni, le gravissime responsabilità dei ritardi non hanno più nessuna attenuante. E’ ora che siano loro a mettersi nei panni degli altri, di chi vive una città morente.  Non basta più bearsi del buon lavoro fatto per la messa in sicurezza della zona rossa e per la fase dell’emergenza o continuare a sventolare i milioni a disposizione se il cittadino non può utilizzarli perché blindati da una gabbia burocratica. Chi ha le mazze in mano, le muova».

«E’ insopportabile», continua Frattale, «leggere polemiche infinite e scaricabarile sui giornali  mentre i nostri 8000 operai rischiano di tornarsene a casa perché la ricostruzione è al palo e i cantieri non marciano. Un ritardo così grave e immotivato potrebbe far pensare al dolo».

L’Ance oltre all’apertura dei cantieri e allo sblocco delle pratiche chiede il pagamento dell’ultimo rata del 25% dei lavori eseguiti, in 30 giorni così come prevede la legge.

Sulla lentezza della filiera in particolare Frattale spiega che spesso vengono richieste integrazioni delle pratiche «senza capo né coda».

«Sono trascorsi 48 giorni dall’annuncio della soluzione e l’ordinanza che doveva tagliare i tempi  è ancora in bozza. Eppure il sistema delle ordinanze era stato preferito alle leggi organiche perché veloci e plasmabili. Se le ditte devono rispettare termini perentori, chi governa la ricostruzione non può lavorare sine die. E’ il caso, allora, che i tavoli si riuniscano tutti i giorni e non ogni due settimane, e che invece di additare i colpevoli si portino le soluzioni».

E in questa situazione così critica continua la lotta a distanza tra il sindaco Cialente e il commissario Chiodi. Una situazione tesa da troppi mesi di chi addossa le responsabilità al ''rivale''. Ma il risultato è solo un estenuante rimpallo di responsabilità. Cialente ripete da mesi di essere solo a combattere una lotta contro i mulini a vento e che «troppo spesso» si sente solo. «Continuo a sollevare questioni specifiche, di merito, argomentate carte alla mano, su problemi concreti, oggettivi», continua Cialente. «Lo faccio perchè la confusione delle ordinanze, il delirio della governance, l'isteria paradossale delle disposizioni stanno bloccando la ricostruzione, stanno negando il futuro ai miei cittadini, ai giovani, agli imprenditori, ai lavoratori, alle istituzioni culturali. Rispetto a tutto questo il commissario, che dovrebbe essere il mio principale interlocutore, quello che ha lo scettro e anche la borsa, quello che decide e che si fa ponte con il Governo, se ne esce con affermazioni generiche, propagandistiche, vuote di senso, lontanissime dal merito e anche dal metodo».

«Lo perdono perchè non sa quello che dice - conclude Cialente - ma ribadisco la mia amarezza rispetto al fatto che si continuano a cercare polemiche anzichè dare risposte alle questioni e ai problemi concreti che sollevo quotidianamente».

19/10/2011 9.12