Consiglio straordinario sulla ricostruzione. Chiodi: «una occasione persa»

Alessandro Biancardi

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Consiglio straordinario sulla ricostruzione. Chiodi: «una occasione persa»
L'AQUILA. Il consiglio comunale si è riunito ieri a palazzo dell’Emiciclo in seduta straordinaria per discutere sulle problematiche connesse alla ricostruzione.*LA SCHEDA: 27 MESI DOPO SPESI 1.6 MILIARDI DI EURO

Presenti alla riunione il commissario straordinario alla Ricostruzione e presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi, il vice commissario Antonio Cicchetti, il vice commissario ai Ben Culturali Luciano Marchetti, il coordinatore della Struttura tecnica di Missione Gaetano Fontana, il provveditore alle Opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna Donato Carlea e il provveditore
alle Opere pubbliche per l’Abruzzo Giancarlo Santariga.
In apertura dei lavori è intervenuto il presidente del consiglio Carlo Benedetti. «Nell’ambito della ricostruzione pubblica – ha dichiarato il presidente – si viaggia a due velocità. In alcuni casi si procede speditamente mentre, purtroppo, vi sono dei ritardi. Come consiglio comunale della città capoluogo siamo ancora privi di un’aula consiliare. Auspico pertanto – ha proseguito Benedetti - uno spirito di collaborazione più intenso».

Il presidente ha poi stigmatizzato i recenti atti di contestazione contro il gonfalone della città dell’Aquila, «che – ha dichiarato ancora Benedetti – mi sento di difendere e di rappresentare. Bisogna portare avanti le istanze, ma sempre nel rispetto delle
istituzioni e della democrazia».

CIALENTE: «FASE DRAMMATICA»
«La riunione di oggi (ieri per chi legge, ndr) è stata utile - ha dichiarato il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente nel suo intervento conclusivo – tuttavia non credo si siano fatti passi avanti rispetto a quelli che sono i nodi veri. Bisogna fare chiarezza su alcune questioni. In questi anni c’è stata un’impostazione assolutamente commissariale, che vede al vertice una struttura cui, pochi giorni fa, si è aggiunto un ulteriore commissario anche per le macerie. Esiste, come dico da tempo, un problema di governance. È necessario che tutti i livelli della politica e tutta la cittadinanza ne abbiano consapevolezza. A questo punto o si stabilisce in sede normativa che le scelte le fanno i sindaci oppure è giusto che chi stabilisce le regole poi gestisca fino in fondo la materia, senza lasciare i Comuni nel ruolo di anelli terminali che rispondono, davanti ai cittadini, di scelte che non hanno
preso loro».
«Riparare le abitazioni in categoria E – ha proseguito Cialente – doveva essere la priorità assoluta, per riportare vita nei quartieri e consentire alle attività commerciali di ripartire. Non ci siamo riusciti perché non hanno stabilito delle regole certe. Ora però che le regole ci sono i ritardi sono inaccettabili e andrebbero sanzionati. Abbiamo stabilito le regole ma è tutto fermo, non si vede un cantiere e gli operai delle ditte edili sono in cassa integrazione. Qui si continuano a nominare commissari e consulenti ma la situazione è in una fase di drammatico stallo perché manca un quotidiano confronto tra le strutture commissariali e il Comune».

CHIODI: «OCCASIONE PERSA»

Il Consiglio comunale è stato definito una «occasione persa» dal presidente e commissario Gianni Chiodi. «Avrei voluto ascoltare idee e valutazioni ma mi è sembrata una occasione persa».
Il commissario ha parlato anche dei suoi rapporti con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, evidenziando come, aldilà di forzature mediatiche e sterili polemiche, si tratta di un rapporto tra due persone che hanno compiti istituzionali sia pure diversi in cui, può capitare che l’uno esprima giudizi anche critici sull’operato dell’altro. Non per questo bisogna ricercare a tutti i costi uno scontro armato che non esiste.
Tra i maggiori punti di difficoltà Chiodi ha messo sul tavolo  il ritardo con cui gli enti locali stanno procedendo alla ripianificazione del territorio colpito dal sisma e ha assicurato che a  breve si partirà con le E  e poi con la «sfida formidabile» dei centri storici.
Ha snocciolato ancora una serie di dati sui finanziamenti e traccia un bilancio su quello che è stato fatto a due anni dal terremoto: (la ricostruzione di 83 scuole, assistenza senza precedenti a più di 50mila persone; evitato  che l’università morisse; messi in sicurezza 1000 palazzi e chiese di cui il 90 per cento delle strutture vincolate o di pregio, nel centro storico dell’Aquila; aperti 17.000 cantieri nel cratere).

LA ZONA FRANCA

Chiodi ha confermato che l'iter della zona franca è «in fase di conclusione»: il governo sta predisponendo le risposte alle osservazioni formulate dalla UE, la quale ha già espresso complessivamente parere favorevole, quindi a breve potrà essere uno strumento operativo.
«Dobbiamo trasformare  questa città in una realtà con un forte dinamismo economico», ha insistito Chiodi, «affinchè resti il capoluogo di regione non solo per riconoscimento burocratico ma per la capacità di attrarre investimenti sul territorio. Perchè la ricostruzione sia percepibile  dovranno arrivare la zona franca e i cantieri per il centro ma è stato fatto un lavoro enorme fino ad oggi su tutta la parte normativa e sulla progettazione».

«E’ una sfida difficile – ha concluso il commissario - alla quale dobbiamo rispondere con coesione, abbandonando ogni strumentalizzazione di carattere politico, chiamando tutte le forze imprenditoriali, professionali, i cittadini e le parti politiche di ogni colore: io sono disponibile a raccogliere l’invito ad agire con spirito di collaborazione».

I PROBLEMI DEL COMMISSARIAMENTO

Ma se per Chiodi la questione «commissariamento sì, commissariamento no» non si pone dal comitato 3e32 si continua ad insistere e chiedere che la rinascita della città riparta da una ricostruzione condivisa e non calata dall'alto a suon di ordinanze.

«A L’Aquila non c’è lavoro e non c’è futuro, per i giovani semplicemente non ci sono prospettive», ripetono dal comitato. «I soldi per la ripresa socio-economica del cratere vengono sistematicamente dirottati altrove senza alcun imbarazzo. È il caso della sanità, della ferrovia, delle scuole e dell’università. La ricostruzione pesante è ferma nel centro de L’Aquila, in periferia e in tutti i centri del cratere. Non esiste un’idea per la città e il suo territorio, se non la sua triste devastazione. Molte famiglie e single, poveri e nuovi poveri di questa città sono senza casa e senza assistenza, vittime dell’arbitrio della Sge e lasciati soli di fronte al mercato, in cui i prezzi degli affitti lievitano senza controllo».

Dal 3e32 chiedono di fermare i «rimpalli di responsabilità tra commissari, vicecommisari, sindaci e amministratori conniventi, senza vedere la soluzione a nessuno dei problemi: macerie, ricostruzione edile, tasse, lavoro».

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LA SCHEDA: 27 MESI DOPO SPESI 1.6 MILIARDI DI EURO

Il Governo ha stanziato circa 14 miliardi per la ricostruzione in Abruzzo.

 Sono stati spesi fino a giugno 2011 circa 1 miliardo e 600 milioni di euro per:

 53 milioni di euro per il ristoro dei danni alle attività produttive

  • 97 milioni per il pagamento degli alberghi che hanno ospitato gli sfollati
  • 286 milioni di euro (di cui 234 per il solo Comune dell'Aquila) per le spese emergenziali dei Comuni colpiti.
  • Per la ricostruzione degli edifici privati, il Commissario ha trasferito 115 milioni di euro richiesti dai Comuni (circa 69 per L'Aquila).
  • Per il ripristino degli immobili pubblici sono stati trasferiti 32 milioni al Provveditorato interregionale alle opere pubbliche e 5 milioni all’Ater.
  • 644 i milioni spesi sulla iniziale disponibilità di 2 miliardi della Cassa depositi e prestiti.
  • Stanziati oltre 39 milioni di euro in favore dei Comuni del ''cratere'' per il ripristino delle sedi municipali e di altri edifici pubblici.

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