? Legge popolare per L'Aquila, consegnate a Fini le 50 mila firme

Alessandro Biancardi

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ROMA. Fini ha ricevuto la delegazione e preso in consegna il plico con le firme raccolte negli ultimi mesi dagli aquilani.

Le 50 mila firme della proposta di legge d'iniziativa popolare sulla ricostruzione dell'Aquila e la prevenzione dei disastri ambientali in tutta Italia sono state portate in Parlamento dal Comitato promotore ricevuto nel pomeriggio di ieri dal presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, al quale sono stati consegnati simbolicamente alcuni moduli.

«Il presidente Fini - ha detto Francesca Fabiani, del comitato promotore - si è impegnato formalmente a far sì che la legge possa essere regolarmente messa in calendario e discussa in parlamento».

Nell' incontro con il presidente della Camera, durato più di un ora, il Comitato ha spiegato la legge e l'iter seguito. «Il presidente ha capito benissimo l'importanza e l'unicità di questa legge - ha continuato Fabiani -. Abbiamo seguito un doppio iter: oltre a scrivere la legge e a raccogliere le firme, contemporaneamente abbiamo trovato 220 parlamentari che hanno presentato la legge in Commissione Ambiente alla Camere e questo ci ha permesso di avere una doppia forza ed un'unicità».

Le firme sono state consegnate in undici scatoloni. «Abbiamo inoltre invitato Fini a venire all'Aquila - ha concluso la Fabiani - e il presidente si è detto molto vicino alla nostra città e ha detto che con la legge si dovranno dare certezze per il futuro dell'Aquila».

«Abbiamo iniziato il percorso di scrittura di questa legge un anno fa – ha poi ricordato Fabiani - e lo abbiamo fatto per necessità perché altrimenti l'Aquila muore. Lo stato purtroppo è assente, non ci sono soldi, non si ricostruisce, non c'é sostegno all'economia. Sono state fatte una settantina di ordinanze ma una blocca l'altra». Per Tonino De Paolis, anche lui membro del Comitato promotore, «le gestioni commissariali vanno bene per i primi 6-8 mesi, dopo serve una legge. Ora non vediamo futuro per i nostri giovani, l'economia è ferma. Il terremoto non è né di destra né di sinistra: è un dramma per tutti».

Il provvedimento prevede, tra le altre cose, l'istituzione di un contributo di solidarietà pari al 2 per cento del reddito imponibile ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche eccedente 100.000 euro che, secondo i calcoli del comitato promotore, porterebbe per le casse dello Stato 22-23 miliardi da spendere per la ricostruzione.

«Se non riparte L'Aquila non riparte l'Abruzzo», ha commentato il parlamentare dell'Ivd Augusto di Stanislao, tra i firmatari della proposta di legge.

Per Giovanni Lolli (Pd), «a L'Aquila non c'é un quadro normativo certo e le leggi per l'emergenza sono inefficaci. Il presidente Fini si è impegnato affinché questa legge faccia il suo iter e arrivi in aula: insomma, non si perderà come avviene per tante altre».

Nei primi sei articoli la gestione viene ricondotta a sindaci, presidenti di provincia e di regione, coordinati nel Comitato di gestione istituzionale. Altri articoli stabiliscono i criteri generali degli interventi di ricostruzione, la programmazione di altri interventi che si rendano necessari, le previsioni normative, la copertura finanziaria.

 10/06/2011 8.35