Inchiesta Fondazione della curia, Molinari e D'Ercole fanno 'mea culpa': «ci siamo fidati»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Le parole dei due in un editoriale di don Claudio Tracanna sul quindicinale dell'Arcidiocesi ''Vola''.

"Semplici come le colombe e prudenti come i serpenti". Con questa espressione del Vangelo, l'arcivescovo dell'Aquila Giuseppe Molinari ha dichiarato tutta la sua amarezza per la vicenda legata alla 'Fondazione Abruzzo Solidarieta' Sviluppo'. Lo scrive don Claudio Tracanna, in un suo editoriale sul quindicinale dell'Arcidiocesi "Vola" di cui è direttore riferendosi alla vicenda

relativa ai cosiddetti fondi Giovanardi, 12 milioni di euro stanziati per il sociale a causa del sisma del 6 aprile 2009 e che invece stavano per essere dirottati verso interessi di parte.

«Con la trasparenza che lo contraddistingue», ha aggiunto Tracanna, «Molinari ha detto: "Mi sono fidato di quella gente, anche dei miei collaboratori più stretti, pensavo solo di fare qualcosa di buono per la gente, ma da questa esperienza dovremo imparare a stare più attenti"!»

«Ha fatto eco a queste parole monsignor D'Ercole che ha riconosciuto anch'egli l'errore. «Dunque - aggiunge - l'arcivescovo ha già dettato la linea che si dovrà seguire a partire da subito: attenzione, prudenza, trasparenza. Linea che poi e' quella di tutta la Chiesa».

«Come non pensare – va avanti don Claudio - al cardinale Bagnasco che parla di aria pulita per la politica, per il nostro Paese e dunque anche per la Chiesa? E, ancor prima, come non pensare a papa Benedetto XVI che in Germania, parlando di fatti ben piu' gravi di quello aquilano, ha ricordato il compito primario della Chiesa? Certamente, 'anche le opere caritative della Chiesa devono continuamente prestare attenzione all'esigenza di un adeguato distacco dal mondo per evitare che, di fronte ad un crescente allontanamento dalla Chiesa, le loro radici si secchino'. Non esultino, però – va avanti il direttore di 'Vola' - i cari amici laicisti che pensano che la Chiesa debba rimanere chiusa nelle chiese e non occuparsi della ricostruzione. Innanzitutto perche' la diocesi e' proprietaria (intendo per proprietario chi custodisce e tutela un bene che appartiene a tutti) di molti immobili del centro storico e poi perchè la nostra fede parla di carne, parla di opere, parla di frutti e non può risolversi in un separazione carne-spirito che non appartiene affatto al cristianesimo. Non ci rimane che andare avanti allora - come afferma l'arcivescovo - imparando da questa vicenda. Si tratta, dunque, di lavorare per ricostruire, tra le tante cose, anche un rapporto di fiducia con la citta'»

Infine don Claudio ringrazia la magistratura, i carabinieri e i media: «sin tanto che si tratta di portare alla luce la verità - conclude l'editoriale - dobbiamo essere riconoscenti».

28/09/2011 11.28