Diffida e proteste sull’appalto per la bonifica della frana del Chiarino

Alessandro Biancardi

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Diffida e proteste sull’appalto per la bonifica della frana del Chiarino
L’AQUILA. Su quale base il Comune de L’Aquila ha invitato le cinque ditte a partecipare alla gara ristretta per la bonifica della frana del Chiarino?

E’ questa la semplice domanda che la Confindustria oggi è ritornata a rinnovare dopo che nei giorni scorsi anche l’Ance Abruzzo aveva inoltrato all’amministrazione Cialente.

Di risposte per ora non ne sono arrivate ma forse la questione non è di secondaria importanza perchè, come è noto, per la ricostruzione si sta procedendo a migliaia di appalti di piccola, media e grande entità. In questo caso le organizzazioni che raggruppano le imprese abruzzesi contestano l’operato del Comune che mancherebbe di trasparenza e soprattutto minerebbe la concorrenza che dovrebbe essere libera tra le imprese dell’intero territorio.

Invece dopo due anni dal terremoto e già migliaia di appalti affidati il «metodo» non risulta ancora chiaro. Perché dunque per questo appalto sono state invitate solo ditte di Brescia, Belluno, Bolzano, Genova e Trento?

Non solo, ma far lavorare ditte non abruzzesi significa anche spostare la ricchezza fuori della nostra regione con l’ulteriore ripercussione di impoverire sempre più l’Aquilano.

Il vice presidente di Confindustria Abruzzo, Paolo Primavera, è dunque chiaro: «sulla ricostruzione nei territori colpiti dal sisma troppe incertezze e lentezze, poca trasparenza e scarsa attenzione all’economia del territorio. Deve essere riavviato un dialogo tra enti competenti e imprese per l’avvio di un rapido piano di ricostruzione che veda le imprese abruzzesi protagoniste della rinascita».

Così si gira sempre intorno al solito problema della mancata trasparenza che impedisce il controllo diffuso dei cittadini e dei comitati. Eppure sulla bonifica della frana del Chiarino si parla di un appalto di 891.000 euro. Un lavoro così specifico o particolare che nessuna altra impresa abruzzese poteva essere in grado di svolgere?

«Da tempo, come Confindustria regionale», aggiunge Primavera, «evidenziamo le anomalie incomprensibili che, dopo la prima positiva fase di gestione dell’emergenza, stanno accompagnando la ricostruzione a L’Aquila e negli altri territori interessati. Anomalie che oltre a determinare lentezze e lungaggini che impediscono la rinascita di quelle aree, tendono incomprensibilmente ad escludere le imprese regionali, motore dello sviluppo e quindi della ripresa economica dei territori colpiti, dalle gare di appalto e dall’aggiudicazione dei lavori. E’ una situazione insostenibile e incomprensibile da parte delle Amministrazioni locali, e in particolare del comune di L’Aquila, che invece di sostenere le imprese, l’occupazione e l’economia locale seleziona imprese esterne alla regione per l’aggiudicazione dei lavori. Sia chiaro - prosegue il numero due di Confindustria Abruzzo – che non si chiede assolutamente che possano essere solo le imprese regionali a partecipare agli appalti, anche se sarebbe auspicabile, ma il rispetto delle regole e della trasparenza nel rispetto dei principi della libera concorrenza imposta dall’UE. Il paradosso è che siano proprio le imprese regionali ad essere escluse dalla partecipazione ai bandi, pur essendo dotate di capacità e competenze tecniche ampiamente sufficienti e collaudate per poter svolgere i lavori richiesti».

Una questione importante da chiarire più per il metodo che altro.

Di fronte a tutto ciò Confindustria Abruzzo si dice intenzionata a porre in essere qualsiasi atto o iniziativa utile affinchè tali situazioni non si ripetano e, contestualmente, a fare chiarezza sugli atti e sulle procedure di appalto messe in atto dalle amministrazioni locali, «diffidando le stesse a perseverare in atteggiamenti e comportanti incomprensibili fino ad essere catalogabili come ostili alle imprese e all’economia regionale».

«Già da tempo l'Ance», aveva detto l’associazione dei costruttori, «ha chiesto chiarimenti sulle procedure e sulle scelte. Alla totale indifferenza e' seguita una richiesta di accesso agli atti ed una diffida legale. L'ultima strada sarà quella del ricorso al Tar per compensare una palese ed ingiustificata discriminazione. Ci sono infatti molte imprese locali certificate - prosegue l'associazione - che hanno eseguito lavori per importi e complessità tecniche di gran lunga superiori. Le ditte, che lo scorso 31 marzo con una lettera sono state contattate per fornire il preventivo di offerta sono, chissà perchè, di Brescia, Belluno, Bolzano, Genova e Trento».

23/05/2011 11.54