L'INCHIESTA

Terremoto L’Aquila, truffa sulle bare delle vittime. Sequestrati conti società

Impresa ha fatturato importi per 50 morti in più

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ROMA. Non si ferma all'imprenditore Piscicelli - quello che rideva in vista degli affari della ricostruzione - l'elenco di chi dopo il terremoto che ha distrutto L'Aquila ha cercato di trarre il massimo lucro dalla tragedia.


C'é anche l'impresa di pompe funebri 'Taffo' che ha messo in conto alla Protezione civile bollette «per prestazioni rese da altre ditte e dalle stesse contabilizzate, con evidente duplicazione di fatture e tale circostanza, allo stato degli atti, non può essere addebitata a mera leggerezza o errore materiale».
Lo sottolinea la Cassazione che ha confermato il blocco dei conti della società e il sequestro di denaro. Senza successo il titolare dell'impresa ha chiesto, alla Suprema Corte, il dissequestro di circa trentamila euro - la metà di quanto aveva su un conto cointestato con la moglie - e di alcuni conti bancari a lui riferibili. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso condannandolo a pagare mille euro alla cassa delle ammende e ha convalidato la decisione presa dal Tribunale aquilano lo scorso otto marzo.
La stessa Suprema Corte (sentenza 41269) evidenzia come anche ai giudici di merito sia sembrato molto strano che - «incomprensibilmente» - la ditta 'Taffo' preventivò un servizio funebre «per 250 vittime, su un totale di 308, dal momento che i familiari di 104 persone decedute sotto le macerie avevano dichiarato di non voler aderire ai funerali di Stato».
In pratica, la 'svista' riguardava 50 bare in più del necessario, oltre ai correlati servizi. Per la difesa non è veritiera l’accusa di non aver mai portato a termine i lavori richiesti: «anche il capo di imputazione li assolve», aveva spiegato il legale Paolo Vecchioli, l’azienda «ha fatto quanto pattuito con la prefettura» che in quei giorni coordinava le varie operazioni.