L'Aquila 2 anni dopo: 37 mila assistiti. La ricostruzione non parte e le inchieste corrono

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Quasi 40 mila persone non hanno più rimesso piede nelle proprie abitazioni. La città non riparte mentre le inchieste sui crolli sono quasi tutte concluse e stanno approdando nella fase dibattimentale. L'AQUILA 2 ANNI DOPO: 'IO RESTO', 'IO VADO VIA'

L'AQUILA. Quasi 40 mila persone non hanno più rimesso piede nelle proprie abitazioni. La città non riparte mentre le inchieste sui crolli sono quasi tutte concluse e stanno approdando nella fase dibattimentale.

 L'AQUILA 2 ANNI DOPO: 'IO RESTO', 'IO VADO VIA'

A due anni esatti dal 6 aprile 2009 sono ancora 37.733 - 15 mila in meno rispetto al 2010 - le persone assistite nel Comune dell'Aquila e nei 56 del cratere sismico.

Di queste, poco meno di 23 mila risiedono in alloggi a carico dello Stato; circa 13 mila sono beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione (200 euro a persona ogni mese) e 1.328 sono ancora in strutture ricettive abruzzesi e nelle caserme.

La normalità di una città sventrata dal terremoto è ancora lontana. Solo pochi giorni fa si è riusciti a venire a capo della ricostruzione degli edifici E, quelli che sono stati gravemente danneggiati dalle scosse di due anni fa.

Dopo contrasti tra Comune e Struttura dell'emergenza, le dimissioni minacciate di Cialente e decine e decine di incontri pubblici pare che la ricostruzione pesante possa finalmente iniziare. Ma l'iter è lungo e intricato e tempi certi non ce ne sono.

I privati, infatti, non possono iniziare i lavori finché non viene redatto dai Comuni il piano di ricostruzione del centro storico; ma, ad esclusione dell'Aquila, dove è stato presentato il 30 per cento circa dei progetti di edifici 'E', nei piccoli comuni del cratere il centro abitato coincide proprio con quello storico. Nel solo capoluogo risultano danneggiati 16 mila edifici e, di questi, 8.700 sono classificati 'E'. Sono circa 12 mila le richieste di indennizzo presentate e per 9.600 di esse (l'80% delle domande) è già stato erogato il contributo. Ad oggi, nel complesso, è stata presentata la dichiarazione di fine lavori per circa 4.600 edifici.

La città è immobile e a conferma delle problematiche esistenti, sono arrivate, a settembre scorso, le dimissioni da vice commissario vicario alla ricostruzione del sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, dovute al «preoccupante accentuarsi dello stato di confusione e difficoltà nella governance di gestione dell'emergenza e del processo di ricostruzione».

A far discutere ci sono anche le macerie, la cui stima precisa è difficile elaborare: milioni di tonnellate di materiali derivanti dai crolli e dalle demolizioni.

Intanto nei giorni scorsi, su diversi muri della città, sono comparsi striscioni del Comitato 3e32, contrario ad una eventuale visita del premier il 6 aprile: "Berluscò, non te fa revedé - recitavano - 6.4.2011 niente sciacalli". La domanda che migliaia di terremotati si pongono, quasi con rassegnazione, è: quando potremo tornare a casa?

LE INCHIESTE, INVECE, VANNO SPEDITAMENTE

E mentre in città la vita scorre lenta la Procura della Repubblica dell'Aquila, con numeri e tempistica da record, ha pressoché concluso il corposo lavoro di indagine che ruota intorno ai crolli del terremoto che hanno causato la morte di 309 persone.

Quella che è stata definita ben presto la maxi inchiesta sul terremoto ha portato all'apertura di circa 215 fascicoli: di questi 15, tra cui quello sul crollo della casa dello studente, uno dei simboli più commoventi del sisma, sono procedimenti in corso che in andranno a processo.

La restante parte - circa 200 - o è stata archiviata oppure è oggetto di istanze di archiviazione. Accanto alla maxi inchiesta sul terremoto, viaggia l'inchiesta sulla commissione Grandi Rischi, per la quale i pm aquilani hanno iscritto sul registro degli indagati sette persone, tra cui vertici della Protezione civile nazionale e dell'istituto nazionale di geofisica e Vulcanologia (Ingv) che parteciparono all'Aquila alla riunione del 31 marzo 2009, cinque giorni prima del sisma, al termine della quale - secondo l'accusa - furono lanciati messaggi rassicuranti che non fecero attivare precauzioni in grado di salvare vite umane.

«Sul terremoto abbiamo in pratica definito le indagini - spiega il procuratore della repubblica, Alfredo Rossini -. Siamo soddisfatti per la tempistica e per i risultati ottenuti nel rispetto di ogni prerogativa. Stiamo andando avanti con la stessa puntualità anche sugli altri fronti. Credo che la gente possa essere soddisfatta dei magistrati». Anche nel secondo anniversario, Rossini parla di un impegno che va al di là del ruolo istituzionale: «La cosa fondamentale é la professione, ma è innegabile che ci sia il significato umano che è attivato dalla terribile tragedia. Il fatto di essere vicini a persone che soffrono, determina un senso di responsabilità ancora maggiore. Noi abbiamo una squadra all'altezza e ce la metteremo tutta per portare avanti tutte le attività».

Sul suo possibile trasferimento (é primo in graduatoria a Genova), Rossini ribadisce di voler prima finire il lavoro all'Aquila e sulla ricostruzione non prende posizione - «ci pensino i politici» -, ma si dice soddisfatto anche delle inchieste sulla stessa ricostruzione e sulle infiltrazioni mafiose: «Stiamo battendo le strade giuste, la guardia è sempre alta. Sapevamo del pericolo rappresentato dalle mafie nel cratere del terremoto».

04/04/11 9.23

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L'AQUILA 2 ANNI DOPO: 'IO RESTO', 'IO VADO VIA'

L'AQUILA. 'Io resto', 'Io vado via' era il tormentone della fortunata trasmissione televisiva 'Vieni via con me' di Saviano e Fazio ma ben si sposa anche con la vità post sisma de L'Aquila. C'è chi è rimasto, sfidando tutto e tutti e chi ha lasciato la propria città nella convinzione che non si potesse andare avanti.

Emblematica la vicenda di Stefania Faraone e della piccola Sara Luce: alla ricorrenza del primo anniversario del sisma, la foto di lei e sua figlia ferite dopo il 6 aprile 2009 era stata riproposta aggiornata come simbolo della speranza e commosse ancora una volta il mondo.

Ma ora la loro storia rischia di essere il simbolo del distacco dall'Aquila.

Come sottolinea "mamma coraggio", lei, suo marito e la loro bambina, che dai mesi successivi al 6 aprile vivono in una casa di proprietà lungo la costa, hanno fatto di tutto per tornare, ma gli ostacoli, non solo burocratici, per ora li hanno fatti desistere. Rimarranno a a Pineto, poi chissà. Una decisione presa anche con la piccola che comincia a vivere con più serenità i postumi del terremoto; anche se i genitori evitano di farla fotografare per preservarla da altri traumi.

«Abbiamo tentato di rientrare, ma ci siamo dovuti arrendere - spiega Stefania che abitava in pieno centro -. Mio marito ha attivato le pratiche per costruire una casa, ma ha trovato difficoltà che hanno ritardato il progetto. Volendo fare le cose in regola è più difficile, se sei abusivo tutto è più liscio e rapido. Abbiamo provato ad andare in affitto, ma per una casa in un paese ci hanno chiesto mille euro al mese. A due anni dal terremoto non ci saremmo aspettati questo». Le abitudini, in particolare della bimba, sono cambiate: lo scorso anno Sara Luce la festa 'grande' di compleanno l'ha fatta all'Aquila e quella 'piccola' a Pineto, quest'anno è il contrario - spiega Stefania -. All'Aquila i contatti sono rimasti con quattro bambini».

E ancora, lo scorso anno, il 6 aprile la famiglia era all'Aquila alla fiaccolata alle 3 e 32 del mattino, quest'anno, probabilmente no: «Se non andremo, accenderemo un candela, come facciamo il 6 di ogni mese - chiarisce ancora -. Ma in prospettiva più passa il tempo e meno voglia di tornare c'é. Dopo due anni Sara Luce si è inserita qui ed andando via avrà bisogno di reinserirsi, per questo abbiamo deciso di farle fare le elementari a Pineto, anche perché le prospettive non sono buone per i ragazzi: l'idea che mia figlia vada a passare i pomeriggi al centro commerciale non è certo ideale».

E andranno via anche Maria Chiara e Massimo Marinelli: i due si erano sposati il 18 aprile del 2009 e il loro matrimonio era diventato il simbolo di un'intera città che voleva reagire al sisma.

Maria Chiara, intervistata dall'Ansa, ha confermato che lasceranno L'Aquila: «La situazione mi amareggia, ma non ci sono le condizioni per restare, ce l'ho messa tutta - spiega -. E' una conclusione forzata, non vedo futuro in questa città, nonostante gli sforzi di tante persone perché ci sono, non vedo una situazione positiva nella quale non mi sentirei di fare vivere un eventuale figlio. Per ora. Se poi cambieranno, vedremo. Però ora non ci sono spazi, parchi, centri di aggregazione, non c'é rilancio economico, vedo solo distruzione, non solo come strutture, ma anche nelle coscienze».

«Per un giovane che vuole costruirsi un futuro, è terribile, la forza di reagire la troveremo insieme, affronteremo purtroppo la situazione lontani. Non è facile lasciare famiglia ed effetti, ma siamo convinti spiega ancora la giovane donna -. All'Aquila non c'é assolutamente una situazione controllata, è sfuggita di mano, i cittadini sono impotenti, è un po' una lotta contro i mulini a vento. Devo dire che non è solo L'Aquila ma proprio il sistema italiano che ci rende impotenti. Siamo un granello di sabbia».

04/04/11 9.35