L’Aquila, dopo 783 giorni città ancora off limits: ennesima manifestazione di protesta

Alessandro Biancardi

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L’Aquila, dopo 783 giorni città ancora off limits: ennesima manifestazione di protesta
I VIDEO. L’AQUILA. Non se ne può più della zona rossa. Non se ne può più delle macerie ancora per strada e dei proclami. La ricostruzione leggera stenta ancora ed i cittadini vorrebbero sapere perché.

Ieri alcuni aquilani hanno voluto cambiare il nome ''zona rossa'' con “nero verde” cioè i colori della città. Una azione simbolica per sottolineare la necessità che la zona off limits, ovvero il centro storico, torni al più presto alla gente.

Nel video della professoressa Giusi Pitari, attivista della prima ora e documentata critica della ricostruzione, filma le strade ancora chiuse a più di due anni dal sisma. «Vorremmo sapere perché?», si domanda.

E il perchè è probabilmente racchiuso nelle affermazioni dei giorni scorsi dell'assessore comunale all'Ambiente, Alfredo Moroni, che ha parlato, sul ''caso macerie'' di «un altro pasticcio del governo che allunga ulteriormente i tempi di rimozione dei calcinacci e crea ulteriore confusione».

E il riferimento è all’ordinanza 3940, abrogata un giorno dopo la sua pubblicazione perchè non ha superato i problemi determinati dalla ormai famigerata ordinanza 3923, del febbraio scorso, che obbliga tutte le ditte che lavorano nella ricostruzione a utilizzare, per il trasporto degli inerti, il personale dei Vigili del Fuoco, dell’Esercito e dell’Asm.

Il nuovo provvedimento, dunque, non consentiva di fatto alle imprese di trasportare e conferire i materiali di risulta.

E se da un lato ci sono le macerie ancora ferme lì da quasi 26 mesi anche la ricostruzione pesante stenta a decollare.

LE SCUOLE

In queste settimane il presidente e commissario Gianni Chiodi sta puntando tutto sul programma straordinario di intervento per la messa a norme delle scuole.

Agli edifici scolastici saranno destinati 221 milioni di euro (per 213 scuole in 102 comuni). Soldi importantissimi che consentiranno di mettere in sicurezza gli istituti dove i giovani aquilani si formano e trascorrono gran parte della loro giornata. Una cifra talmente elevata (in media quasi 2 milioni a edificio) che fa comprendere probabilmente tutte le carenze strutturali in una città risaputamente a rischio sismico.

 Subito dopo il terremoto del 6 aprile, il Governo ha messo a disposizione del Commissario Delegato la somma complessiva di oltre 226 milioni di euro.

I primi 30 milioni sono stati utilizzati per consentire ad oltre 17 mila studenti del cratere il ritorno nelle loro aule in tempo per l’anno scolastico che sarebbe ricominciato nell’autunno del 2009, solo 6 mesi dopo l’evento sismico.

«Oggi», ammette Chiodi, «con uno sforzo finanziario complessivo di 221 milioni di euro – che non ha pari nella storia della nostra Regione  –  ci poniamo l’obiettivo di dare la giusta sicurezza ai ragazzi che frequentano le scuole e alle loro famiglie».

GLI EDIFICI PUBBLICI

Ma il commissario alla ricostruzione ha anche annunciato che sul fronte degli edifici pubblici sta per partire il 2° piano stralcio, che prevede interventi per altri edifici pubblici, oltre i primi 27 edifici per i quali, in taluni casi, i lavori sono in fase di ultimazione, per altri, sono stati aperti i cantieri e, per altri ancora, si è nelle fasi di aggiudicazione: «tra qualche mese avremo impegnato tutti i 407 milioni di euro disponibili», assicura.

Nelle contabilità speciali sono stati accreditati sino ad oggi circa 1,236 miliardi di euro e precisamente: 726 milioni di euro per la ricostruzione degli edifici pubblici e privati; 510 milioni per il proseguimento delle attività emergenziali. A questi vanno ad aggiungersi i 2 miliardi – «immediatamente disponibili» – per i finanziamenti (a fondo perduto) per la ricostruzione privata.

 Per la ricostruzione sono stati spesi sino ad oggi 779 milioni, mentre per l’emergenza 454 milioni.

Per gli edifici di edilizia popolare, gestiti dall’Ater dell’Aquila sono stati impegnati circa 17 milioni di euro, fa sapere Chiodi, riconsegnati 113 appartamenti tra pubblici e privati. «Entro il 31 dicembre 2011 verranno completati tutti gli appalti» mentre «nei prossimi giorni riconsegneremo 20 appartamenti». 

 La ricostruzione degli edifici privati fuori i centri storici, con danni lievi e medi, le cosiddette A, B e C, «è in fase di conclusione», ha garantito Chiodi. «Oltre 11 mila cantieri sono in fase avanzatissima, ovvero già conclusi».

 Il 30 giugno prossimo, dopo aver rimosso ogni ostacolo tecnico e giuridico, scade il termine di presentazione dei progetti relativi agli immobili E fuori i centri storici. «Ci attendiamo una accelerazione definitiva, che porti entro pochi mesi all’avvio dei cantieri anche per questa tipologia di immobili».

 Per i centri storici, bisogna preliminarmente definire i Piani di ricostruzione, strumento previsto dalla legge e di competenza dei sindaci.

Solo quando anche il centro storico uscirà fuori dall'immobilismo che regna da due anni forse gli aquilani più inquieti cominceranno a sperare in un futuro migliore per la città.

30/05/2011 8.37