Terremoto. Rivista Nature: «a L'Aquila errori di comunicazione»

Alessandro Biancardi

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Terremoto. Rivista Nature: «a L'Aquila errori di comunicazione»
ROMA. "Colpevoli?" Il punto interrogativo é gigantesco nel titolo dell'articolo che oggi una delle riviste scientifiche di riferimento internazionale, Nature, dedica alla vicenda del terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009.

Una storia alla quale Nature ha deciso di dedicare la copertina e che è destinata a diventare un caso internazionale. In gioco c'é l'enorme responsabilità di comunicare in modo equilibrato, ma anche efficace, il rischio che avvengano eventi naturali tanto catastrofici quanto imprevedibili, i terremoti innanzitutto, ma anche inondazioni e tsunami. Dopo la prima reazione di solidarietà agli indagati, fra i quali l'ex presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica (Ingv), Enzo Boschi, il mondo scientifico scende ancora in campo. Questa volta lo fa per capire che cosa è avvenuto di sbagliato nella riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009, le cui conclusioni sono costate ai sei componenti l'accusa di omicidio colposo plurimo. E' fuori discussione, secondo i ricercatori, il fatto che prevedere un terremoto sia impossibile alla luce delle conoscenze scientifiche attuali. Bisogna piuttosto riflettere sulle strategie di comunicazione perché quello che è accaduto all'Aquila è destinato a fare riflettere e porterà i sismologi di tutto il mondo a chiedersi quale sia la strategia migliore per comunicare il rischio. Comunicazioni così delicate «devono essere fatte bene, e all'Aquila non è stato fatto»: è il giudizio severo e senza appello espresso su Nature da Thomas
Jordan, direttore del Centro terremoti dell'Università della California a Los Angeles e presidente della Commissione Internazionale sulla Previsione dei Terremoti (Icef). Tuttavia, la stessa rivista rileva che il 31 marzo 2009 la Commissione Grandi Rischi aveva lavorato in condizioni tutt'altro che facili. Nei giorni precedenti la tensione, già forte nella popolazione a causa dello sciame sismico in atto, era aumentata notevolmente in seguito agli allarmi sull'arrivo di un terremoto lanciati da Giampaolo Giuliani e basati sull'analisi delle emissioni di radon dalla roccia. I risultati di Giuliani, presentati da Nature come «un tecnico di laboratorio», sono giudicati «insoddisfacenti» nell'articolo, che riporta i dati dell'Icef: Giuliani «non ha ancora pubblicato un singolo articolo sul radon che abbia superato l'analisi dei revisori», ossia la cosiddetta
peer-review (revisione fra pari) che garantisce la legittimità di un lavoro scientifico. Inoltre quella riunione della Commissione Grandi Rischi, rileva ancora la rivista, era avvenuta in modo anomalo: le sessioni avvengono di solito a porte chiuse, ma in quell'occasione «Boschi era rimasto sorpreso nel vedere decine di governanti locali e altre persone esterne alla comunità scientifica assistere alla riunione, durata circa un'ora, nella quale i sei scienziati si sono trovati ad affrontare un'ondata di timori da parte della popolazione locale».
«I ricercatori hanno il dovere di esporre le tante incertezze delle quali è disseminato il loro lavoro, così come tradurre queste informazioni in comunicazioni rivolte ai cittadini è compito delle autorità», replica il neo-presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Domenico Giardini, alla rivista.
Appena rientrato dal Giappone e fuori Italia da 14 anni, che ha trascorso in Svizzera a capo del Servizio sismologico, Giardini non entra nel merito della vicenda del terremoto dell'Aquila, ma parla del problema generale di come esporre alla popolazione del rischio di un terremoto.
«E' un tema di estrema delicatezza», ha detto il sismologo alla vigilia del suo insediamento alla presidenza dell'Ingv. «In generale il problema della comunicazione del rischio sismico pone due problematiche: da un lato i ricercatori parlano linguaggi diversi; dall'latro è quasi impossibile comunicare il rischio relativo a eventi rari».
Per esempio, prosegue, «é noto che tanti terremoti avvenuti nella storia, ma si pensa sempre che avvengano altrove». Ma l'Italia, rileva, è un Paese sensibile ai terremoti, tanto che «il terremoto dell'Aquila non è stato un evento raro, non c'erano particolari dubbi che potesse accadere. L'area infatti é ad alto
rischio». Il problema, secondo Giardini, è «come un sismologo deve agire quando si deve passare dall'informazione scientifica all'informazione rivolta alla Protezione Civile. Questa ha bisogno di
informazioni chiare, con un margine di incertezza minimo o nullo, ma nel mondo scientifico - rileva il sismologo - il margine di incertezza è enorme».
Si pone allora il problema di come tradurre questa comunicazione così difficile: «si tratta di trasferire l'incertezza verso una chiara indicazione da parte della Protezione civile: questo è davvero molto
difficile».
I ricercatori, aggiunge, «hanno il dovere di riferire le conoscenze scientifiche e in Italia questo compito é dell'Ingv, ma non per questioni che riguardano la protezione Civile». E' tuttavia «un problema che esiste ovunque: è sempre molto difficile distinguere chi ha la responsabilità di dire che cosa» e di «tradurre conoscenze che hanno un margine di incertezza in affermazioni che richiedono una risposta che sia un sì o un no, come quelle relative all'evacuazione di un centro abitato. Se questa incertezza deve essere comunicata, questo deve essere fatto dalle autorità preposte».

15/09/2011 9.20

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