Cialente e "Il Castello": la querela, il pasticcio e le indagini della procura

Alessandro Biancardi

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Cialente e "Il Castello": la querela, il pasticcio e le indagini della procura
UNA QUERELA INSIDIOSA. L'AQUILA. Il pm David Mancini della Procura de L'Aquila ha chiesto l'archiviazione per i giornalisti di Repubblica, Libero e Il Giornale. Il 31 maggio ci sarà l'udienza davanti al gup che dovrà decidere.

I tre quotidiani avevano raccontato tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, in diversi articoli, che il sindaco Massimo Cialente, dopo il sisma, alloggiava insieme alla sua famiglia (circa 30 parenti) in un resort di lusso di Tortoreto, sulla costa teramana. Standard abitativo decisamente più elevato rispetto a tanti sfollati: «una villetta da 400mila euro di 110metri quadrati, su due livelli, tre camere, salone, doppi servizi, tv al plasma, aria condizionata, garage, giardino panoramico vista mare, piscina con idromassaggio».

I quotidiani avevano anche raccontato che il sindaco aveva affidato lavori in deroga alla generale normativa vigente proprio in favore di taluni soggetti costruttori o proprietari di quelle residenze presso le quali soggiornavano i suoi parenti.

Il primo cittadino sporse querela e replicò che viveva da mesi in una roulotte senza mai spostarsi dal capolugo martoriato post sisma. Dopo le indagini del caso il pubblico ministero aquilano, lo scorso novembre, ha chiesto l'archiviazione per i giornalisti e ha scoperto anche dell'altro.

A decidere sul da farsi sarà il gup nel corso dell'udienza del prossimo 31 maggio. La polizia giudiziaria ha identificato tutti i familiari di Cialente che hanno alloggiato presso quel resort di lusso, e scoperto che la struttura ha chiesto il rimborso giornaliero allo Stato - per tre mesi – anche per la presenza del sindaco. Considerandolo come sfollato che alloggiava lì.

Invece era l'unico della famiglia che alloggiava altrove...  era effettivamente a L'Aquila in una roulette come ilrpimo cittadino ha più volte affermato pubblicamente.

«NON C'È DIFFAMAZIONE»

Scrive il pm nella richiesta di archiviazione commentando il lavoro dei giornalisti delle tre testate: «si tratta, in buona sostanza di un caso classico di critica politica che, come tale, si inserisce all'interno del delicato bilanciamento di interessi tra libertà di manifestazione del pensiero (e anche di stampa) e diritto all'onore».

La polizia giudiziaria si è poi messa al lavoro per appurare se i fatti scritti negli articoli fossero veri. «E' fuor di dubbio», sottolinea Mancini, «che i temi trattati siano di interesse pubblico. E' altrettanto evidente che negli articoli, al di là di alcuni ragionamenti iperbolici, non si rilevano toni incontinenti e oggettivamente diffamatori».

GLI ACCERTAMENTI DELLA POLIZIA: 6 FATTURE ED UN TESTIMONE

La polizia giudiziaria ha accertato che dall'8 aprile 2009 (due giorni dopo il terremoto) al 25 maggio 2009 il sindaco risulta aver alloggiato presso un camping a Roseto degli Abruzzi. Tre in totale le fatture ritrovate a nome del sindaco e della sua famiglia. Ma dal 25 maggio al 4 ottobre Cialente si sposta nella struttura di lusso a Tortoreto. A confermarlo il titolare ma anche 6 fatture. «Entrambe le strutture ricettive hanno fatturato la presenza quotidiana di Massimo Cialente e dei suoi familiari», scrive il pm, ma i titolari hanno confermato alla polizia giudiziaria di non aver mai materialmente controllato la presenza effettiva degli ospiti.

«Il primo cittadino», scrive il pm, «avrebbe dovuto comunicare i giorni della sua effettiva presenza anche se lo stesso (il sindaco ndr) poteva non sapere che le strutture fatturavano anche per lui, oltre che per la sua famiglia». Quindi ricapitolando: Cialente nel resort di lusso non c'era, i proprietari non controllavano se ci fosse realmente ma fatturavano comunque la sua presenza. Fatture che poi erano presentate alla protezione civile per i rimborsi. Il sindaco, invece, secondo quanto ipotizzato dalla procura aquilana era all'oscuro di tutto.

LE SOMME DEI RIMBORSI POI RESTITUITE

«A onor del vero», insiste Mancini, «i gestori non potevano non sapere che il primo cittadino si trovasse a L'Aquila e non a Tortoreto, vista la presenza quotidiana dello stesso sui mass media, ragion per cui non avrebbero dovuto fatturare».

La stessa polizia ha poi scoperto che il gestore del Castello ha restituito somme di denaro «erroneamente percepite» per alcune presenze dal 15 maggio al 30 novembre, senza però specificare se si riferissero alla persona del sindaco né quando la restituzione è stata fatta se prima o dopo gli articoli di giornale.

Anche il camping di Roseto ha restituito alcune somme di denaro (non si specifica quanto e quando) dal 16 maggio al 31 maggio senza chiarire a quale personaggio facessero riferimento.

I LAVORI IN DEROGA AFFIDATI AI PROPRIETARI DEL RESIDENCE

Sull'accertamento della veridicità di lavori affidati in deroga agli stessi proprietari delle strutture ricettive presso cui il sindaco era alloggiato il pm scrive: «è vero che i proprietari del residence di Tortoreto hanno ricevuto affidamenti di lavoro in deroga seppur in ciò non è rilevabile alcuna violazione in capo al sindaco o in capo a terzi.

«Si possono profilare», continua il pm, «dibattiti in tema di opportunità, compatibilità, soluzioni amministrative ma trattasi di considerazioni attinenti alla politica, dal versante degli amministratori, in ordine ai quali è ammissibile la critica politica dal versante dei giornalisti. Non sono questioni che riguardano il giudice penale al quale è affidato il compito di verificare che nei casi concreti non vi sia un travalicamento del diritto di critica, che non pare esistente in concreto».

Alessandra Lotti  21/05/2011 15.38