Studenti morti, la rabbia di un genitore: «il rettore doveva dimettersi. Stop a cerimonie beffa»

Alessandro Biancardi

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Studenti morti, la rabbia di un genitore: «il rettore doveva dimettersi. Stop a cerimonie beffa»
L'AQUILA. Una lettera dai toni duri, duri come i 730 giorni passati dal giorno della morte del proprio figlio. Paolo Colonna e la famiglia scrivono al rettore Di Orio, irritati per un invito in occasione dell'anniversario del sisma.

«Nel secondo anniversario della scomparsa del nostro caro Tonino e di altri 54 studenti universitari, la mia famiglia sperava che lei avesse avuto tutto il tempo per riflettere sulle sue responsabilità», scrive il signor Paolo rivolgendosi al rettore dell'Ateneo aquilano, «su ciò che lei poteva fare e non ha fatto per evitare la strage di tanti studenti e che in questa dolorosa ricorrenza avesse mantenuto, soprattutto, un doveroso silenzio.
Invece», contesta il genitore, «lei è tornato a farsi presente nelle nostre vite facendoci avere l'invito alla commemorazione del 6 Aprile, come se lei fosse estraneo alle sue responsabilità di rettore dell'università aquilana per tutto quello che è accaduto. Sia ben chiaro», si legge ancora nella missiva, «non è stato il terremoto ad uccidere i nostri figli bensì le omissioni, le rassicurazioni, la negligenza, la mancanza di informazioni e di prevenzione da parte della stessa università e delle altre istituzioni».
«Lei», scrive ancora il signor Colonna rivolgendosi direttamente a Di Orio, «aveva il dovere di adottare tutte quelle misure idonee a proteggere e a salvaguardare quelle giovani vite e se fosse stato necessario avrebbe dovuto sospendere l'attività didattica. Ma, al contrario, le lezioni e gli esami erano in programma anche durante la settimana di Pasqua del 2009, come se la crisi sismica in atto da sei mesi prima del terremoto rientrasse in una ordinaria logica della normalità».

Più volte in questi due anni i genitori e i familiari delle vittime si sono lamentati proprio di questo particolare. Alla fine molti dei giovani che si sono salvati sono tornati nelle loro case, fuori Abruzzo, perdendo le lezioni. Altri, invece, per non saltare spiegazioni o esami, hanno preferito 'sfidare' le numerose scosse che in quei mesi erano sempre più numerose.
«Lei era stato messo al corrente dai geologi dell'ateneo della pericolosità sismica del territorio aquilano», attacca ancora il signor Colonna, «e quelle informazioni lei si è ben guardato di comunicarle agli studenti.
Non mai ha sospeso le lezioni dopo le varie scosse, per verificare lo stato delle strutture universitarie, che lei sapeva esposte al pericolo ed al rischio sismico, come evidenziato da vari studi fatti nel corso degli anni».
«Ecco perché», insiste il genitore, «lei dopo il tragico evento avrebbe dovuto lasciare l'incarico; comunque dovrà rispondere delle sue azioni alla sua coscienza e spero alla giustizia. Il nostro profondo dolore non verrà mai condiviso con chi è stato anch'egli causa del nostro male, la mia famiglia non le permetterà di utilizzare mio figlio per ricostruire l'immagine di chi non ha garantito l'incolumità degli studenti nel momento del bisogno. Noi non accettiamo iniziative che hanno il sapore della beffa. Le cerimonie, le commemorazioni, i ricordi che diventano ricorrenze a uso e consumo della pletora delle istituzioni non ci appartengono. Il dolore è solo il nostro».

05/04/2011 18.23