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Processo alla Grandi Rischi. Il pm: «per quelle frasi la gente è morta»

Il 23 ottobre è prevista la sentenza

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Processo alla Grandi Rischi. Il pm: «per quelle frasi la gente è morta»
L’AQUILA. E’ ricominciato lunedì e arriverà alla sentenza entro massimo un mese.

E’ il processo alla commissione Grandi rischi, uno dei più importanti filoni della maxi inchiesta sui crolli del terremoto della Procura della Repubblica dell'Aquila, avviata dallo scomparso procuratore Alfredo Rossini.
Quella di oggi è la giornata dedicata alla requisitoria del sostituto procuratore Fabio Picuti (parlerà in totale per 8 ore). Martedì sarà la volta del sostituto procuratore Roberta D'Avolio per altre quattro ore.
In aula stamattina sono arrivati cinque dei sette imputati: Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l'unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile, Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti.
Non c’erano invece Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e.

IL PM RICORDA IL PROCURATORE ROSSINI
«Il terremoto è una disgrazia per le vittime e i familiari ma anche per questi sette imputati che stanno subendo un processo da due anni e mezzo» ha detto Picuti che ha ricordato lo scomparso Procuratore capo Rossini, suo superiore, che ha avviato tutti i filoni della maxi inchiesta sui crolli del terremoto e deceduto lo scorso 28 agosto. «Il suo suggerimento - ha detto il sostituto in aula - fu: sei un pm perciò utilizza le norme, e quello abbiamo fatto».

«ANALISI COLPOSAMENTE INGANNATORIA»
La requisitoria del pm e' iniziata con l'analisi dell'aspetto e le modalità di convocazione della riunione della Commissione Grandi rischia avvenuta all'Aquila, il 30 marzo 2009; l'oggetto della stessa riunione; il numero dei componenti.
«Quando sono venuti all'Aquila», ha detto ancora Picuti, «gli imputati hanno proceduto ad analisi carente, inidonea, inadeguata e colposamente ingannatoria perchè leggendo il verbale troviamo una serie di affermazioni banali, auto contradditorie, inutili e fuorvianti».
Parlando infatti dell'affermazione del presidente vicario dell'organo Franco Barberi, sostanzialmente «la sequenza sismica non è un precursore» di una forte scossa, il pm ha fatto notare che è contraddittoria rispetto a studi e posizioni di altri imputati che erano presenti. «Nessuno che abbia detto mitighiamo questa frase, il professor Dolce non replica nulla - ha aggiunto Picuti - Questa fu la riunione del 31 marzo della commissione Grandi rischi! E' solo il primo esempio di analisi carente, idonea inadeguata e colposamente ingannatoria, ce ne sono plurimi. E io glieli passerò in rassegna tutti, giudice. Se non mi leva la parola», ha concluso ironicamente.

L’ACCUSA
L'organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio e' alla sbarra all'Aquila per aver sottovalutato il rischio sismico e fornito false rassicurazioni agli aquilani nella riunione del 31 marzo 2009, causando 309 morti nella devastante scossa del successivo 6 aprile: un'accusa che ha fatto discutere, creando subito le fazioni dei pro e dei contro. La sentenza è prevista entro il 23 ottobre. Le parti civile si concluderanno il primo ottobre, in particolare con Giulia Bongiorno, uno dei 'principi del foro' che partecipano a questo processo. Il 9 e il 10 ottobre sarà la volta delle arringhe dei difensori dei sette imputati e poi restano fissate altre quattro udienze per eventuali repliche: 16, 17, 22 e 23 ottobre.

«PER QUELLE FRASI LA GENTE E' MORTA»
«Nel 1995 l'imputato Boschi aveva previsto con probabilità 1, quindi con certezza, una scossa 5.9 nel ventennio successivo in questa zona. Informazione non fornita nella riunione, non al pubblico ma agli altri componenti Cgr. Informazione incompleta, carente e ingannatoria è stata perciò definire improbabile forti terremoti e non fare menzione di questo studio».
Lo ha detto il pm Fabio Picuti nel corso della requisitoria, parlando dei contenuti del verbale della Commissione Gradi Rischi, secondo il magistrato "ricco" di incongruenze, sottovalutazioni.
«Quanto a un'altra frase del verbale - ha aggiunto - in cui si afferma «c'è da attendersi danni alle strutture», la stessa dimostra un'analisi del rischio contraddittoria e carente. La teste Lorella Salvatori l'ha interpretata come riferita al passato mentre il vice prefetto Braga l'ha riferita a un possibile scenario di evento, una previsione del futuro. Nessuno degli altri imputati ha chiesto chiarimenti».
Poi ancora un esempio su quanto affermato da Boschi: «Boschi ha detto - ha riferito in aula sempre Picuti - 'escluderei scosse' e nessuno si è alzato in piedi a contestare. Una frase improvvida e smentita dai fatti. Per via di quella frase la gente è morta, ecco il giudizio di colpa, prevedibilità ed evitabilità».

«LA STAMPA NON C’ENTRA NIENTE»
«La stampa non c'entra niente. E' stata solo la cassa di risonanza fedele delle istanze degli imputati e dei contenuti della riunione», ha continuato Picuti, discutendo sul capitolo di 30 pagine, dedicato alla stampa e alle presunte distorsioni che avrebbe messo in campo. Parlando della discussa intervista prima della riunione da parte dell'imputato Bernardo De Bernardinis divenuta famosa per la risposta tranquillizzante tanto da 'poter bere un bicchiere di vino', la stessa - ha affermato il pm - «e' circostanza irrilevante ai fini del giudizio di responsabilità verso gli imputati».
L'accusa ha rilevato che il professor De Bernardinis ha detto quelle parole prima della riunione, «e altro non sono se non il manifesto dell'esito della riunione della Commissione grandi rischi. L'intervista non dice niente di piu', niente di meno e niente di diverso di quello che poi e' stato detto nel corso della commissione».
Il pm ha poi fatto altri esempi di familiari delle vittime del sisma che hanno visto l'intervista e se ne sono accorti che era stata resa prima, ma cionondimeno sono stati lo stesso tranquillizzati. Tra questi l'avvocato Maurizio Cora, che ha perso la moglie e le due figlie. «Aspettavamo notizie dalla Cgr come la manna» ha detto nella deposizione il legale, e questo «e' un simbolo», ha osservato Picuti. «Il 30 marzo ha fatto uscire la figlia con 39 di febbre, la sera del 5 aprile con la figlia in salute sono rimasti a casa. Perchè lo hanno rassicurato».