LA LETTERA

Sentenza grandi rischi, gli scienziati a Napolitano: «troppa disinformazione e approssimazione»

I membri dell’International Sismic Safety Organization contro "l’approccio probabilistico"

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L’AQUILA. Il senso della sentenza “Grandi Rischi” va chiarito, così come gli errori commessi nella comunicazione sullo sciame sismico del terremoto aquilano.
Lo dicono gli scienziati dell’International Sismic Safety Organization in una lettera aperta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nel mirino degli scienziati «le notizie distorte», diffuse a mezzo stampa, che hanno diffuso l’idea che i membri della Commissione Grandi Rischi siano stati condannati per non aver previsto il terremoto.
«Niente di più sbagliato», secondo gli scienziati che ora invocano chiarezza. Il board dell’ISSO ha inviato una lettera firmata da oltre 5.000 esponenti della comunità scientifica internazionale a Napolitano già prima del rinvio a giudizio dei membri della Commissione Grandi Rischi.

LA VERITA’
La sentenza, dicono chiaramente gli scienziati Alfonso Martelli, presidente dell’ISSO, e Lalliana Mualchin segretario generale, «non ha colpevolizzato gli scienziati per non aver saputo prevedere il terremoto (materia così complessa ed oggetto di studi e dibattiti internazionali ) ma per aver comunicato impropriamente il rischio e per aver sottostimato la pericolosità sismica».
Nonostante fossero noti la pericolosità ed il rischio sismico a L’Aquila, la Commissione giunse alla conclusione che un terremoto forte era improbabile.
«La disinformazione su tale argomento», hanno osservato gli estensori della lettera, «ha deliberatamente indotto la comunità scientifica e l’opinione pubblica a ritenere erroneamente che le motivazioni del rinvio a giudizio dei componenti della Commissione Grandi Rischi consistano nell’aver "fallito nel prevedere il terremoto"; questa interpretazione erronea può influenzare la comunità scientifica e l’opinione pubblica contro una sentenza pronunciata nel nome del popolo italiano. Ci sembra che coloro che hanno preso posizione contro la sentenza non abbiano capito, e forse neppure letto, le motivazioni dell’accusa, dimostrando, fra l’altro, assai poco rispetto per il sistema giudiziario italiano».
Inoltre, gli scienziati hanno sottolineato, «la mancanza d’indipendenza di giudizio della Commissione, che ha rilasciato dichiarazioni in linea con il Dipartimento della protezione civile (posizione desumibile dall’intercettazione telefonica pubblicata sul sito web de La Repubblica)».
«Un rapporto, quello tra il mondo della ricerca e le istituzioni preposte alla salvaguardia della popolazione», hanno detto gli scienziati, «che deve essere rivisto».

IL PROBLEMA
Resta sul tavolo il problema: cosa ha spinto gli esperti della Grandi Rischi a sottostimare i pericoli del sisma?
«L’approccio adottato dagli esperti», hanno detto i rappresentanti dell’ISSO.
In Italia ma anche in altri Paesi si utilizza un approccio probabilistico verso i terremoti. Si cerca cioè di prevedere i sismi sulla base di numeri astratti, senza tener conto, ad esempio di dati concreti (quali la struttura del territorio ed altri elementi importanti).
L’approccio probabilistico in gergo si chiama Psha (Probabilistic Seismic Hazard Assessment) ed è molto diverso dall’approccio deterministico, Dsha (Deterministic Seismic Hazard Assessment) che invece, nel prevedere i sismi, parte sempre dallo scenario peggiore, cioè dai rischi peggiori legati ad un terremoto.
Il ragionamento è semplice ed intuitivo: se si pensa al peggio, si adotteranno una serie di misure (costruzioni più forti, misure preventive più efficaci); se, invece, ci si basa su criteri probabilistici si rischia di non prendere sul serio la possibilità di una catastrofe e di sminuire la portata di un evento sismico.
«Le devastazioni prodotte da forti terremoti», hanno evidenziato gli scienziati, «ad esempio dagli eventi di Sumatra (Indonesia) del 2004 (terremoto e tsunami), di Wenchuan (Cina) del 2008, di Haiti del 2010 e di Tohoku (Giappone) del 2011 (terremoto e tsunami), sottolineano l’assoluta necessità che i manufatti siano progettati e costruiti in modo da resistere al terremoto massimo credibile (Maximum Credible Earthquake), che deve eguagliare o superare il massimo evento storico; la popolazione deve essere informata di tale evenienza tempestivamente ed in modo adeguato. Occorre, infatti, che la sicurezza delle costruzioni e della popolazione sia garantita come se il terremoto fosse il più grave».
Questo tipo di analisi, improntata sulla previsione del peggiore scenario possibile, è applicata con successo in California, fin dagli inizi degli anni ’70. In particolare le stime di questo sistema non dipendono dal tempo e sono applicabili a qualsiasi progetto.
L’approccio probabilistico, invece, secondo gli scienziati, «ha delle falle: la pericolosità viene sottostimata, o sovrastimata ed i risultati di tale metodo sono semplicemente “creazioni numeriche”, senza alcuna aderenza alla realtà fisica».
«È molto più prudente per la società», hanno detto gli scienziati, «pagare costi addizionali per attrezzarsi e prevenire sismi catastrofici piuttosto che subire perdite irreparabili per aver ignorato o sottostimato eventi potenzialmente catastrofici. Per questo la comunicazione della pericolosità e del rischio deve essere chiara ed efficace. Questo approccio non è immune da fallimenti che però possono essere ridotti sfruttando nuove tecnologie via via disponibili».

L’ESEMPIO DE L’AQUILA E DEL GIAPPONE
Anche se a L’Aquila l’evento sismico si può definire di entità moderata, dicono gli scienziati le conseguenze furono catastrofiche proprio perché non si adottò l’approccio dello scenario peggiore.
Se in occasione del terremoto dell’Aquila,« si fosse fatto uso delle stime di pericolosità e quindi si fosse tenuto conto delle conoscenze sulla geologia regionale, della sismicità storica e dell’analisi morfostrutturale, gli effetti del disastro sarebbero stati ridotti».
Lo stesso ragionamento vale per il terremoto di Tohoku, in Giappone l’11 marzo 2011 di magnitudo 9,0.
L’impianto nucleare di Fukushima è stato danneggiato in modo clamoroso dallo tsunami (con onde alte 14 metri) causato dal terremoto. La centrale era stata costruita per reggere un evento di magnitudo 8-1/2. «Se fosse stato utilizzato il MCE di magnitudo M9+ (quello che considerava il peggior scenario possibile)», hanno concluso gli scienziati, «ed i rischi dello tsunami fossero stati considerati già nella fase di progettazione dell’impianto nucleare di Fukushima, ciò avrebbe certamente aiutato a ridurre in modo considerevole il danno causato dal mega terremoto».
L’approccio del peggior scenario possibile, invece,«ha dimostrato la propria affidabilità e superiorità rispetto a quello probabilistico, nell’evento sismico che ha colpito l’Italia settentrionale nel maggio 2012, in Emilia Romagna, e proprio per questo può diventare una migliore base di partenza per lo sviluppo della normativa antisismica in Italia ed in altre regioni sismiche del mondo».
Marirosa Barbieri

Letter a Ed Ichi Arazi One is So