RICOSTRUZIONE

White list, dopo le proteste elenco aggiornato: 700 ditte in 120 pagine

L’elenco sarà aggiornato ancora

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White list, dopo le proteste elenco aggiornato: 700 ditte in 120 pagine

L'AQUILA. A L’Aquila non scemano le polemiche dopo la pubblicazione della “white list”, la lista bianca delle imprese edili ritenute affidabili da impiegare nella ricostruzione post-terremoto 2009.

La lista è stata emessa nei giorni scorsi dai due uffici speciali aveva creato scompiglio anche per quello che sembrava un imperativo categorico: «a far data dalla presente pubblicazione è precluso alle imprese non iscritte in Elenco l’affidamento dei lavori di riparazione e ricostruzione degli edifici danneggiati dagli eventi sismici del 6 Aprile 2009».

Tutti quelli inseriti, invece, fin da subito hanno visto riconosciuti i requisiti di affidabilità tecnica esaminati dagli Uffici Speciali ed è stata rilasciata dalla Prefettura la liberatoria antimafia all’esito della verifica effettuata ex artt. 84 e 91 del D.Lgs. 159/2011 e ss.mm.i

Una decisione che ha contrariato molti, quella della pubblicazione della ‘white list’, anche a causa della tempistica di pubblicazione (quasi 10 anni dopo il sisma con un’alta percentuale di appalti già assegnati e una ricostruzione privata che procede spedita) e del fatto che fino ad oggi, nell’area aquilana sembrerebbe che abbiano lavorato anche società non iscritte a questa “white list”.

Dopo le polemiche gli uffici hanno in realtà spiegato che «visto il carattere aperto dell’Elenco, lo stesso verrà periodicamente aggiornato con l’inserimento dei nominativi delle imprese che hanno presentato istanza in data successiva al 31 agosto 2016».

E già due giorni fa l’elenco è stato ulteriormente aggiornato per la tranquillità di un centinaio di aziende medio grandi, alcune leader in Italia, che si sono viste incomprensibilmente esclude.

Un fatto che ha indotto molte ditte a rivolgersi a dei legali che hanno inviato lettere di diffida verso le istituzioni ma c’è anche chi ha minacciato di incatenarsi se non verrà corretto il tiro.

Al momento nelle 120 pagine di elenchi si contano più di 700 aziende.

Scettico dopo lo scoppio della polemica anche il sindaco: «rilevo come sempre la carenza di condivisione e comunicazione. Bisogna stare attenti perché qui si ragiona su un settore produttivo in difficoltà».

«Questa è l’ennesima occasione mancata per quella che poteva essere una buona notizia per la città», commenta la Direzione Aniem L’Aquila.

«L’iscrizione in lista prevede una fase di dialogo tra Uffici Speciali e Prefettura per il rilascio di una liberatoria antimafia, che in certi casi è ancora in fase d’istruttoria dopo un lustro di attese, lasciando molte imprese in un’impotente stasi. E da oggi anche con un pugno di mosche. Al di là delle polemiche su certe lungaggini amministrative, un po’ di buonsenso. È conveniente per la città d’Europa più interessante della nostra epoca allontanare gli attori più qualificati, il loro know how e le loro numerose maestranze per quella che si spera essere una distrazione?», chiude l’Aniem.