Terremoto, inchiesta Grandi Rischi: 6 mesi di tempo per decidere sulle parti civili

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1565

L'AQUILA. Il Gip del Tribunale dell'Aquila, nell'udienza di ieri, ha disposto sei mesi di indagine per stabilire la reintroduzione o meno di trenta parti civili inizialmente estromesse, nel filone d'inchiesta della commissione Grandi Rischi.

L'AQUILA. Il Gip del Tribunale dell'Aquila, nell'udienza di ieri, ha disposto sei mesi di indagine per stabilire la reintroduzione o meno di trenta parti civili inizialmente estromesse, nel filone d'inchiesta della commissione Grandi Rischi.

In questi sei mesi la procura dovrà verificare se le testimonianze indicate dai legali sono in grado di dimostrare il nesso di casualità tra le dichiarazioni ottimistiche dei componenti della Commissione Grandi Rischi riuniti all'Aquila il 31 marzo del 2009, cinque giorni prima della tragedia, e le decisioni delle parti offese in questione di ascoltare quelle posizioni tanto da non lasciare le abitazioni poi crollate per il sisma. L'udienza di ieri fa parte di un filone parallelo a quello che vede coinvolte sette persone, tra vertici della protezione civile e dell'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Il filone sulla Commissione grandi rischi si trova nella fase dell'udienza preliminare. Gli imputati sono: Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce.

Per l'accusa la valutazione dei rischi sismici in corso sul territorio aquilano fu «approssimativa, generica e inefficace in relazione alle attività e ai doveri di previsione e prevenzione».

Inoltre, «sia con dichiarazioni agli organi di informazione sia con redazione di un verbale», per gli inquirenti la Commissione Grandi Rischi fornì a cittadini, politici e alla stessa Protezione civile «informazioni incomplete, imprecise e contraddittorie sulla natura, sulle cause, sulla pericolosità e sui futuri sviluppi dell'attività sismica in esame». 

E sempre ieri mattina nel corso dell'udienza per l'opposizione alla archiviazione sul crollo di un fabbricato in via Campo di Fossa dove sono morte 27 persone, il gip ha rigettato le richieste di archiviazione del pm Fabio Picuti relativamente alla morte di due studenti universitari, morti nel crollo della palazzina.

Si tratta di Ilaria Rambaldi e il suo fidanzato Paolo Verzilli. Il giudice ha ritenuto che si debbano  svolgere ulteriori indagini relative alla collocazione dei serbatoi dell'acqua posti all'ultimo piano dell'edificio, per valutare eventuali profili di colpa conseguenti alla scelta della collocazione dei serbatoi in relazione al crollo dell'edificio. Il Gip ha dunque disposto la prosecuzione delle indagini per altri sei mesi, insieme alla trasmissione degli atti allo stesso Picuti. Sulla volontà da parte del pm di archiviare questo filone d'indagine, si erano sollevate molte polemiche da parte dei sopravvissuti all'immane tragedia e dei parenti delle vittime, lamentando che i presunti responsabili individuati dalla Procura della Repubblica (tutti quanti morti) non sono gli unici a dover rispondere del crollo dell'edificio.

13/04/2011 8.21