Paganica. E le macerie stanno a guardare

Alessandro Biancardi

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Paganica. E le macerie stanno a guardare
DENTRO LA RICOSTRUZIONE POST TERREMOTO. L’AQUILA. A ventinove mesi dal terremoto nel centro storico di Paganica gli effetti prodotti dal sisma si conservano ottimamente.* IL RACCONTO FOTOGRAFICO: LE MACERIE DI PAGANICA

Tutto è ancora esattamente dove è caduto la notte del 6 aprile 2009 per effetto della scossa. Compreso il lampione sotto il mucchio di detriti che si ostina a seguire gli orari di accensione al tramonto. Se qualcosa è stato spostato, è stata l'involontaria conseguenza del passaggio dei tanti sciacalli che non hanno risparmiato nessuna abitazione. Come il terremoto.

Danni ovunue. Mattoni, pietre, tegole, pezzi di grondaia che pendono dai tetti fino ad altezza uomo, auto seppellite dai crolli. Gli stessi che hanno lasciato a  vista gli interni delle case con le lenzuola ancora nei letti e i panni stesi sui balconi ad asciugare. Lenzuola e panni che nessuno ha potuto ancora ritirare. Come in nessun'altra frazione aquilana, si ha la sensazione che il tempo del terremoto si sia fermato qui, impigliato tra i cavi elettrici afflosciati o tra le lampadine delle luminarie ancora appese ai vicoli per la Pasqua di due anni fa. 

Dai tombini il rumore di acqua che scorre; l'erba spontanea, i gatti e i topi, mantengono un senso di realtà e la percezione di vita presente. Aiutano a fare i conti col tempo.

POCHI PUNTELLAMENTI

Aggirarsi tra i vicoli della zona alta della Paganica più antica è rischioso, ben più che in tante altre Zone Rosse dei centri dell'aquilano. I rari puntellamenti sono stati riservati ai soli palazzi con vincolo della Soprintendenza e alle chiese. Nessuna messa in sicurezza per “l'incolumità pubblica e privata” citata nella circolare della Struttura Commissariale del 28 giugno 2010. Per rendere sicuro il centro storico del borgo si dovrebbe sgomberare le vie dalle macerie, procedere con gli abbattimenti e la rimozione definitiva di ciò che è rimasto in stato di precarietà.

Certo si farà, prima o poi.  Per il momento resta solo la definizione di “Zona Rossa” a parare la responsabilità istituzionale da eventuali incidenti.  Nel frattempo ci si chiede perché non sia stato fatto ancora nulla.

«Non solo Paganica, ma anche gli altri centri sono in pessime condizioni» è la spiegazione di Carlo Benedetti, presidente del Consiglio Comunale aquilano, «è soprattutto un problema di scelte. Il governo Berlusconi ha puntato tutto sull'emergenza e poco sulla ricostruzione vera della città. Questo vale per la città de L'Aquila, figuriamoci per le periferie e i centri minori».

Il presidente dell'Asm, Luigi Fabiani, anticipa che il prossimo tavolo commissariale sulle macerie, dovrebbe costituire il momento di svolta. Le linee operative dell'azienda municipalizzata saranno finalmente potenziate, una sarà certamente dedicata a Paganica. A quasi tre anni dal terremoto potrebbe partire la rimozione delle macerie anche nella più grande e popolosa delle frazioni aquilane. La più vicina al sito di stoccaggio temporaneo della ex-Teges.

Gli abitanti della frazione non protestano, non manifestano, non contestano rumorosamente. La frazione continua a fare il suo mercato settimanale, gli anziani a radunarsi nei pressi del bar vicino al Monumento ai caduti all'ingresso del paese. Le transenne di chiusura della Zona Rossa sono rimaste al loro posto per poco tempo, raccontano diversi paganichesi. Quotidianamente molte donne tornano alle loro case inagibili del centro storico. I ragazzi hanno lasciato scritte su muri deformati e di dubbia capacità di resistenza a oltranza. E il problema non è certamente un eventuale deturpamento da writing irrispettoso. E c'è chi pratica jogging al tramonto tra i vicoli, con le cuffiette alle orecchie e le gambe allenate a evitare calcinacci e pietre. Nel silenzio assoluto della scelta di non fare assolutamente nulla, se non istituire una Zona Rossa a tempo indeterminato, in attesa di una… ricostruzione.

Nel centro storico abitavano circa mille e cinquecento persone, per lo più anziani e famiglie di origine extra comunitaria.

IMMAGINANDO IL FUTURO

La paura ha salvato i paganichesi del Colle. Se le 3.32 li avesse trovati in casa, anziché all'aperto già dopo la scossa delle 23.00, probabilmente la conta delle vittime sarebbe stata gravissima.

Ed è per questo che c'è chi a Paganica vorrebbe che la ricostruzione seguisse la logica della prevenzione e della sicurezza a partire da una riconsiderazione del paese, più che da un asettico criterio di aggregazioni strutturali che scivoli verso un inesorabile “com'era e dov'era”. L'Università La Sapienza potrebbe occuparsi di predisporre il Piano di Ricostruzione. Costerebbe 500mila euro, riferisce Daniele Ferella, consigliere di circoscrizione. Il Comune oppone la sua volontà di adottare anche sul centro storico di Paganica la stessa linea prevista per L'Aquila: progetti su aggregati, avanzamento dei lavori per ‘aree brevi'. Nessun Piano. Semplicemente un ripristino di ciò che c'era. E in base alle normative, con un miglioramento sismico delle abitazioni al massimo dell'80%.

L'Associazione ‘Salviamo Paganica' non è d'accordo e in una nota scritta il 19 agosto scorso richiama l'attenzione sulla micro zonazione sismica della frazione «che ha messo in rilievo criticità geologiche in numerose zone del centro storico, oltre alla evidente faglia che ha prodotto il disastroso sisma. Non è possibile intervenire nella aree interessate dalla faglia e dalle fratture parallele alla stessa con l'allargamento delle aree brevi ricostruendo gli aggregati così come erano».

 L'ingegner Claudio Panone ci mostra la faglia di Paganica. Non occorre andare lontano. È nei pressi dell'acquedotto, a monte del paese. Su un grosso muro di contenimento della strada, all'altezza della curva, c'è una enorme crepa che taglia il muro per tutta l'altezza. Si potrebbe infilare abbondantemente la mano in quello spazio vuoto. L'enorme crepa prosegue lungo la strada, continua sotto case a schiera dichiarate agibili ma disabitate. Meno evidente ma altrettanto inquietanti altre fratture segnano il colle parallelamente alla faglia principale, a diverse altezze. Sono tante. Dal sottosuolo sono salite a crepare l'asfalto, e tracciare linee lungo le pareti delle case come graffi profondi e decisi. Sembra quasi la bozza di una enorme gradinata lungo il fianco del paese. A partire dalla faglie principale il terreno risente della pendenza, questo è il motivo delle rotture parallele lungo la collina, ci spiega l'ingegnere.

Mettere in discussione le cubature da ricostruire significherebbe mettere in discussione non solo la necessità di un Piano di Ricostruzione ma anche la loro equivalenza in termini di lavoro di progettazione e di realizzazione. In ballo ci sono anche interessi economici. Anche quelli di progettisti e costruttori.

LA NEW TOWN

Intanto ai piedi del centro storico, Paganica è cresciuta e continua a crescere. Sono ben due i ‘Complessi Residenziali' C.a.s.e realizzati sul territorio della frazione: Paganica 1 e 2. Tutte le famiglie residenti a Paganica e rimaste senza casa  sono al momento ospitate lì (salvo ancora alcuni casi di single), in attesa della ricostruzione delle proprie abitazioni, o hanno trovato sistemazione in appartamenti di nuova costruzione in zona. Nella frazione sono anche moltissimi aquilani provenienti dalla città, la maggior parte nel nuovo quartiere di Paganica 2, il più popoloso, il più grande.

Da ‘quaggiù' la Zona Rossa sembra molto lontana. Il paesaggio artefatto delle nuove palazzine su piastre antisismiche, costeggiate da strade con l'asfalto ancora nuovo, circondate da prati, parcheggi e marciapiedi dall'aspetto moderno e confortevole, non comprende nessuno scorcio sulla ‘old' Paganica. ‘Provvisoriamente'(?) lasciata alle spalle.

Ma di nuove costruzioni ce ne sono anche tante altre. E di nuove arriveranno ancora, con tempi più rapidi di quelli della Ricostruzione. Con il secondo centro storico per estensione del comprensorio, se amministrativamente autonoma, Paganica sarebbe stato già prima del terremoto il settimo Comune della provincia aquilana.

 Marianna De Lellis  - Foto Adamo Di Loreto   19/09/2011 8.04