Processo crolli, il teste dell'accusa «calcestruzzo depotenziato e errori umani»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. I consulenti della Procura sono certi: gli edifici crollati il 6 aprile erano stati progettati e costruiti male.

Una verità già emersa nei mesi scorsi ma che è stata ripetuta anche ieri in sede di processo.

Ieri mattina il docente universitario e ingegnere, Antonello Salvatori, ha spiegato che tra gli elementi determinanti dei crolli ci sarebbero stati proprio la qualità scedente del calcestruzzo depotenziato, errori di progettazione e calcolo. Errori che sarebbero stati riscontrati soprattutto nella parte riguardante la sistemazione dei telai non sistemati nelle direzioni cardinali che avrebbero dovuto "reggere" ad un eventuale sisma.

Salvatori negli ultimi due anni, insieme al collega Francesco Benedettini ha coordinato la squadra di 30 consulenti della Procura, messi in campo fin dai primi giorni dal Procuratore capo della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini e dal sostituo Fabio Picuti, che hanno coordinato la maxi-inchiesta sui crolli per il terremoto degli edifici pubblici e privati: 220 in tutto.

E la sua testimonianza pesa non poco. Ieri il docente ha testimoniato nell'ambito del filone d'inchiesta sulla palazzina che prima sorgeva in via generale Francesco Rossi, vicino l'ex Inam, in cui sono morte 17 persone per le quali sono imputate tre persone: gli ingegneri aquilani Diego De Angelis, che fu direttore dei lavori e amministratore del condominio, e Davide De Angelis, collaudatore, oltre al titolare dell'impresa che 12 anni fa fece i lavori di restauro, Angelo Esposito. 
   Salvatori, chiamato come teste dell'accusa, prima di affrontare il "caso" del singolo edificio crollato, ha parlato di quei fattori che hanno accomunato il crollo di diversi edifici all'Aquila, a causa del terremoto di due anni fa.

«Il primo aspetto - ha detto Salvatori - quello che molti degli edifici che abbiamo analizzato hanno avuto lo stesso progettista. Altro aspetto la qualità del calcestruzzo scadente anche in relazione alle normative vigenti all'epoca, per non dire della mancata sistemazione di particolari telai che avrebbero dovuto attutire un terremoto; telai che al contrario abbiamo scoperto ne erano stati sistemati in una sola direzione. Dal punto di vista del terreno - ha detto ancora l'esperto - posso dire che sostanzialemnte il terreno aquilano è piuttosto omogeneo e ricco di brecce, di brecce aquilane che hanno una buona resistenza sismica».

Sempre Salvatori a supporto delle proprie tesi, ovvero che il terremoto non c'entra nulla con il collasso degli edifici, ha portato l'esempio della palazzina "gemella" ubicata a fianco a quella che ospitava la Casa dello Studente: «L'edificio che dista pochi metri da quello collassato - ha detto l'sperto - è rimasto in piedi perchè il progettista non solo è diverso ma perchè tutte le normative in vigore erano state seguite alla lettera. Non è un caso se meno dell'uno per cento degli edifici realizzati in cemento sono crolalti, cio' significa che il terremoto non c'entra nulla».

24/05/2011 12.57