L'Aquila, prego attendere fuori, la Democrazia può aspettare

Alessandro Biancardi

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SMALTIAMO I COMMISSARI

SMALTIAMO I COMMISSARI

L’AQUILA. L’immagine più forte ed emblematica di quello che è accaduto ieri è la folla di cittadini che staziona fuori, davanti un cancello chiuso, mentre dentro i “governanti” decidono per loro.

E’ l’immagine più forte che accompagna il dolore e lo sdegno per come la democrazia sia stata terremotata dopo il 6 aprile. E’ la summa di quanto conti il cittadino nella città distrutta dal sisma e nel sistema di leggi democratiche. Ieri però le persone hanno fatto di più, sfondando il cordone di sicurezza che li teneva distanti dai loro rappresentanti eletti per dire la loro, protestare e chiedere chiarezza. Proteste che in 17 mesi sono state oscurate, strumentalizzate, sminuite ed etichettate.

Nello stesso momento in cui questo accadeva, davanti alle telecamere, per l’ennesima volta, il governatore e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, ascoltato dai pm nell’ambito di una inchiesta costola di quella della “cricca”, ripeteva ancora di essere l’uomo della trasparenza, del fare e si descriveva come un cinghiale braccato. Qualche giorno prima aveva ripetuto che la politica nell’ambito del terremoto non ha proprio nulla da rimproverarsi. Evidentemente c’è gente che non la pensa così. E sono molti.



Chiodi ed il suo Pdl macinano dichiarazioni su dichiarazioni, rassicuranti e discolpanti, ma poi i fatti sono che ad essere nominato vicecommissario è una persona già condannata per culpa in vigilando nell’ambito di una delle stagioni più contestate della Perdonanza aquilana che ha prodotto inchieste giudiziarie e ammanchi nelle casse pubbliche.

Antonio Cicchetti sembra essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, nemmeno quelle terribili telefonate e risate intercettate il 6 aprile degli imprenditori con l’acquolina in bocca avevano scatenato tanto.

I comitati e la gente comune non gradiscono e non capiscono quali siano le ragioni –dopo gli scandali e le cricche- di nominare una persona già condannata, come se non ce ne fossero altre. Le voci ed i malumori serpeggiano e si parla di Cicchetti come “uomo forte” e vicino ai poteri che contano, voce che pare confermata dalla fermezza con la quale il suo nome è stato accolto a destra e pure a sinistra (Cialente, Pd, non ha mai detto nulla contro la sua nomina…).

C’è gente che protesta e vuole essere ascoltata ma il centrodestra ieri ha perso questa occasione ed ha abbandonato l’aula. «E' stata una violenza contro le istituzioni», è stato detto dopo “l’invasione” dell’aula e le urla, in quel contesto ovviamente non si poteva continuare il consiglio regionale, ma questa è sembrata più una reazione che la causa. La causa principale forse è da ritrovare in quei cancelli chiusi in faccia ai terremotati.

 



 

E che non ci sia assolutamente voglia di ascoltare proteste che pare siano ancora legittime lo si capisce ancora una volta dalle dichiarazioni del Pdl che parla di «inaudita violenza», «di squadrismo» e «di centri solciali» ancora una volta scegliendo la trita tecnica dialettica del “buttiamola in politica”.

Quella che sale sembra l’insofferenza della gente che non tollera più altri scippi di democrazia.

Intanto anche Cialente abbozza una protesta: «se le cose continueranno a essere così poco chiare, mi dimetterò da vice commissario alla ricostruzione», ha detto ieri sera. L'assemblea si è poi sciolta alle 21, dopo quasi sei ore.