Ricostruzione, architetti contro Fontana: «subiamo atti monocratici»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Duro attacco degli Ordini degli architetti abruzzesi contro il coordinatore della struttura tecnica di Missione, Gaetano Fontana, il quale, tra l’altro, è anche architetto.

La Struttura Tecnica di Missione è stata costituita con ordinanza del presidente del Consiglio dei Ministri n. 3833 del 22 dicembre 2009, con il compito di supportare il commissario delegato Gianni Chiodi, nella definizione delle strategie di ricostruzione e rilancio delle aree colpite dal sisma.

La struttura, oltre al coordinamento, ha il compito di garantire trasparenza e conformità delle attività da svolgere, in collaborazione con le Istituzioni ed i privati coinvolti nel processo della ricostruzione.

La Sturttura Tecnica di Missione, inoltre, deve coadiuvare il Comune dell’Aquila per la attività di ripianificazione del territorio comunale al fine di assicurare la ripresa socio-economica dell’area, la ricostruzione del tessuto urbano abitativo e produttivo e la ricostruzione del centro storico. L’incarico inoltre è esteso a supportare tutti i Comuni del cratere che lo richiedono.

In una nota Gianlorenzo Conti (presidente dell’Ordine L’Aquila), Giustino Vallese (Teramo), Massimo Palladini (Pescara), Franco Trovarelli  (Chieti) e Mauro Latini (Presidente della Federazione degli Ordini degli Architetti Abruzzo), stigamatizzano le affermazioni pronunciate da Fontana durante la conferenza stampa di presentazione dell'accordo con gli ordini professionali per il censimento delle pratiche per le case "E" fuori periferia, accordo che non è stato sottoscritto dagli Ordini degli Architetti.

«Appare, comunque, alquanto paradossale e schizofrenico», dicono i professionisti, «il continuo richiamo a norme di autoregolamentazione deontologica propria di un sistema ordinistico in una fase politica in cui non si perde occasione per un continuo richiamo alla 'liberalizzazione' (qualcuno ci spiegherà cosa significherà mai questo termine vista la condizione della pratica quotidiana) ed all’apertura al mercato, meglio mercantilismo, dei servizi di architettura.  Accade che poi qualcuno ci crede, investe e si organizza per prendere non 200 incarichi, ma 400 senza che nessuno possa dirgli nulla visto la natura del rapporto civilistico aperto, appunto, al 'libero mercato'».

La missivia è stata inviata anche al commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi ed è correlata di un documento redatto al termine dell'incontro tenutosi tra architetti e Fontana il 5 luglio scorso.

«Abbiamo subito atti monocratici, ed ancora sub judice», continuano gli architetti, «come l’accompagnamento della struttura Commissariale alla firma da parte dei Comuni del cratere delle Convenzioni con le Università per la redazione dei Piani di Ricostruzione senza tenere in minima considerazione cosa le rappresentanze professionali avessero da dire a riguardo. Sentir parlare di democrazia partecipata è alquanto fuori luogo dato il contesto e l’esperienza vissuta fino a questo momento».

«Se si ritiene che il processo possa essere portato avanti senza il contributo degli Architetti si proceda pure», dicono i professionisti, « siamo pronti a rispettare tutte le scadenze, i decreti e le ordinanze che la Struttura Commissariale porrà in essere (riservandosi il diritto di commentare i provvedimenti che si riterranno inadeguati). Se invece, alla luce del nuovo approccio avviato con l’annunciato metodo della democrazia partecipata e al di fuori della propaganda utilizzata come strumento di comunicazione, si intende collaborare fattivamente».

Tra le altre cose gli architetti propongono la ridefinizione di una politica di concertazione e di condivisione delle scelte per ottimizzare gli sforzi di tutti i componenti della “filiera della ricostruzione”, chiedono di monitorare lo stato di attuazione delle pratiche inerenti gli altri esiti di agibilità, la realizzazione di un questionario volto alla costituzione di un quadro tecnico-conoscitivo, rivolto ai tecnici iscritti nei rispettivi Ordini/Albi, per capire e programmare i flussi finanziari, le criticità delle fasi tecniche in rapporto agli esiti di agibilità, il riscontro delle eventuali difficoltà dovute alla impostazione ed elaborazione delle pratiche,

Si chiede inoltre la realizzazione di una banca dati sulle pratiche edilizie con la collaborazione delle Società convenzionate,» con lo scopo di avere un quadro esaustivo delle pratiche evase e concluse, ovvero di quelle in itinere e le eventuali criticità riscontrate».

22/07/2011 9.18