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Il pasticcio della restituzione degli indennizzi post terremoto: si concerta

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Il pasticcio della restituzione degli indennizzi post terremoto: si concerta

 

 

ABRUZZO.  Spaventa ancora la grana della restituzione delle tasse bloccate a causa del terremoto del 2009. Anche perché il pasticcio è grosso e riguarda anche lo Stato italiano che ha votato la legge senza preventiva consultazione dell’Europa.

Ora si tenta una strategia unica Governo-Regione-imprese per rispondere alle richieste dell'Unione europea sulla restituzione da parte delle imprese del cratere degli indennizzi per danni ricevuti a seguito del terremoto del 2009.

Su questa linea si è mossa la riunione di stamane all'Aquila convocata dal vicepresidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, alla quale hanno preso parte i parlamentari europei David Sassoli e Massimo Paolucci, la senatrice Stefania Pezzopane, il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci e i rappresentanti delle imprese.

Il primo passo concordato riguarda il riconoscimento dell'innalzamento a 500 mila euro quale quota ammessa come Aiuto di Stato alla singola impresa. In un primo momento si era pensato che tale quota fosse fissata a 200 mila euro, ma la Commissione europea sarebbe disposta, manca l'ufficialità, a riconoscere la cifra di 500 mila euro che era quella in vigore quando si è verificato l'evento sismico.

L'innalzamento della quota in "de minimis" riduce, e di molto, il numero delle aziende del cratere chiamate a restituire gli indennizzi in denaro, secondo l'attuale dispositivo della Commissione. Verrebbero fatte salve 115 imprese, ne rimarrebbero sul campo 25 le quale, nel caso dovesse andare avanti la procedura, saranno chiamate dalla Commissione a certificare l'entità economica dei danni subiti e a scomputarli dagli indennizzi effettivamente percepiti.

«Ma - ha precisato subito David Sassoli - è il caso di sottolineare che la Commissione non ha avviato alcuna procedura verso le singole aziende. Per ottobre attendiamo altre decisione in merito, ma posso dire che Palazzo Chigi ha impiantato con criterio la procedura di risposta ai rilievi della Commissione. Questo ci fa essere fiduciosi nel fare capire all'Europa che gli Aiuti concessi alle aziende aquilane in quel particolare momento non sono state affatto distorsive del mercato».

 Durante la riunione il consulente della Camera di commercio, Carlo Eugenio Baldi, ha consigliato alle aziende di abbandonare l'idea di adire la via giudiziaria per il riconoscimento dei propri diritti «perché, giurisprudenza alla mano, destinata a fallire».

 Anche se le aziende si sono dette pronte a chiamare in causa lo Stato per aver votato la legge sugli Aiuti senza la preventiva consultazione della Commissione.

«La partita - ha aggiunto Giovanni Lolli - si gioca anche sul piano politico oltre che tecnico. Nei prossimi giorni una delegazione avvierà, con il contributo dei parlamentari europei, un'interlocuzione con l'Unione europea per far capire le ragioni legittime di un territorio. Quello che voglio sottolineare - ha proseguito Lolli - è il metodo del confronto con le imprese e gli attori della ricostruzione che abbiamo scelto. Lo abbiamo fatto in occasione della legge sulla Ricostruzione, in occasione del contributo del 4% della legge Barca e lo abbiamo fatto oggi sulla decisione della Commissione dello scorso agosto. La partita è ancora lunga, si tratta di recuperare alcuni errori fatti in passato, ma la strategia messa in campo oggi mi sembra possa dare i risultati sperati».