«Gli aquilani non paghino quelle fatture Enel Gas»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Ancora bollette finte all’Aquila. Agea invita a non pagare.*ZONA FRANCA, LA COMMISSIONE EUROPEA FRENA, PEZZOPANE: «CHIODI CI HA PRESO IN GIRO»

L'Enel Gas sta inviando fatture di «finto conguaglio», così le chiama Agea, (Community degli Imprenditori dell'abruzzo): ai terremotati viene chiesto un ammontare medio di 300 euro ciascuna e sul periodo “anno 2008 + anno 2009”. E per chi in questi giorni sta ricevendo la brutta notizia è un vero colpo al cuore.

Al numero verde Enel spiegano che fino al 9 aprile gli aquilani avevano pagato consumi stimati (cioè presunti in base al consumo medio) e che ora devono pagare i consumi rilevati (cioè quelli che risultano dalla lettura del contatore). Va sollevato, invece, protesta Agea: «gli aquilani il consumo rilevato lo hanno già pagato con le fatture precedenti ad oggi, come risulta dalle stesse che esplicitamente recitano “consumo rilevato”; moltissimi contatori sono inaccessibili perché sotto le macerie mentre gli altri si trovano nelle case, disabitate e chiuse, nelle quali è impossibile accedere: è evidente l’impossibilità di aver eseguito una seconda lettura; le fatture inoltrate sono tutte dello stesso tenore e dello stesso importo medio: fatte in serie Ebbene, tutto il mondo sa che L’Aquila è stata travolta da un terremoto senza precedenti, ma l’Enel, evidentemente lo ignora perché dice che i cittadini devono esibire il dettaglio».

I cittadini chiedono all’Enel di emettere pubblica rettifica con comunicazione scritta ai singoli utenti «onde evitare che gli anziani continuino a pagare bollette mai dovute (come sta già accadendo) e che quanti sono ancora in età da lavoro trascorrino giornate intere presso gli uffici Enel dove accontentarsi di una giustificazione “a voce”».

Anche perchè i residenti temono future cartelle esattoriali a 4 cifre o la scoperta delle automobili sotto sequestro per un presunto mancato pagamento. «Sappiamo tutti», commenta ancora Agea, «che prima si paga il dissequestro, per riavere l’uso dell’auto oggi vitale all’Aquila, e poi si intenta causa per dimostrare l’infondatezza del provvedimento. Tutti danni per i quali fin d’ora è legittimo chiedere giusto risarcimento a chi li provoca».

19/09/2011 10.27

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ZONA FRANCA, LA COMMISSIONE EUROPEA FRENA, PEZZOPANE: «CHIODI CI HA PRESO IN GIRO»

 L'AQUILA. Dopo due anni e mezzo dal terremoto arriva la stroncatura della Commissione Europea, che boccia l'operato di governo e regione.

 La documentazione da loro fornita è carente e insoddisfacente. «La Commissione Europea», denuncia l'assessore Comunale Stefania Pezzopane, «avanza dei dubbi sulla necessità della Zona Franca, che appare 'non tanto un obiettivo di sviluppo sociale, quanto un obiettivo di sviluppo regionale'».

E proprio la Commissione Europea chiede integrazioni alla richiesta. «In sostanza – prosegue Pezzopane - la Commissione ritiene che dalle carte in suo possesso 'non sussiste alcuna certezza sulla necessita' degli aiutì. Pensate in che mani siamo. Francamente non so se si tratta di incapacità e di inadeguatezza politica, oppure se stanno facendo melina, perché gli interessi sull'Abruzzo sono altri. Non a tutti potrebbe interessare che L'Aquila ottenga la Zona Franca».

«Ci hanno preso solo in giro - ha sottolineato ancora Pezzopane -. E continuano a farlo, a giudicare dai tentativi di Chiodi di rassicurare gli animi, anche dopo la divulgazione della nota. Poiché ci sono ancora 20 giorni di tempo chiediamo che si metta in piedi uno staff di persone esperte e capaci, che lavori con trasparenza e con competenza. Non lasciamo le carte nella mani di qualche cialtrone che lavora con grossolanità o addirittura in malafede».

E infatti proprio Chiodi tende a rasserenare gli animi: «Non è il momento di creare allarmi infondati. La Commissione Europea ha chiesto ulteriori specificazioni che, insieme col Governo, forniremo nel prossimo incontro tra i massimi vertici della stessa Commissione. La volonta' politica di arrivare ad un risultato positivo - ha continuato Chiodi - e' immutata».

Intanto Rifondazione Comunista replica alla polemica apparsa sul foglio diocesano, firmata dal vescovo monsignor Molinari e dal parroco della parrocchia universitaria Don Epicoco.
«Il "male oscuro" della ricostruzione non è la richiesta di  trasparenza che viene dalla cittadinanza, dai comitati e da partiti come il nostro», replicano Maurizio Acerbo e Marco Fars, «ma il quadro di connivenze e  complicità che si sono create tra potentati locali e regionali e cricche nazionali per spartirsi la torta ai danni degli aquilani.
La casa dello studente è stata realizzata con denaro pubblico (non di Formigoni o di CL) e la sua gestione andava affidata all'azienda per il diritto allo studio come prevedeva il protocollo d'intesa. Nessuna legge né protocollo prevede che le case dello studente siano gestite dal Comune ma dalle Aziende regionali per il diritto allo studio e l'accesso va sottoposto alle graduatorie previste».
«Il vescovo Molinari avrebbe dovuto levare la sua voce per condannare la nomina a commissario di persona condannata dalla Corte dei Conti per "culpa in vigilando" sulla Perdonanza non per attaccare un giovane consigliere che difende la sua comunità», chiude Rifondazione.

19/09/2011 11.30