TANGENTI E RICOSTRUZIONE

Teatro Comunale L’Aquila, lavori fatti male e procedura irregolare?

La procura invita il Comune a ricontrollare le carte ma fino ad ora nessuno si era accorto di nulla

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Teatro comunale de L'Aquila

Teatro comunale de L'Aquila


L’AQUILA. Il dato incontrovertibile è che nessuno degli enti preposti al controllo si era accorto di nulla, degli intrecci, dei parenti, delle anomalie, dei documenti cambiati per vincere gli appalti, delle continue varianti per recuperare i ribassi. Nessuno si era accorto nemmeno che alcune procedure non sarebbero state rispettate mettendo a rischio le opere pubbliche costruite o da costruire. Come dire: dobbiamo ricostruire edifici costruiti male e per questo crollati ricostruendoli magari anche peggio così al prossimo terremoto...

La procura che ha avuto certamente un “osservatorio” particolare ha più di un sospetto: ci siano molte cose che non vanno nei 12 cantieri attenzionati ed eterodiretti verso ditte specifiche causa corruzione e per questo gli stessi magistrati avrebbero persino scritto al Comune de L’Aquila di ricontrollare bene tutta la procedura e le carte che riguardano l’appalto del Teatro Comunale perchè qualcosa mancherebbe: ad esempio una relazione geologica o i controlli antisismici. “Siamo proprio certi che i lavori siano stati fatti a regola d’arte?” chiede la procura.

Insomma mentre i costi aumentavano la cura per i lavori no e c’è da capire bene perchè.

  

«Visto che non si sa mai, che quando ci si mette il diavolo poi... Metti che succede qualche cosa, un'altra scossa, e cade un pezzo o una muratura di quelle, la responsabilità di chi è?».

E’ questa frase intercettata che fa accendere un faro abbagliante della procura sui lavori del martoriato teatro comunale, prima devastato dal terremoto e poi dalla burocrazia incapace, lenta, inconcludente ed ora si sospetta corrotta.

L’inchiesta dei carabinieri è stata denominata con efficacia "L'importante è partecipare" e per ora ha portato 10 arrestati ai domiciliari e 5 interdizioni dal lavoro. Sono complessivamente 35 le persone finite sotto indagine, tra dipendenti pubblici, imprenditori e professionisti abruzzesi, campani, pugliesi e marchigiani. Molti sono del Mibact, il ministero dei beni culturali con base in Abruzzo.

Sulla base delle tesi accusatorie, interrogativi del tipo «se cade qualcosa di chi è la colpa», erano dovuti a lavori svolti «senza un sopralluogo preliminare, senza le verifiche antisismiche e senza che gli atti fossero stati mandati al Genio civile per la verifica», e questo a dispetto di costi sempre più gonfiati, da 5 a 13 milioni di euro circa.

Frasi che destano «allarme sociale e soprattutto allarme negli accordi corruttivi esistenti tra le ditte e i funzionari», secondo il giudice Giuseppe Romano Gargarella.

Tra i protagonisti di questo capitolo Lionello Piccinini, geometra dipendente del segretariato generale del Mibact e responsabile unico del procedimento di questa commessa, Leonardo Santoro, geometra della cooperativa l"Internazionale di Altamura (bari) che svolge a tutt'oggi i lavori, e Antonio Zavarella, presidente della commissione di collaudo. «Emerge dagli atti - scrive il giudice - che Zavarella avesse avuto l'incarico grazie a Piccinini; emerge anche con chiarezza che la ditta, al momento del sopralluogo aveva iniziato i lavori di scavo della platea e prima di quel momento sia lui che la sua squadra non avevano effettuato neppure un sopralluogo».


LAVORI A REGOLA D'ARTE?

Eppure l'edificio è rimasto «fortemente danneggiato dal sisma del 2009 e destinato a ricevere numerose persone alla sua restituzione», rimarca Gargarella. In un dialogo Santoro ricorda che, dopo una serie di trasferimenti di carico sulla struttura, secondo uno dei collaudatori, l'ingegnere Carlo Grande, non indagato, «dovevamo chiamare un laboratorio e mettere un sistema di monitoraggio per vedere se c'erano dei cedimenti e ci dice perché non lo avete monitorato?».

Si riscontra, inoltre, l'assenza di una relazione geologica: «Tu sai che non mi hai mai dato una copia di quella relazione? Dice che te l'ha consegnata il geologo», obietta Santoro a Piccinini.

Ancora, manca la verifica sismica «e se noi per tutelarci facciamo fare una perizia giurata a un ingegnere sullo stato di fatto delle murature?», ipotizza ancora Piccinini come contromisura.

Infine, l'ipotesi di installare dei climatizzatori nei palchetti senza controsoffitti ma nelle murature, «impossibile» per il progettista della Internazionale Domenico Pazienza, indagato e interdetto per 2 mesi dal lavoro.

«Dovremmo andare a bucare una muratura a ferro di cavallo in più punti, è un gran casino - obietta il tecnico - Sottoporresti le murature del teatro a uno stress incredibile, mo' dopo che hai fatto il consolidamento andiamo a sfasciare di nuovo…».

«La ditta si è posta un problema di stress della struttura e di valutazione del rischio che la soprintendenza non si era posta, pur di ottenere la variante in corso d'opera», conclude il giudice.


LUCIANO MARCHETTI

I primi incarichi tecnici ai progettisti del recupero furono dati otto anni fa dal vice commissario per i beni culturali Luciano Marchetti, con il progetto che fu consegnato con ritardo.

Ad inizio 2014 trapelarono indiscrezioni sulla aggiudicazione dell’appalto, senza mai conferma ufficiali, avvenuto a beneficio della  MBF di Arezzo aggiudicandosi lavori per circa 8milioni di euro per il restauro del Teatro Comunale dell’Aquila.

Il titolare dell’impresa vincitrice era l’ex patron dell’Arezzo Calcio, Pietro Mancini che in Ati con la Cobar Spa, si sarebbe aggiudicato i lavori di restauro del Teatro Comunale dell’Aquila «con un ribasso d’asta molto consistente», sottolineò L’Editoriale di Beppe Vespa che espresse perplessità.

 

Le aziende di Mancini, infatti, erano in cattive acque per via di un concordato preventivo.

Qualcosa evidentemente andò storto perchè poi quella aggiudicazione saltò a beneficio della ConsCoop di Forlì che poi affidò i lavori alla Internazionale di Altamura.

L’ISPEZIONE INTERNA DEL MIBACT

Ed il ministero per i beni culturali annuncia di aver avviato l'ispezione interna negli uffici della Soprintendenza e del Segretariato regionale del Mibact d'Abruzzo.

«Il Segretario generale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Antonella Recchia, si è recata all'Aquila dove ha tenuto una riunione - nella sede del Segretariato regionale - con i Soprintendenti di L'Aquila e dell'Abruzzo e il Segretario regionale, come primo atto della verifica interna voluta dal Ministro Franceschini sui fatti e sulle procedure oggetto dell'indagine. Il personale del Segretariato, che pure è stato incontrato e ascoltato - si legge in una nota del Mibact - , è stato esortato a continuare nello svolgimento della gravosa attività post-sismica, nel pieno rispetto delle leggi e del pubblico interesse. A margine, lo stesso Segretario generale ha incontrato, in sequenza, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dell'Aquila, Michele Renzo, il Prefetto della Provincia dell'Aquila, Giuseppe Linardi e il Sindaco di L'Aquila, Pierluigi Biondi». «Tali momenti, improntati a massima cordialità e cortesia istituzionale, hanno costituito un'importante occasione per illustrare la policy del MiBACT al riguardo e per ribadire la totale disponibilità a offrire incondizionata collaborazione nell'inchiesta in corso» conclude la nota.

I vertici del Mibact tuttavia non si sono mai accorti di nulla e non è la prima volta che questa parte della pubblica amministrazione viene travolta dalle pesantissime accuse di aver truccato appalti della ricostruzione.

Già nel 2014 un’altra indagine della polizia de L’Aquila aveva scoperchiato un giro di tangenti e la cricca con base al Mibact per accaparrarsi e truccare gli appalti sulla ricostruzione delle chiese aquilane. Già in quel caso emerse la figura di Luciano Marchetti che venne poi invitato a lasciare la carica di responsabile regionale.

Nella inchiesta del 2014 il vicecommissario Marchetti veniva già indicato come figura di vertice del gruppo e si diceva che finito il mandato pubblico, è restato a L'Aquila alla ricerca di incarichi e appalti come professionista e intermediario della Direzione dei Beni culturali.  

A distanza di anni risulta ancora più strano quell’enorme ritardo accumulato dal ministero nella nomina di un nuovo commissario al Mibact, una figura che avrebbe dovuto fare i conti con quello che accadeva negli uffici.

Le carte ed i fatti dimostrano ancora una volta come molto (e tanto di più) poteva farsi prima, invece, si è lasciato ancora una volta arginare un fenomeno ingigantito alle misure repressive dei giudici.

Amministratori e politici i grandi assenti.