Tagli ai fondi, «ricostruzione rischia paralisi». Cialente:«il Comune uscirà da Sge»

Alessandro Biancardi

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Tagli ai fondi, «ricostruzione rischia paralisi». Cialente:«il Comune uscirà da Sge»
L’AQUILA. «Profonda preoccupazione» è stata espressa dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, per i tagli ai fondi contenuti nell’ultima ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri (la n. 3950).

Quei soldi garantivano la copertura finanziaria dei contratti di collaborazione  previsti dall’articolo 1, cioè quelli che consentivano degli «importanti interventi finalizzati al superamento dell’emergenza sisma».

«Il Ministero dell’Economia e delle Finanze – ha spiegato il Sindaco – avrebbe imposto una decurtazione degli stanziamenti per complessivi 2 milioni di euro per il Comune dell’Aquila, la Provincia dell’Aquila e i Comuni del cratere. Oltre a mettere a rischio dei posti di lavoro, tale situazione prelude alla paralisi dell’attività degli enti sul fronte dell’emergenza derivata dalla tragedia del terremoto, in particolare per i piccoli Comuni, che solo per pochi mesi potranno mantenere le figure professionali contrattualizzate per una collaborazione a tempo determinato».

Cialente ha affermato di aver chiesto fin da ieri delle spiegazioni su tali tagli.

«Mi si è detto – ha osservato – che questa imposizione del ministero dell’Economia al dipartimento della Protezione civile potrebbe essere nata da un colossale errore interpretativo delle varie norme che ormai, in modo ridondante e dissonante, ci vengono fatte piovere addosso sulle problematiche connesse al terremoto. Personalmente non so se si tratti di un errore o di una scelta politica, ma, in ogni caso, sottolineo ancora una volta che la conduzione del post terremoto è sempre più dilettantesca, confusa e preoccupante, priva di un disegno politico vero e certo, con conseguenze negative per chi è costretto ogni giorno ad applicare regole sbagliate in una situazione drammatica. E a pagarne le conseguenze sono i lavoratori e, in generale, i cittadini del territorio del cratere sismico».

Il sindaco del capoluogo d’Abruzzo ha anche affrontato la questione dei rapporti con la Struttura per la Gestione dell’emergenza.

«Ormai è diventato insopportabile il clima che si respira nell’ambito della Sge, in particolare per quanto attiene la funzione Assistenza alla popolazione, al cui interno continuano a operare validi dipendenti e collaboratori del Comune, costretti a operare scelte sulla scorta di norme e direttive penalizzanti per i terremotati. Basti pensare che tre giorni fa – ha aggiunto Cialente – abbiamo dovuto richiedere un incontro con il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico e da giorni le forze dell’ordine hanno dovuto vigilare sui map di Paganica da consegnare, per il rischio di occupazione da parte di altri disperati, dopo che si era creato un clima di tensione tra i senza casa di Paganica e dell’Aquila. Finalmente stamani, saltando tutti i passaggi burocratici possibili e accorciando i tempi, abbiano, come Comune, consegnato queste case. Si era però creata assurda, inconcepibile, frutto di decisioni assolutamente fuori luogo di Sge, con la quale, lo ribadisco, il Comune dell’Aquila non intende più avere nulla a che fare e dalla quale usciamo come ho già detto al Sottosegretario Gianni Letta. Il tutto, con atti che perfezioneremo nelle prossime ore. Ciò, proprio perché non intendiamo continuare a prestare il fianco a operazioni che danneggiano, anziché favorire, i nostri concittadini».

Cialente ha metto in risalto l’esistenza di «un clima quasi persecutorio, confuso, di continua emergenza, che stride notevolmente – ha detto ancora il sindaco – con le feste dotate di ricchi doni e cotillon che inondavano le televisioni italiane con le prime consegne delle case ai senza tetto da parte delle più alte cariche dello Stato. Oggi è deputata a pensare ai cittadini una struttura governativa, che si distingue anche per togliere i cibi precotti agli sfollati ospiti nella caserma Campomizzi».

«Tutto ciò – ha concluso Cialente – avviene nella città nella quale, finita la barzelletta dei piani di ricostruzione, le imprese edili di quello che avrebbe dovuto essere il più grande cantiere d’Europa hanno gli operai in cassa integrazione. Come aquilano, prima ancora che come sindaco, faccio appello al Governo e al Parlamento tutto, affinché, finendola con i problemi di visibilità personale e politica, si interroghino finalmente per capire cosa sta succedendo, in questi mesi, in questo povero territorio, così commissariato».

02/07/2011 13.46