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Ricostruzione L’Aquila, Giarrusso (M5S): all’attacco: «mafia politica, aquilani in vasca di squali»

Blundo: «chiarezza su appalto Piazza d’Armi»

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Ricostruzione L’Aquila, Giarrusso (M5S): all’attacco: «mafia politica, aquilani in vasca di squali»

L’AQUILA. Una passeggiata nel centro storico di L’Aquila alla vigilia del settimo anniversario del terremoto aquilano con i senatori del Movimento 5 Stelle, Mario Michele Giarrusso, e l’abruzzese Enza Blundo, accompagnati dall’architetto Antonio Perrotti che ha spiegato i termini tecnico-urbanistici della ricostruzione aquilana post-terremoto.

Con il supporto di tutti gli attivisti dei comitati M5S L’Aquila Beppegrillo.it e Comitatus Aquilanus-Periferie Unite, sono stati resi noti gli «agghiaccianti e molteplici aspetti del malaffare aquilano» prima e dopo il sisma del 2009.

Nella sessione pomeridiana dell’incontro è intervenuto il vicesindaco dell’Aquila, Nicola Trifuoggi, al quale la senarice Enza Blundo, ha chiesto di porre massima attenzione ad alcune realtà territoriali per le quali urgono risposte rapide ed esaurienti. Nello specifico Blundo ha indicato l’eccessivo ribasso dell’appalto per Piazza d’Armi, la ricostruzione dell’edilizia residenziale pubblica e la risposta alla richiesta di dati presentata al Comune di L’Aquila già nel mese di settembre 2015.

PIAZZA D’ARMI

«Piazza d’Armi – ha dichiarato Blundo – è un'area degradata da prima del sisma 2009 e difesa dai cittadini dalle speculazioni edilizie per riuscire ad ottenere un parco urbano».

«Voglio ricordare che questo degrado fa parte della ricostruzione perché poteva essere restituito un dignitoso ed esemplare spazio di aggregazione sociale a tutta la cittadinanza ormai sfilacciata e dislocata in quartieri distanti decine di chilometri».

«Già da tempo i giovani progettisti che avevano vinto il concorso nel giugno 2012 erano stati incaricati dal Comune per il progetto definitivo in data 12 novembre del 2013 per una somma complessiva di 22 milioni di euro. Solo pochi mesi fa si è concluso il bando di appalto e con risultati davvero preoccupanti, quando il progetto del parco poteva essere realizzato da tempo e ospitare una mostra permanente sulla realtà dell'accaduto».

«Dobbiamo riflettere tutti quanti – ha concluso la senatrice Blundo – sul perché fino ad oggi abbiamo tollerato troppo. In tutti questi anni ho sentito fin troppe volte pronunciare la parola ‘impuniti’ e io credo che dovremmo fare in modo che questa parola non venga più pronunciata perché chi ci ha danneggiato deve assumersi le responsabilità e riconoscere il malfatto».

«AQUILANI IN UNA VASCA DI SQUALI»

Il senatore Giarrusso, durante il convegno ha così commentato la situazione della ricostruzione: «Chi sta operando a L’Aquila non ha un progetto di ricostruzione della città, bensì ha in mente soltanto affari ed interessi. Dobbiamo oggi convivere con una mafia politica, sociale, economica che pensa solo unicamente a realizzare profitto dalle catastrofi. La ricostruzione aquilana è lenta perché è un continuo afflusso di denaro per gli affaristi. Voi aquilani a seguito del sisma senza volerlo siete in una vasca di squali e se qualcuno pensa di farsi amici questi squali si sbaglia perché verrà da essi divorato».

«SPOSTATA RICOSTRUZIONE PER AGEVOLARE GLI AMICI»

Cruda anche l'esposizione dell'architetto Antonio Perrotti: «La ricostruzione del centro storico a partire dalla Cassa di Risparmio, degli uffici della Provincia e di altre banche e uffici poteva essere fatta immediatamente, invece è stato spostato l’asse di ricostruzione per agevolare gli amici. Tutto è partito in ritardo e continua ad essere ricostruito con ritardi incomprensibili alla logica dei cittadini. C’è stata ad esempio – ha sottolineato Perrotti – la ricostruzione di un palazzo del centro che appartiene a delle famiglie nobili aquilane ed è stato ristrutturato in tempi brevissimi mentre gli altri palazzi, evidentemente meno importanti a livello politico, sono lì che giacciono in attesa di essere ristrutturati. Nella ricostruzione c’è un progetto organico comandato da più lobby di potere, un vero e proprio sacco dell’Aquila. Attualmente gli uffici comunali sono in affitto presso il palazzo privato di un noto nobile aquilano, mentre a meno di 500 mt abbiamo il Palazzo della Città, di proprietà del Comune che aspetta da anni di essere ricostruito. Stessa sorte è stata riservata al comprensorio ospedaliero di Collemaggio, zona in cui sussistono una dozzina di palazzi in buono stato e quindi utilizzabili per le cure psichiatriche, che si potevano adibire allo scopo con i soldi dell’assicurazione che la ASL di L’Aquila ha ricevuto pari a circa 50 milioni di euro e invece si è preferito trasferire le attività sanitarie presso uno stabile di proprietà privata, spendendo qualcosa come 3 milioni di euro all’anno per gli affitti».