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L'eredità del terremoto: «rischio malattie per contatto amianto»

L’allarme lanciato dall’Ona

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L'eredità del terremoto: «rischio malattie per contatto amianto»

ABRUZZO. Centinaia di migliaia di metri cubi di amianto rimasti imprigionati nelle macerie lasciate dal terremoto del 2009, nel centro storico dell'Aquila e nei suoi quartieri così come in decine di centri storici dei paesi di tutta l'area colpita.

A distanza di sei anni e mezzo dal terribile evento che ferì profondamente l'Abruzzo, l'Osservatorio Nazionale Amianto e il Comune di Montereale, hanno riunito studiosi e rappresentanti istituzionali per fare il punto della situazione e lanciare l'ennesimo campanello d'allarme nel corso del convegno “Amianto e terremoto. Progetto A(z)ZERO Amianto”. Sabato scorso Ezio Bonanni ha tracciato il quadro della situazione che riguarda l’Abruzzo.

«In Abruzzo manca completamente un Piano Amianto - dichiara il Presidente dell'Ona Ezio Bonanni - pur essendo stati già censiti 641 siti industriali, 4.369 edifici pubblici, 5.544 privati e 222.817 siti con amianto, oltre a 140 mesoteliomi registrati dal 2000 al 2012. L'Abruzzo ha un solo impianto di smaltimento con una capacità di 155mila metri cubi. Gli edifici pubblici liberati dall'amianto sono solo 5, 37 quelli in cui è in corso la bonifica; per gli edifici privati, i numeri parlano di 3.172 bonifiche fatte».

L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto ha stimato che ci fossero più di 46 mila metri quadri di cemento amianto nelle coperture, oltre all’amianto contenuto all’interno delle singole strutture.

Il terremoto ha prodotto circa 2.650.000,00 metri cubi di macerie, di cui un milione e mezzo (il 75%) nel solo comune di L'Aquila (stima fornita dal "Commissario per la ricostruzione" che nell'immediato post terremoto ha prodotto un rapporto di direttiva per la gestione delle macerie da filiera pubblica e privata). L’ONA stima che il 20% dei siti interessati da crolli possa aver contenuto amianto.

La gestione delle macerie contaminate da amianto è stata effettuata con ditte specializzate chiamate all'occorrenza e rimuovendo solo la parte grossolana e visibile. Il resto è stato portato presso il sito di "Pontignone" in Bazzano (AQ) per lo smaltimento dell'intero cumulo di macerie (composte da cemento, mattoni e quanto presente dentro le abitazioni crollate).

RISCHIO MALATTIE?

Alle vittime del sisma (309 persone), ha detto Bonanni, si rischia di dover aggiungere anche quelle potrebbero ammalarsi nei prossimo anni per aver lavorato a contatto con i detriti: «le macerie stoccate e triturate a Piazza d'armi all'Aquila, infatti, provenivano in buona parte dal centro storico, dove gli edifici crollati erano stati costruiti quando ancora si usava l'eternit per le coperture dei tetti, per i cassoni dell'acqua e per i camini, per le coibentazioni, per le colle, per gli impianti. Macerie che sono state fatte a pezzi dopo il terremoto, a pochi metri dalla principale tendopoli della città, rilasciando polveri che potrebbero provocare tumori nei prossimi decenni. Per giorni tonnellate di macerie sono state stoccate prive di qualsiasi vaglio preventivo, senza selezione dei materiali, contrariamente a quello che prevede la legge e cioè di invio dei materiali in discariche autorizzate e sicure».

La diffusione successiva dovuta alla triturazione delle macerie poteva essere agevolmente evitata. L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto, già immediatamente dopo il sisma, aveva chiesto al governo Berlusconi di proteggere i militari e le popolazioni in modo da evitare ogni esposizione ad amianto presente nelle macerie.

«La prevenzione si sarebbe dovuta basare su una capillare informazione a partire dalle tendopoli più vicine alle macerie. I volontari sono rimasti privi di protezione nelle ore in cui montavano le tende ed assistevano la popolazione. I soccorritori nelle prime ore dopo il sisma hanno lavorato senza maschere di protezione. Una situazione grave che accresce il rischio di insorgenza delle malattie causate dal micidiale killer».

Un rischio testimoniato anche da studi infatti in America dopo il crollo delle Torri Gemelle dell'11 settembre. Il professor Ronald Gordon, che fa parte del comitato tecnico scientifico dell’ONA e direttore del dipartimento di patologia presso il Mount Sinai di New York, ha confermato che ci sono stati già centinaia di casi di patologie asbesto correlate, tra i vigili del fuoco e anche tra coloro che si trovavano nelle vicinanze di Ground Zero l’11 settembre e nei giorni successivi.

MORTI DA AMIANTO IN ABRUZZO

Ogni anno sono circa 6mila i decessi riconducibili all’esposizione ad amianto. Per quanto riguarda la Regione Abruzzo il ReNaM riporta per l’Abruzzo 140 casi di mesotelioma dal 2000 al 2012, di cui 16 nel 2012 (che definisce “dati parziali in corso di aggiornamento”).

L’ONA ha censito più di 150 casi e rileva che, tenendo presente che i decessi per tumore polmonare sono almeno il doppio dei casi di mesotelioma, e tenendo presenti le altre patologie asbesto correlate (altri tumori delle vie aeree, tumori delle vie biliari e gastrointestinali, tumore dell’ovaio ed asbestosi), l’impatto totale dell’amianto a partire dal 2000 può essere stimato in circa 700 decessi, senza tener conto della capacità adiuvante che l’amianto ha per tutti gli altri tumori e patologie cardiocircolatorie.

Tenendo presente che nel 2012 i casi censiti dall’INAIL ed indicati ancora come dati parziali sono stati 16 solo per il mesotelioma, si possono stimare in almeno 70 i decessi considerando tutte le patologie asbesto correlate.