Inchiesta grandi appalti, c'è accelerazione. Rossini: «io fuori da tritacarne mediatico»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Saranno ascoltati nei prossimi giorni come «persone informate dei fatti» il commissario alla ricostruzione Gianni Chiodi e il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.

Il procuratore dell'Aquila, Alfredo Rossini, è tornato a ribadire la posizione dei due dopo le voci dei giorni scorsi di imminenti arresti nell'ambito delle indagini sulla ricostruzione. Se il governatore abruzzese si è detto «sconcertato» per la vicenda, Rossini cerca di gettare acqua sul fuoco: «voglio essere fuori dal cosiddetto tritacarne mediatico, non ci interessa, facciamo le indagini di nostra competenza e basta».

«Noi lavoriamo secondo le norma vigenti - ha continuato Rossini -. Quella che sta avvenendo è una cosa davvero strana che ha attivato situazioni non vere del tutto fuoriluogo». «Non mi risulta che Bertolaso abbia commesso reati - ha spiegato passando al capo della Protezione Civile - Se dovesse essere ascoltato lo sarebbe come persona informata sui fatti».

Bertolaso è stato convocato dalla procura distrettuale antimafia per essere ascoltato come persona informata sui fatti nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per il G8 e per la ricostruzione, ma il procuratore distrettuale, Alfredo Rossini, non conferma né smentisce, questo per mantenere il più stretto riserbo sull'operazione e probabilmente nel tentativo di diradare ogni dubbio sulle informazioni che escono dalla Procura.

Intanto sembra certa l'accelerazione dell'inchiesta: si stanno vivendo giornate molto intense negli uffici degli inquirenti, tesa a dare nuovo vigore a un'indagine che è costola di quella della Procura di Firenze che ha portato all'arresto, tra gli altri, del presidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, Angelo Balducci, dell'imprenditore Diego Anemone, e al coinvolgimento dello stesso Bertolaso. Si è appreso ieri che anche Riccardo Fusi, titolare della Btp che fa parte del Consorzio Federico II è indagato anche a L’Aquila.

Alla Procura dell'Aquila sono arrivati nuovi documenti, in particolare le risultanze delle indagini dei Ros. L'inchiesta ruota intorno al Consorzio Federico II, costituito all'Aquila dopo il terremoto da tre imprese di costruzioni aquilane (oltre alla famiglia Barattelli, Vittorini-Marinelli ed Equizi) e dalla Btp per prendere appalti nell'emergenza e nella ricostruzione. Secondo l'accusa gli imprenditori avrebbero vinto le gare in somma urgenza e cercato di accaparrarsi altre commesse grazie all'amicizia con alcuni politici di rilievo nazionale.

In particolare la Procura distrettuale antimafia, in collaborazione con quella Nazionale, che ha distaccato all'Aquila il sostituto Olga Capasso, tende ad approfondire procedure e costi dei lavori nella caserma "Campomizzi", appalto vinto da Marinelli&Equizi, e subappaltato per una parte alla famiglia Barattelli, e di quelli sulla realizzazione del Musp della scuola media Carducci. In quest'ultima occasione i magistrati vogliono far luce sull'iter: all'appalto comunitario ha risposto l'associazione temporanea d'impresa costituita dalla capofila Cmb di Martinsicuro e dalle imprese Vittorini Emidio e Btp.

Dopo l'aggiudicazione per un importo di circa 7 milioni di euro, l'Ati ha coinvolto in regime di subappalto la famiglia Barattelli e l'impresa Marinelli. In sostanza, hanno lavorato individualmente le quattro imprese del Consorzio Federico II, consorzio che è in fase di scioglimento.

Nell'inchiesta sono indagati uno dei coordinatori nazionali del Pdl, Denis Verdini, il 42enne imprenditore aquilano, Ettore Barattelli, e Riccardo Fusi, presidente del Consorzio Federico II e presidente dimissionario dell'impresa di costruzioni Btp, socio dello stesso consorzio. Nell'inchiesta della magistratura aquilana sono ipotizzati vari reati, diversi da indagato a indagato, tra i quali corruzione e abuso d'ufficio.

18/09/2010 9.42