G8, Verdini e Fusi non si presentano in tribunale. Richiesta alla Camera per 3 intercettazioni

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Non si sono presentati al Gup Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, e Riccardo Fusi, presidente dimissionario dell'azienda Btp, nell' udienza preliminare relativa all'inchiesta sul G8 dell'Aquila e sugli appalti per la ricostruzione.

I due - che nel corso dell'inchiesta non si sono mai presentati, neppure agli interrogatori - sono accusati di tentativo di abuso d'ufficio e per questo la Procura distrettuale Antimafia dell'Aquila, dopo le indagini ha chiesto al Gup il rinvio a giudizio.

L'avvocato di Fusi ha informato che il suo assistito comparira' il 21 aprile nell'udienza riguardante il procedimento principale a Roma.

Il pm Stefano Gallo ha chiesto e ottenuto dal Gup la trasmissione alla Camera dei Deputati di autorizzazione all'acquisizione di tre intercettazioni telefoniche, presenti nel filone principale dell'inchiesta. Il Gup dopo aver accolto tale richiesta sulla quale si sono opposti gli avvocati difensori dei due indagati ha fissato ad 14 ottobre la nuova udienza.

«Si tratta di telefonate banali tra Fusi e Verdini», ha spiegato l'avvocato dell'esponente del Pdl, Marco Rocchi, «due persone che si conoscono. Si tratta di telefonate che durano dal punto di vista temporale pochi minuti. E' ovvio che con pochi minuti o si dice moltissimo o in realta' non si dice proprio niente. Si parla tra due persone che si conoscono da molto tempo e che si chiamano ma non si parla specificatamente ne' di appalti, ne' di terremoto ne' di appalti al di fuori del terremoto».

Ma perchè Verdini non era in aula questa mattina? Rocchi ha spiegato che il deputato «doveva essere in aula e non volevamo chiedere il legittimo impedimento, ecco perche' non e' venuto».

Per le altre volte, invece, «non sono venuto perchè non mi andava il preventivo vaglio mediatico, non mi andava di dover venire a rispondere quando in realtà di tutta la vicenda ne sapevano già tutti fuorchè noi».

Secondo l'accusa, attraverso le amicizie politiche, Verdini e Fusi avrebbero tentato di introdurre negli appalti il consorzio di imprese Federico II, sorto dopo il terremoto nel quale sono presenti oltre a Fusi, l'imprenditore aquilano Ettore Barattelli e le altre due imprese del capoluogo Vittorini e Marinelli.

Nel corso delle indagini è stato indagato anche Barattelli che però è uscito dall'inchiesta dopo che i Pm aquilani hanno presentato istanza di archiviazione.

Le indagini sono state coordinate dal Procuratore distrettuale antimafia dell'Aquila, Alfredo Rossini, in collaborazione con Olga Capasso, sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia, distaccata all'Aquila dopo il sisma per rafforzare il pool che lavora al contrasto delle eventuali infiltrazioni mafiose negli appalti per la ricostruzione.  

12/04/2011 12.48