IL PROCESSO

Terremoto L’Aquila. Crollo Convitto: la Cassazione conferma condanne

E’ il primo procedimento ad arrivare a giudizio definitivo

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Terremoto L’Aquila. Crollo Convitto: la Cassazione conferma condanne

L'AQUILA. La Corte di Cassazione ha confermato le due sentenze di condanna emesse lo scorso anno dalla Corte d'Appello dell'Aquila per il crollo del Convitto nazionale del capoluogo abruzzese avvenuto nella notte del terremoto del 6 aprile 2009 e in cui persero la vita tre minorenni. Confermati, quindi, i 4 anni di reclusione per confronti di Livio Bearzi, all'epoca preside del Convitto, e 2 anni e 6 mesi per Vincenzo Mazzotta, dirigente della Provincia dell'Aquila.

Le accuse per entrambi erano di concorso in omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.

È il primo procedimento della maxi inchiesta sui crolli della procura della Repubblica ad arrivare al giudizio definitivo.

Oltre 200 i filoni di indagine aperti inizialmente con il coordinamento del procuratore della Repubblica Alfredo Rossini, poi deceduto, 19 dei quali sono arrivati alla fase dibattimentale. In primo grado, il 27 dicembre 2012, Mazzotta era stato assolto, sentenza ribaltata in Appello, con appunto la condanna a 2 anni e mezzo, ora confermata.

La quarta sezione penale della Cassazione ha ritenuto inammissibili i due ricorsi e ha confermato anche la condanna del ministero dell'Istruzione, quale responsabile civile, a risarcire le parti civili, rappresentate dai genitori di uno dei tre minorenni morti a seguito del crollo dell' edificio, la cui costruzione risaliva a due secoli fa.

In primo grado Bearzi era stato condannato anche all'interdizione per 5 anni dai pubblici uffici oltre al pagamento di una provvisionale di 200 mila euro. Stando all'accusa, oramai definitiva, il preside non ha mai sottoposto la vecchia struttura a restauri.

Inoltre, non è mai stato redatto un piano per la sicurezza. Tra le accuse al preside, la mancata evacuazione dell'edificio durante le scosse che avevano preceduto quella delle 3.32 del 6 aprile 2009. Bearzi è stato difeso dall'avvocato Giampiero Berti De Marinis, subentrato al collega Paolo Guidobaldi che lo ha assistito nei primi due gradi di giudizio. Mazzotta dall'avvocato Antonio Mazzotta, che è suo padre. La parte civile è stata rappresentata dagli avvocati Antonio Milo e Stefano Rossi.