Inchiesta crolli, archiviati 50 filoni

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Una cinquantina di filoni della maxi inchiesta sul terremoto relativi ai crolli meno gravi nel cratere del terremoto sono stati archiviati.

Si tratta di edifici molto vecchi sia nelle città ma soprattutto nei paesi nei quali le indagini della procura della Repubblica non hanno portato alla individuazioni di responsabilità. In questi crolli denunciati da proprietari o inquilini non ci sono state vittime: la cause, secondo la procura ed i tenici che hanno effettuato i rilievi, sono da attribuire alla violenza del sisma e alla vetustà degli edifici.

Per questo il procuratore della Repubblica dell'Aquila ha chiesto al Gip l'archiviazione che sarà formalizzate nelle prossime settimane. Da circa 200 scende a meno di 150 il numero dei filoni sui quali la procura sta indagando; tre, la casa dello studente, il convitto nazionale e la sede della facoltà di ingegneria a Roio, sono stati definiti e ci sono state le richieste di rinvio al Gup, le vicende per le quali le indagini sono in fase di conclusione sono il crollo del palazzo di via D'Annunzio, quello di Via XX Settembre, 79 e via Sant'Andrea, e via Generale Rossi, dove ci sono stati numerosi morti.

Entro la prossima settimana la procura della Repubblica dell'Aquila definirà la vicenda legata al crollo di alcune strutture dell'ospedale San Salvatore, danneggiamenti gravi che il 6 aprile fecero scalpore. Si tratta di un filone della maxi inchiesta molto atteso. I periti della procura hanno consegnato la perizia e quindi il procuratore capo, Alfredo Rossini, è pronto a firmare i primi avvisi di garanzia delle persone che con omissioni e negligenza potrebbero aver provocato i crolli.

Subito dopo il sisma gran parte dell'ospedale San Salvatore fu ritenuto inagibile con i malati trasferiti ed i feriti addirittura curati all'aperto, nel piazzale di fronte al pronto soccorso. Il nosocomio ad un anno e mezzo non ha ancora ripresa la totale funzionalità. E' il primo filone dei pm aquilani dopo la pausa estiva, nel corso della quale, come ha sottolineato piùn volte Rossini, l'attività di indagine non si è mai fermata.

Intanto ieri, così come per la Casa dello Studente anche il processo sul crollo del Convitto nazionale dell'Aquila dove morirono tre giovani resterà a L'Aquila. La decisione è della VII Sezione penale della Cassazione che ha respinto, per inammissibilità, il ricorso avanzato dal legale di uno dei due indagati, il preside dell'istituto Livio Bearzi, difeso dall'avvocato del Foro di Roma Paolo Guidobaldi.

30/09/2010 10.10