Ricostruzione, Vespa contro Chiodi e Cialente: «ricostruzione ferma»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. «Io non posso immaginare che il terzo anniversario del terremoto passi senza che le gru stiano in tutto il centro storico dell'Aquila».*PROCESSO GRANDI RISCHI, I TESTIMONI: «NOI RASSICURATI»

Lo ha detto il giornalista Rai Bruno Vespa, nativo dell'Aquila, a margine di una cena-evento. Il popolare conduttore di Porta a Porta parlando ad una platea molto numerosa davanti alla quale in alcuni passaggi del suo discorso si è anche commosso, ha denunciato il grave ritardo nella ricostruzione post terremoto, invitando il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, e il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, a sbloccare la situazione. «E' un impegno morale che sia il sindaco dell'Aquila sia il commissario per la ricostruzione devono prendere per evitare che la grande passione che l'Italia e la grande solidarietà che l'Italia ha avuto nei confronti dell'Aquila si trasformi in sconcerto e in disaffezione».

Vespa , che all'Aquila ha degli immobili danneggiati dal terremoto, si è detto pessimista «per quello che è successo negli ultimi due anni e mezzo, perché io mi sarei aspettato che i piani di ricostruzione partissero molto prima e mi sarei aspettato, già, di vedere molte opere pubbliche e private in giro». «Capisco benissimo le difficoltà, capisco che L'Aquila ha uno dei centri storici più importanti d'Italia, ed è una cosa molto più complicata, recuperarli. Ma sta passando troppo tempo, il centro storico, però il centro storico deve avere un'assoluta priorità, proprio perché l'Aquila è il centro storico». Per Vespa non basta il fatto che si sta ricostruendo «bene in periferia».

In riferimento alle cause alla base del ritardo, Vespa ha sottolineato che «io mi sono molto battuto, quel poco che ho potuto fare, perché ci fossero i soldi e i soldi ci sono, mi pare incredibile che i soldi ci siano e non si stiano spendendo». Ma intanto il coordinatore della struttura commissariale, Gaetano Fontana, sottolinea che lo «sviluppo e il benessere» delle popolazioni colpite dal sisma e il
Per quanto riguarda gli interventi già finanziati, Fontana ha illustrato il programma prioritario del Decreto 24/2010:  11 edifici pubblici del comune dell’Aquila per i quali il Governo ha stanziato 47 milioni di euro; Altri 42 milioni riguardano 39 edifici tra case comunali, centri polifunzionali e palazzi storici, individuati dai sindaci per “Un’opera per ogni comune del cratere”. 

E ancora, gli interventi per l’Università dell’Aquila con 40 milioni del Cipe 79/2009;  i 21 edifici, 19  di rilevanza strategica nel comune di L’Aquila per i quali, sempre il Cipe 82/2009 ha stanziato 200,85 milioni. Secondo Fontana è necessario un disegno strategico del territorio nella sua interezza.

«Occorre pensare – spiega - alla ricostruzione di tutte le emergenze storico-artistiche e di infrastrutture non invasive come la copertura a banda larga del centro storico e dei principali agglomerati contigui. Scegliere come prioritaria la ricostruzione delle sedi universitarie danneggiate e degli alloggi per gli studenti, fissare standard di densità abitativa e di lavoro, identificare aree da destinare alle future iniziative industriali e commerciali, così come di spazi – possibilmente all‘interno dei centro storici – da riservare alle organizzazioni del volontariato e alle associazioni giovanili». «Un primo parziale elenco – conclude -  che vuole tuttavia suggerire ciò che normalmente viene definito attraverso piani strategici di sviluppo territoriale».
E guardando alle prospettive di sviluppo economico Fontana immagina «politiche volte a massimizzare le ricadute economiche ed occupazionali prodotte in ambito locale dalle spese per la ricostruzione e al contempo creare le condizioni affinché l‘economia locale possa incamminarsi lungo un sentiero di crescita virtuoso».

17/10/2011 8.13

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PROCESSO GRANDI RISCHI, I TESTIMONI: «NOI RASSICURATI»

L'AQUILA. Si terrà sabato prossimo la nuova udienza del processo aquilano alla commissione Grandi rischi.
L'accusa è quella di aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.
Sette gli imputati: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia,Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile
del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Universita' di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile. I capi di imputazione per tutti
sono di omicidio colposo, lesioni personali colpose e cooperazione nel delitto colposo.
Nell'ultima udienza di sabato scorso l'accusa ha chiamato a testimoniare l'ispettore superiore della sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato, Lorenzo Cavallo che ha ripercorso tutte le fasi dell'indagine e Giuseppe Calvisi, medico legale della Asl dell'Aquila. L'uomo ha ricordato che intorno alle 7 del mattino del 6 aprile 2009 c'erano già 15-20 morti.
E' stata poi la volta di Linda Giugno che nel sisma ha perso il fratello, la cognata e la nipote.
«Eravamo stati tutti rassicurati compreso mio fratello », ha raccontato la donna. «Se c'era qualcosa che non andava era in grado di saperlo prima di altri, sicuramente prima di me. In quel periodo si
parlava sicuramente di terremoto. Io non avevo sentito informazioni, ma lui le aveva apprese. Siamo stati rassicurati, mi disse 'terremoti piu' forti sicuramente non ci saranno, e' inutile che scappiamo a destra e sinistra. Mi ha preso pure in giro ».
La stessa tranquillità, prima del 6 aprile, la manteneva anche Franca Giallonardo, anche lei tra i testimoni dell'ultima udienza. La donna a causa del terremoto ha perso la madre e il padre. «Stavano tranquilli - ha ricordato la donna - perchè abitavano in un palazzo di cemento armato ed erano stati rassicurati dai media. Rassicurazioni c'erano in continuazione, dicevano che bisognava stare tranquilli, che lo scarico di gas non avrebbe consentito una scossa. Parlando di esperti, mio
padre si riferiva alla commissione Grandi rischi, a chi registrava le scosse, a chi era del settore».

17/10/2011 8.52