RICOSTRUZIONE

Ricostruzione L’Aquila: «l’immagine storica della città è a rischio»

Archeoclub chiede il vincolo paesaggistico

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Ricostruzione L’Aquila: «l’immagine storica della città è a rischio»




L’AQUILA. «Le istituzioni dicano sì al vincolo paesaggistico sul centro storico di L’Aquila e favoriscano un confronto sulla tematica con il coinvolgimento degli ordini provinciali degli architetti e degli ingegneri».
La richiesta arriva da Archeoclub d’Italia di L’Aquila e associazione “Panta Rei” secondo cui il rischio di deturpare l’immagine storica della città è dietro l’angolo. Saranno anni cruciali i prossimi per la ricostruzione della città terremotata e il volto dell’urbanistica potrebbe cambiare. Ma come?
Le associazioni non nascondono la preoccupazione per le frequenti proposte di inserimento del “moderno” nella ricostruzione del centro storico. «Da un lato», riflette l’Archeoclub, «abbiamo edifici vincolati per i quali sono garantite una ricostruzione o una riparazione rispettose delle loro peculiarità storiche, dall’altro ci sono invece edifici non vincolati che automaticamente vengono definiti “non di pregio” e di conseguenza potrebbero essere esposti a opinabili sostituzioni edilizie non congrue rispetto al contesto in cui sono inseriti. Inoltre è molto diffuso il pregiudizio che le costruzioni in muratura non siano di per sé antisismiche quando in realtà non è così ma dipende da caso a caso, e le moderne tecniche di ristrutturazione permettono il conseguimento di alti livelli di sicurezza sismica sugli edifici in muratura».
E anche nei casi in cui sia necessaria la sostituzione edilizia (demolizione e ricostruzione), preoccupa quella che potrebbe essere la modalità di ricostruzione: «nel ricostruire quelle case, è necessario adeguarsi al contesto in cui si trovano», insiste l’Archeoclub. «E’ importante ricostruire quegli edifici secondo le normative antisismiche e di risparmio energetico di ultima generazione ma il loro aspetto esterno deve essere compatibile con lo stato precedente e con il contesto urbano; non si tratta di falso storico ma di compatibilità storica. Gli edifici “non di pregio”, infatti, pur avendo di per sé ‘minore’ valore architettonico, rappresentano il ‘tessuto connettivo’ della maglia urbana di un centro storico perché richiamano forme, rifiniture e colori che identificano una tradizione costruttiva secolare, non più in essere dal secondo dopoguerra». 

Lo stesso discorso vale per la maglia urbana storica del centro (in particolare la ‘zona A’ del Piano Regolatore Generale) che, nonostante le ricorrenti ricostruzioni della città, conserva pressoché intatto il disegno medievale, salvo alcuni assi principali interessati da sventramenti e ampliamenti eseguiti tra Ottocento e Novecento.
«La nostra posizione non è quindi conservare a tutti i costi “casette” cadenti», sottolineano gli esperti, «ma di promuovere una ricostruzione rispettosa degli elementi storici tradizionali. Il pregio di un centro storico non è dato solo da una ‘somma di monumenti’ ma dall’integrazione dei monumenti con un tessuto residenziale che, per alcune caratteristiche peculiari, distingue una città dall’altra».
Da qui la richiesta di proporre il vincolo paesaggistico sul centro storico cittadino: «ben vengano case più sicure nel Quarto di San Pietro ma non vorremmo ritrovarci strade e piazze allargate e/o stravolte oppure facciate in vetro e acciaio o coperture a terrazza nei vicoli antichi della nostra città».
Il discorso è differente per la sostituzione di edifici in cemento armato realizzati nel secondo dopoguerra in centro, dentro e fuori la ‘zona A’ del Piano Regolatore (e in particolare fuori la ‘zona A’): «in quel caso, dice Archeoclub «soluzioni più innovative, sempre entro certi limiti, contribuirebbero alla riqualificazione di determinate aree: ad esempio via XX settembre, Villa Comunale, Santa Maria a Forfona o “di Farfa”, Lauretana, Santa Croce, viale Duca degli Abruzzi. Una città tradizionale nell’aspetto e moderna nella sostanza, questa secondo noi è la vera modernità».