L’Aquila mai più come prima: la città che si è spostata in periferia

Alessandro Biancardi

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L’Aquila mai più come prima: la città che si è spostata in periferia
L'AQUILA. Non torneranno dov’erano. Molti dei commercianti che prima avevano le loro attività in centro storico, e che dopo il terremoto hanno potuto permettersi di riaprire altrove, hanno ritrovato una loro serenità lavorativa e non si dicono interessati a tornare indietro.

Anche perché, “tra quanto tempo sarebbe?”. In pochi contano su una risposta. Mentre nuove edificazioni stanno di fatto disegnando una nuova città. Almeno una decina i nuovi insediamenti commerciali già avviati dopo il 6 aprile 2009 e altri in arrivo. Con tempi e ritmi diversi da quelli della Ricostruzione.

IL CENTRO STORICO DEVE TORNARE A VIVERE IL PIÙ PRESTO POSSIBILE

«Il governo Berlusconi aveva programmato che la ricostruzione partisse dalle periferie per arrivare al centro dopo una vent’anni, forse. La missione della Struttura Tecnica di Missione è far durare la ricostruzione fino al 2032. Io e il senatore Lombardi abbiamo invertito le priorità», dice Carlo Benedetti, presidente del Consiglio Comunale aquilano, e garantisce che il progetto per la Ricostruzione dell’asse centrale del centro storico è quasi pronto. Insieme al senatore Enzo Lombardi, il presidente Benedetti  è promotore della mozione che ha fatto della fascia centrale del centro storico (attorno all'asse di corso Vittorio Emanuele) un’area a fattibilità breve, dove la Ricostruzione può partire prima che altrove. Troppo presto però prevedere anche quando potrà finire.

Nel frattempo altre sei attività rioccuperanno locali commerciali sulle vie comprese tra la Villa Comunale e la Fontana Luminosa (il cosiddetto ‘asse centrale’), si parla anche di una discoteca. Locali a vita per lo più serale, dove mangiare e bere, rivolti per lo più ai giovani.

«La convivenza dei cantieri con le attività riaperte sarà difficile ma non impossibile. Chi ha avuto la possibilità di riaprire un’attività commerciale con l’agibilità parziale ha evidentemente lo stabile già in sicurezza. Noi non vogliamo il modello Friuli che ha chiuso i centri storici per 20 anni. Ora sì sono ricostruiti, ma sono solo ‘monumenti’, centri vuoti con la vita cittadina dislocata altrove. A L’Aquila il centro storico deve tornare a vivere il più presto possibile. Ci saranno delle difficoltà, ma abbiamo visto e superato di peggio», afferma Carlo Benedetti.

VECCHIO VS NUOVO

Tempi troppo lunghi e incertezza sui modi della Ricostruzione della ‘vecchia’ città sono considerati dati di fatto, tanto quanto la funzionalità del ‘nuovo’, da chi invece ha scelto di spostare i propri negozi altrove. Soprattutto tra i titolari dei negozi ‘storici’, punti di riferimento consolidati per la clientela cittadina.

«Qui c’è il parcheggio che in centro mancava. I locali sono più funzionali. La clientela affezionata non ci ha abbandonato e a quella si è aggiunta quella della periferia che prima comunque stentava a venire in città». La considerazione unanime dei commercianti è che «il centro storico soffriva già dal punto di vista commerciale. La difficoltà di parcheggio e il traffico congestionato scoraggiavano la gente a venire in centro e favorivano invece i centri commerciali anche prima del terremoto», spiegano. C’è anche chi ha scelto di riaprire dislocandosi con più punti vendita in diverse nuove gallerie e centri commerciali della nuova città espansa.

I nuovi quartieri di case realizzate dal Governo sulle piastre antisismiche, sono dislocati tutt’intorno a quella che era l’area urbana dell’Aquila. Ad una distanza che fino al 6 aprile 2009 era considerata estrema periferia. Tutt’ora privi di qualsiasi servizio sociale o commerciale, chi li vive è costretto comunque a spostarsi per qualsiasi tipo di acquisto.

È UNA QUESTIONE DI STILE DI VITA

«Gli affari vanno più o meno come prima del terremoto», racconta la commessa di un negozio di scarpe, uno degli ‘storici’ negozi che aveva le sue vetrine in una delle piazzette del centro città, «la nostra clientela di sempre è rimasta la stessa, salvo per chi è andato via, ed è anche aumentata un po’ perché adesso raccogliamo anche il bacino dei paesi qui intorno». A cavallo con il comune di Scoppito, a ovest dell’Aquila, la Galleria Longara e poco più in là il Centro polivalente Pegaso, ospitano complessivamente una ventina di commercianti ‘ex centro storico aquilano’. «non è la stessa cosa però», aggiunge, «qui non c’è la stessa atmosfera che ho sempre vissuto in centro: il vicinato  con gli altri negozianti, il passaggio di clienti con i quali si instaurava un rapporto molto più umano. Gli acquisti qui si fanno in fretta; gli orari di apertura e chiusura sono tassativi…». Le vetrine danno su un corridoio illuminato artificialmente, il pavimento lucido, la temperatura regolata con un termostato.

La signora Sabrina, titolare di un negozio di biancheria, in centro storico aveva vetrine accattivanti e raffinate: tombolo, fusi, teli preziosi. Non ha perso il buongusto, punta molto sugli accostamenti cromatici, ora. E nelle sue affermazioni tira in ballo la questione dello ‘stile di vita’: «casa in centro, negozio in centro, non usavo mai la macchina e tutti i giorni era un ‘buongiorno’ a chiunque incrociassi andando al lavoro». Anche per lei il volume d’affari non ha subito grossi cambiamenti, non a causa del trasferimento dell’attività almeno. Il suo è stato il primo negozio a riaprire in una nuova sede, a settembre 2009 «tra le perplessità di molti colleghi commercianti del centro storico» aggiunge. In realtà è soddisfatta della sua scelta: «il proprietario della galleria non ha speculato, ha posto condizioni e prezzi onesti e tutta la zona ci ha accolti molto bene». Non è stata presa in trappola da nessuna situazione poco chiara o capestro, come è capitato ad altri. «C’è un ricorso al Tar al giorno per casi di insediamenti commerciali abusivi o irregolari», commenta. Come il caso della Galleria 99, nata dopo il terremoto, per azione della Confesercenti, che ha visto le attività a rischio di chiusura per irregolarità delle procedure di licenza.

AFFITTASI IN COSTRUZIONI MODERNE, VETRATE, AMPIO POSTEGGIO

Ancora lontani dal centro storico, sulla statale 17 nei pressi dell’Ospedale, si è presi tra due nuovissime costruzioni nate nel giro di pochi mesi: una galleria commerciale e un centro multi servizi costruiti dal Gruppo Edimo. Qui si offrono locali in affitto. Ai piedi del quartiere di Pettino ancora tutto da rifare. La Ricostruzione è ferma all’abbattimento di alcune costruzioni irrecuperabili e qualche cantiere in avvio per i lavori sulle case danneggiate a livello strutturale (le cosiddette E). Categoria per la quale molto recentemente Gianni Letta, ormai a capo del Tavolo tecnico degli Enti sulla Ricostruzione, ha annunciato che tutto sarà risolto entro il 2013. I tecnici sono perplessi, i cittadini stanchi. Proseguendo ancora verso il ‘vecchio’ centro, le gallerie di Via Roma e Via Vicentini, vicinissime tra loro. Nuova e di discussa regolarità la prima, già costruita prima del terremoto ma con destinazione di parcheggio la seconda. Costruzioni moderne, vetrate, ampio posteggio. Ospitano diverse boutique prima in centro storico.

VIA DELLA CROCE ROSSA

Via della Croce Rossa appare il baluardo dei commercianti che non hanno ceduto completamente alle lusinghe di un nuovo stile di vita. Sono pochi e accomunati  dalla frequentazione di giovani. Locali serali, piccoli negozi di abbigliamento, una profumeria, una rosticceria. Migrati dal centro grazie alla delibera comunale di maggio 2009 di “sistemazione provvisoria consentita per un periodo di 36 mesi salvo eventuali proroghe” (così recita il documento). Terreni in affitto e costruzioni di legno su una strada che qualcuno di loro immagina ancora possa diventare un nuovo corridoio di vitalità cittadina. È del mese scorso l’annuncio dell’assessore al commercio, Marco Fanfani, l’intenzione di “bonificare” la strada dalle sistemazioni commerciali provvisorie.

Rossella e Monica, titolari di un negozio di abbigliamento non intendono cedere: «abbiamo investito 60mila euro per riavviare la nostra attività. Non abbiamo chiesto un centesimo a nessuno. Anche la ghiaia davanti allo chalet, l’abbiamo pagata noi, come pure l’illuminazione. Non vogliamo trasferire il nostro negozio in un centro commerciale. Qui gli affari non vanno male, le clienti sono state felici di ritrovarci aperte già a luglio 2009. Non ce ne andremo finché non ci sarà garanzia di un’alternativa valida». Il loro, sostengono le titolari, non è negozio da centro commerciale. E in centro storico tornerebbero solo quando e se sarà di nuovo tutto sicuro e vissuto.

Minore fortuna di scelta e di reinvestimento hanno avuto i negozi più piccoli e meno consolidati, per i quali lo ‘struscio’ era fondamentale. Impossibile lo shopping d’impulso a L’Aquila oggi, prevede uno stile di vita che non c’è più. A loro toccherà aspettare i tempi della Ricostruzione.

Marianna De Lellis  23/09/2011 9.38