GIUSTIZIA GIUSTIZIATA

Terremoto L’Aquila ad ottobre processi prescritti mentre una nuova bufera si abbatte sul viceministro Nencini

Nel 2009 disse all’imprenditore Fusi «ti aiuto io»

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Terremoto L’Aquila ad ottobre processi prescritti mentre una nuova bufera si abbatte sul viceministro Nencini

Riccardo Nencini





 

 

 

ABRUZZO. Una vecchia intercettazione telefonica del post sisma aquilano è destinata a far discutere e alzare nuove polemiche e dubbi.

 

A ‘tirarla fuori’ ieri, ad una settimana dal sisma che ha sconvolto il Centro Italia, è un giornalista abruzzese, Giuseppe Caporale, direttore di Tiscali Notizie, lo stesso che qualche anno fa (allora lavorava per Repubblica) pubblicò la famosissima intercettazione tra Guido Bertolaso e l’ex assessore Daniela Stati sulla operazione mediatica da fare con la commissione Grandi Rischi.

Una intercettazione che costò a Bertolaso una accusa di omicidio colposo, reato che tra qualche settimana sarà prescritto.

Tornando alla nuova intercettazione: è il 16 luglio 2009, 3 mesi dopo il sisma aquilano.

Al telefono ci sono   Riccardo Nencini, attuale vice ministro ai Trasporti, e Riccardo Fusi, imprenditore toscano ex patron del gruppo di costruzioni Btp,  socio di fatto di Denis Verdini e suo coimputato nel processo per il crac del Credito Fiorentino, finito negli anni scorsi sulle cronache per il cosiddetto scandalo della "cricca" (con Angelo Balducci, Fabio De Santis e Francesco De Vito Piscicelli) e condannato per concorso in corruzione e bancarotta fraudolenta in merito agli appalti per il G8 alla Maddalena e per la ricostruzione de L'Aquila.

Vicinissimo alla politica si è detto recentemente stanco «di subire ingiustizie». L’ex patron del gruppo di costruzioni Btp è stato iscritto nel registro degli indagati a Firenze con l’accusa di bancarotta semplice e fraudolenta. L’indagine è nata proprio da uno sviluppo degli accertamenti che la procura fiorentina fece sulla cricca, procedimento per il quale Fusi è già stato condannato in primo grado. I magistrati romani invece per la caserma di Firenze lo hanno condannato a 2 anni, la pena è stata poi sospesa.

 

Nencini, invece, all'epoca segretario nazionale del Partito socialista italiano (Psi) e presidente del Consiglio regionale della Toscana, telefona a Fusi, riferendogli di essere stato a L'Aquila e di aver parlato con il capo del Governo, Silvio Berlusconi, e con l'allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, in forma riservata. L’attuale vice ministro offre il suo aiuto all’amico imprenditore.

I due non sanno di essere ascoltati dai carabinieri del Ros che indagano sul G8 alla Maddalena.

Esordisce Nencini al telefono «... ascolta bello tutto bene... sto venendo via ora da L'Aquila ... (…) … ho parlato ... ho parlato, ho parlato di te... ma lì tu sei conosciuto ...».

Riccardo Fusi fa capire che nonostante in Abruzzo sia conosciuto, non ha però raggiunto alcun risultato concreto  (solo nei mesi a seguire otterrà due appalti uno dei quali attualmente sotto inchiesta per la caserma Capomizzi dal valore di 12 milioni di euro) per cui chiede aiuto al suo amico Nencini proponendogli un incontro «sì, sono conosciuto però murano quegl'altri capito? ...(ride) ... (...) … si, si, si, si ... si, si, si... ma se tu ci metti le mani è meglio... secondo me ... (…) … eh ho capito allora vediamoci io e te ? ... e si parla un minuto...».

Riccardo Nencini, rivela ancora Tiscali, assicura che questo incontro si può fare la settimana successiva, asserendo che deve ritornare da lui, e facendo riferimento con tutta probabilità al presidente del consiglio di allora Silvio Berlusconi, e che già ha avuto modo di parlare da solo con il sottosegretario Guido Bertolaso «... vai, allora anche in settimana nuova... perché io devo tornare giù da lui ... (… )… io ho fatto un passaggio tra l'altro ho visto anche, anche il capo però ... (…) … con il capo del governo non... non insomma ... prima ho parlato da solo con Bertolaso ... (…) … eh ti richiamo io vai...».  

 


LA STORIA DI FUSI SI INTRECCIA CON L’ABRUZZO

Prima del sisma del 2009 gli abruzzesi non conoscevano la Btp di Fusi pur essendo già stato molto attivo nel mondo degli appalti.

Il suo nome spunta però in relazione ad una inchiesta in cui venne intercettato Verdini con Gianni Chiodi, allora presidente di Regione e Commissario straordinario per il terremoto, ed il primo chiese al secondo un incontro per un caffè anche in questo caso l’argomento sarebbe stato Fusi e gli appalti del futuro consorzio Federico II.

Poi interrogato Verdini ammise le spintarelle ma Chiodi invece non spiegò mai agli abruzzesi che cosa effettivamente si dissero nè a sua volta ammise di aver ricevuto (e magari non avallato) la particolare “sponsorizzazione”.

Sempre Verdini al telefono parla di un viaggio in Montenegro in vista del mega appalto del cavo sottomarino approdato a Pescara poi realizzato da Terna, anche in quel caso organizzava la presenza del suo amico Fusi.

Nencini è spesso in Abruzzo ed è stato uno deigli strenui sostenitori dell'aeroporto di Preturo a L'Aquila una vicenda oscura e paradossale che ha permesso di sprecare milioni di euro puntando su un aeroporto che non decolla.

Come sottosegretario si occupa di moltissime vicende tra cui anche quelle relative al mega progetto Toto per accorciare e raddrizzare le autostrade A24 e A25 e quella sul nuovo porto di Pescara da oltre 300mln di euro.


++++ TUTTO SU FUSI E L’ABRUZZO

++++ TUTTO SU NENCINI IN ABRUZZO

 

LE INCHIESTE DEL POST SISMA

E come Bertolaso che attende il 6 ottobre per chiudere i suoi conti con la giustizia aquilana (grazie alla prescrizione) un’altra lunga serie di personaggi rischiano di uscire di scena con sentenze di prescrizione.

Rischia di finire senza certezze il processo per il crollo di via Luigi Sturzo, dove si registrarono ben 27 morti.

L’unico progettista ancora in vita, Augusto Angelini, 89 anni, per gravi motivi di salute non può sostenere il processo di secondo grado dopo la condanna in primo grado a 3 anni di reclusione.

Secondo l'accusa i due edifici crollarono anche per errori di progetto e calcolo delle strutture consistiti nella mancata previsione e verifica del sistema resistente alle azioni sismiche orizzontali provenienti da almeno due direzioni.

Si avvia alla prescrizione il processo degli isolatori sismici nel progetto C.a.s.e. che vede imputati Gian Michele Calvi e Agostino Marioni, rispettivamente direttore dei lavori del progetto C.a.s.e. e amministratore delegato del gruppo Alga Spa. La Cassazione ha invece già assolto definitivamente Mauro Dolce lo scorso 11 aprile.

 

Lui era stato l'unico ad aver chiesto di essere giudicato con rito abbreviato.  Così come si è conclusa in Cassazione anche la vicenda della Commissione Grandi Rischi. Unico colpevole l’ex numero due della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, oggi attivo nel post sisma di Amatrice in quanto al vertice dell’Ispra.

La Cassazione ha deciso anche sulla vicenda del crollo in via D’Annunzio, dove morirono 13 persone. In uno dei più importanti processi della maxi inchiesta della procura della Repubblica dell'Aquila sui crolli del terremoto del 6 aprile 2009, i giudici hanno annullato con rinvio, la sentenza d'Appello nei confronti dell'unico imputato, l' ingegnere Fabrizio Cimino.

Cimino è accusato di omicidio colposo plurimo per una condotta omissiva in relazione ai restauri del palazzo svolti nel 2002 e, in particolare, perché nel corso dei lavori che ha diretto non avrebbe notato palesi criticità del palazzo, edificato nel 1961.

A Cimino, dopo una prima condanna in tribunale a 3 anni di reclusione, giunta il 20 febbraio 2014, la Corte d'Appello aquilana aveva ridotto la pena a 1 anno e 10 mesi il 23 settembre 2015. Ma alla luce della sentenza della Cassazione, il processo di secondo grado dovrà essere ricelebrato da un'altra Corte d'Appello, quella competente di Perugia. Ma come detto ad ottobre scatta la prescrizione.

E sono ancora aperti decine di dibattimenti come quello scaturito dall’inchiesta Dirty job del giugno 2014 che portò all’arresto di 7 imprenditori e all’accusa di collusione con la Camorra in relazione allo sfruttamento degli operai nei cantieri della ricostruzione o quello dell’inchiesta Lypas del 2011 che portò all’arresto dell’imprenditore aquilano Stefano Biasini, dei fratelli Antonino Vincenzo Valenti e Massimo Maria Valenti, nati a Reggio Calabria, ma residenti da tempo all’Aquila, e di Francesco Ielo.

Già rinviati a giudizio, invece, gli indagati del procedimento “Do ut des” su un presunto giro di tangenti negli appalti della ricostruzione pubblica post-terremoto del 6 aprile 2009. Tra gli imputati ci sono Vladimiro Placidi, ex assessore comunale alla Ricostruzione dei beni culturali della scorsa Giunta Cialente, Pierluigi Tancredi, all’epoca dei fatti consigliere comunale di opposizione ma con delega del sindaco ai puntellamenti, poi arrestato anche nell’inchiesta successiva “Redde Rationem”, Roberto Riga, ex vice sindaco aquilano e Daniele Lago, imprenditore della ditta Steda Spa che con le sue dichiarazioni ha dato origine all’inchiesta.



ACERBO: «NENCINI FU SUPERFICIALE SU PROGETTO TOTO. CHI GLI TELEFONO’?»   


Maurizio Acerbo della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista ricorda che Nencini: definì «fatto positivo» il progetto Toto, «chissà chi gli telefono?».   

«Sarà un caso», dice Acerbo, «ma proprio Nencini durante una visita in Abruzzo nel gennaio 2016 definiva un "fatto positivo" il progetto dei 50km di gallerie autostradali di Toto. Sorge spontanea la domanda: chi gli avrà telefonato o chiesto di sponsorizzare il progetto? Va detto che in quella occasione Nencini disse che la proposta era positiva ma non l'aveva esaminata. Singolare che noi immediatamente ci siamo accorti che Toto non era titolato a presentare un progetto del genere mentre un viceministro ne tesseva le lodi.  Possibile che un viceministro sia così superficiale nei giudizi?