Da sette giorni senza cibo: la protesta di Antonio per riottenere la residenza a L’Aquila

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Antonio non mangia da sette giorni. E nonostante questo ha ancora la forza, la caparbietà e la tenacia di gridare la sua protesta.

Cocciuto come un buon abruzzese. Anzi, un buon aquilano, perché Antonio è de L’Aquila, e a L’Aquila vuole la sua residenza. Proprio per questo sta lottando, proprio per questo ha deciso di rinunciare alle tagliatelle che ama tanto.

Antonio una casa ce l’ha e chiede solo di poterci tornare a vivere, e di godere di tutti i diritti di cui gode un residente. Ma la sua casa è classificata E, cioè tra quelle danneggiate più gravemente, per le quali la ricostruzione è ancora lontana.

Per questo ad Antonio non vogliono dare la residenza, e Antonio continua ad essere un cittadino invisibile in una città fantasma.

Ma invisibile proprio non vuole esserlo, e per questo ha intrapreso la sua protesta. In tanti lo stanno seguendo, tramite la sua pagina Facebook  o con blog e interviste.

Antonio chiede solo di poter godere di un diritto sancito dalla Costituzione, e dei benefici ad esso connessi. Chiede di avere un medico e adeguate cure, perché soffre di ipertensione arteriosa e non può permettersi di non avere un medico curante nella città dove vive.

L’unica sua colpa è che non era a L’Aquila quando c’è stato il terremoto. Era a Perugia per lavoro, e per motivi di lavoro qualche mese prima del sisma aveva dovuto spostare la residenza a Como. Ma poi le cose sono andate male, ha perso il lavoro in Umbria e per questo è tornato nella sua città, dove c’è la sua famiglia, ci sono i suoi amici e c’è la sua casa. Insomma, c’è la sua vita.

Ma alla richiesta di residenza il Comune de L'Aquila gli ha risposto che per i due anni successivi al sisma non avrebbe concesso la residenza a nessuno.

La casa di famiglia è classificata E, quindi inagibile, la sorella ha il divieto di ospitarlo in quanto vive in comodato d'uso nel piano case. Per qualche tempo è stato ospite di diversi amici e da otto mesi vive in una roulotte posizionata a CaseMatte, nell'ex-manicomio della città.

In questi due anni si è battuto con i propri concittadini, è sempre stato in prima fila nelle manifestazioni per la città ed è stato determinate per la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare per L'Aquila.

Ma della residenza neanche a parlarne. Qualche giorno fa è ricorso il triste secondo anniversario del terremoto, così Antonio è tornato in Comune, sicuro che non ci sarebbero più stati ostacoli alla sua residenza. E invece no: i burocrati non accettano una roulotte come domicilio, quindi niente residenza.





Oltre al danno la beffa, ha pensato l'uomo, che ha deciso di intraprendere la sua forma di protesta.

«La vita la sto rischiando uguale con lo sciopero della fame», racconta parlando della sua storia, dell’impossibilità di vivere in una casa considerata pericolosa e, dall’altro lato, dell’impossibilità ‘burocratica’ di considerare la sua roulotte una casa. Come se otto mesi passati lì a dormire, mangiare, leggere e scrivere non fossero vita. Una vita certo non confortevole e comoda, ma sempre vita.

Ma Antonio non lotta soltanto per se stesso, lotta per tutti gli invisibili della città fantasma.

Forse avrà pensato che, visto che è considerato un invisibile, forse sarà il caso che anche il suo corpo, un po’ paffutello, diventi tale.

19/04/11 11.08

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