Inchiesta terremoto, D'Ercole: «siamo stati inconsapevolmente imbrogliati»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Monsignor D'Ercole dopo l'inchiesta scoppiata la scorsa settimana scrive ai sacerdoti e chiede: «non ci abbandonate». 

L'AQUILA. Monsignor D'Ercole dopo l'inchiesta scoppiata la scorsa settimana scrive ai sacerdoti e chiede: «non ci abbandonate». 

L'inchiesta è esplosa con la sua forza nei giorni scorsi. Gli aquilani hanno scoperto per l'ennesima volta che qualcuno avrebbe tentato di speculare sul sisma, sul dolore delle persone per riuscire a incamerare denari.

Le indagini coordinate dalla procura della Repubblica dell'Aquila, parlano di un tentativo di truffa relativo a parte dei 12 milioni di euro, i cosiddetti fondi Giovanardi, stanziati per progetti sociali nei comuni del cratere dal Dipartimento delle politiche della famiglia.

Monsignor D'Ercole sente il bisogno di parlare con la sua gente e lo fa attraverso una lunga lettera di due pagine. «La chiesa aquilana è parte offesa in questo processo», sottolinea parlando della «tempesta mediatica» che avrebbe fatto apparire la chiesa «ingiustamente quasi ''complice'' di un tentativo di truffa ai danni della gente terremotata».

«Se quanto sta emergenso dalle indagini corripsonde alla verità», si legge ancora nella lettera, «si tratta di un grande tradimento delle nostre buone intenzioni e della nostra buona fede. Abbiamo aderito alla ricostruzione post terremoto per promuovere lo sviluppo delle nostre popolazioni, soprattutto dei giovani. Lo abbiamo fatto però a due condizioni: la diocesi non propone nessun proprio progetto e non intende ricevere nessun soldo. Come in effetti è stato!».

D'Ercole ammette anche che è difficile spiegare come mai non ci si sia accorti che qualcosa non stava andando nel verso giusto. Pur avendo letto articoli di stampa, il mondignore ammette che le notizie venivano ritenute infondate «non avendo mai notato, né io né altri, qualcosa anche minima di irregolare e di sospetto. Se saranno provate le accuse siamo stati inconsapevolmente tutti imbrogliati, anzi proditoriamente traditi».

«Cari sacerdoti», continua la lettera, «non lasciateci soli Sia l'Arcivescovo che il sottoscritto abbiamo riconosciuto di avere riposto la fiducia in persone sbagliate e per questo, per quanto mi concerne, mi assumo la responsabilità e chiedo scusa per essermi fidato. Fortunatamente nulla è stato consumato: si tratterebbe infatti di un presunto 'tentativo di truffa' sventato dagli inquirenti»

03/10/2011 9.13

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