L’Aquila si ricostruisce derogando alle norme antisismiche

Alessandro Biancardi

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L’Aquila si ricostruisce derogando alle norme antisismiche
L'AQUILA. La città è pronta a risorgere dalle proprie ceneri...ma in deroga alle leggi anti sismiche.

Una situazione paradossale per L'Aquila che si è sgretolata su se stessa proprio a causa di edifici che non erano stati strutturati per reggere ad un terremoto di forte intensità, pur essendo in zona sismica.

Così se in tutta Italia vale una determinata legge per salvaguardare l'incolumità dei cittadini, proprio nella martoriata provincia abruzzese si può derogare. Perchè? Per risparmiare qualche soldo.

La legge in questione è quella partorita nel 2008 ma entrata in vigore solo nel 2010 che obbliga i costruttori a sostenere i costi della sicurezza. Nell'Aquilano, però, si è più flessibili e la sicurezza degli edifici E (quelli gravemente danneggiati che vanno riparati) non va rispettata al 100%. Il governo si accontenta di un 60-80%.

Altra cosa, invece, per una abitazione da ricostruire ex novo. In quel caso bisognerà rispettare a pieno i criteri antisismici.

Ma che senso ha mettere a posto un edificio che non ha retto al sisma mettendoci una pezza e non adeguandosi alle norme?

Si risparmierà, è vero, ma quella abitazione potrà dirsi sicura? Resisterà ad altre scosse, se mai ne dovessero arrivare, considerando che la città sorge in una zona sismica? Vale la pena risparmiare dopo che L'Aquila ha già dovuto fare i conti con 309 morti? E visto che nessuno può dire con certezza che altre scosse non si ripeterano mai più chi sarà ritenuto responsabile per eventuali crolli degli edifici oggi in ricostruzione parziale?

Protesta l’Ordine degli ingegneri che in un documento presentato alla commissione ambiente della Camera dei Deputati scrivevano: «il miglioramento sismico con l’adeguamento alla norma al 100% costituisce un’indicazione di civiltà, in considerazione del fatto che le accelerazioni del sisma aquilano hanno avuto soglie elevatissime ed è da esse che originano forze e spostamenti anche inauspicati».

E i professionisti ricordano che le norme attuali prevedono per le zone del sisma del 2009 accelerazioni di circa la metà di quelle registrate in alcune zone dell’Aquila. «Pertanto», sottolineano, «una limitazione al massimo all’80% del miglioramento sismico non rappresenta condizioni di sicurezza certe neppure in base alla norma vigente».

Secondo un articolo de La Stampa di Giuseppe Salvaggiulo il commissariato alla ricostruzione avrebbe confermato questa nuova linea di intervento motivandola così: «Sugli edifici esistenti, ci si accontenta di un livello che è comunque per lo meno il doppio di quello di partenza e che noi consideriamo sufficiente anche per il futuro. L'adeguamento al 100 per cento potrebbe diventare antieconomico per lo Stato».

Se nelle settimane scorse il lungo braccio di ferro tra Sge e professionisti (architetti, ingegneri, geologi) ha portato a qualche risultato sembra palese che questa questione, molto importante, si sia arenata pericolosamente.

E anche su questo caso incidono le ordinanze piovute dall'alto che la città ha imparato a scoprire a cose fatte. Ma a due anni dal sisma c'è ancora spazio per l'incredulità.

11/04/2011 13.16