L'Aquila, Berlusconi a Le Figaro: «ricostruito una città intera»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Faranno discutere le parole del premier Silvio Berlusconi che in una intervista al quotidiano francese Le Figaro, parlando dell'Aquila, ha annunciato: «abbiamo ricostruito una città intera».

Il premier Silvio Berlusconi è sicuramente l'uomo dell'ottimismo. Ha sempre contestato chi rema contro, chi diffonde notizie troppo pessimistiche. Ma pur volendo pensare in positivo le dichiarazioni rilasciate al quotidiano francese, oltre ad apparire esagerate, sono anche false e si è giocato su una sottile (e pericolosa) linea del detto e del non detto. Sta di fatto che le reazioni dal capoluogo non si sono fatte attendere. Anche sui social network si è ingenerata una corsa all’indignazione…

In una intervista a tutto campo in cui si parla dei rapporti con Sarkozy, l'emergenza rifiuti in Campania, la vicenda Alitalia, il discorso è caduto anche sul sisma che ha investito l'Abruzzo e il premier ha parlato di «ricostruzione di tutta la città», quando in realtà, chi vive all'Aquila sa che la ricostruzione non è mai partita e anche i lavori di sistemazione per le case B e C, quelle riparabili con pochi interventi, è in alto mare.

Ma nelle sue dichiarazioni, mischiando cose reali con altre fantasiose, ha dato alla Francia un'immagine che da queste parti non esiste.

«In tempo record, abbiamo aiutato 65 mila vittime», ha iniziato. Vero, e lo si sta continuando a fare. Sempre in tempi record Berlusconi sostiene di aver portato avanti «la ricostruzione di un'intera città per coloro che hanno perso le loro case». Il riferimento, è chiaro, è alle New Town ma al lettore francese, che magari non conosce il progetto C.a.s.e., l'idea è un'altra e la frase potrebbe apparire ben diversa, cioè ricostruzione dei palazzi distrutti della città.

 «Abbiamo anche ricostruito tutte le scuole distrutte», ha continuato, «e assicurandoci che alla fine del 2009, tutti gli scolari e gli studenti potessero riprendere i loro corsi». Gli studenti, anche questo è vero, sono tornati regolarmente a scuola perchè sono stati allestiti i Musp che ospitano le nuove scuole ma di edifici scolastici distrutti dal sisma e sistemati non c'è nemmeno l'ombra.

Una situazione paradisiaca, insomma. Un nuovo miracolo italiano. Ma il premier ha dimenticato di dire, però, che la ricostruzione, quella vera, non è mai partita e che la città si ritrova ancora, a 17 mesi di distanza, con 47.915 sfollati che hanno perso la casa. 14.723 sono ancora sistemati nella casette antisismiche, 2.690 nei moduli abitativi provvisori, e altri 1.600 in affitto concordato.

Poi ce ne sono ancora 2.865 che vivono in albergo e precisamente 1.934 sono in strutture ricettive dell'Aquila, 633 nella provincia di Teramo, 56 a Chieti, 230 a Pescara, 12 fuori regione. 483 invece sono quelli che vivono nelle caserme. Tutti ancora a carico dello Stato.

Ma tutto questo in Francia resterà un segreto. «Invito il direttore de Le Figaro a venire a L'Aquila», ha commentato Stefania Pezzopane, «dove 48 mila persone non tornano a casa propria, dove centri storici sono cumuli di macerie e dove la cassa integrazione e' aumentata 800 volte rispetto a prima del 6 aprile»

 16/09/2010 11.01