Piscicelli tenta il suicidio. «Vita sconvolta dalle intercettazioni su L'Aquila»

Alessandro Biancardi

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Piscicelli tenta il suicidio. «Vita sconvolta dalle intercettazioni su L'Aquila»
IL DOCUMENTO INTEGRALE. ROMA. Ha tentato di uccidersi mercoledì scorso nel suo ufficio l'imprenditore campano Francesco Maria De Vito Piscicelli.

Era da solo nel suo ufficio e ha ingurgitato barbiturici. A dare l'allarme la moglie preoccupata perchè il marito da ore non rispondeva al telefono. Ricoverato in ospedale a Roma è fuori pericolo.

L'imprenditore Piscicelli, arrestato nei mesi scorsi perchè ritenuto l'anello di collegamento tra la Ferratella e la Btp e di aver corrotto pubblici funzionari, tra i quali l’ingegner Balducci e l’ingegner De Santis e aver turbato gare relativamente al G8, era stato intercettato la notte del 6 aprile 2009 mentre era al telefono e rideva con il cognato.
I due, infatti, pregustavano già gli appalti che sarebbero scaturiti per la ricostruzione della città martoriata.

«Piscicelli è colui che», scrisse il gip, «con le macerie ancora calde» è «già pronto a buttarsi sul denaro per la ricostruzione del martoriato Abruzzo».

GAGLIARDI:...oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito...non è che c'è un terremoto al giorno
P:..no...lo so (ride)
G:...così per dire per carità...poveracci

P:..va buò ciao
G:...o no?

P:...eh certo...io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto (il riferimento è all'ora del sisma, ndr).
G:...io pure...va buò...ciao.

 Successivamente, l'imprenditore ha smentito che la risata fosse sua e l'ha attribuita al cognato ed ha inviato anche una lettera di scuse per «quella frase scioccante» che creò indignazione e sconcerto a L'Aquila.

«Scrivo perchè sono un padre», si leggeva nella lettera, «scrivo perchè sono un marito, scrivo perche' sono un uomo! Non posso nemmeno pensare che l'ipotesi di un mio coinvolgimento in questa vicenda possa avere offeso persone che, come me, hanno sofferto e soffrono per i loro cari, per i loro luoghi, per la loro storia. Anche se sono innocente mi scuso! Innocente - ribadì l'imprenditore - perchè, come ho gia' chiarito e intendo ripetere, non ho mai pronunciato quella terribile frase che ho solo dovuto ascoltare e che mi ha lasciato, come e' chiaro dal tono della telefonata, senza parole limitandomi appunto a rispondere a monosillabi».

 I terremotati si mobilitarono e protestarono al grido di «noi quella notte non ridevamo».

 Quella macchia sulla vita dell'imprenditore è pesata, assicura chi gli sta vicino, più di tante accuse. L'essere definito «sciacallo» ha minato la sua serenità più delle varie inchieste giudiziarie a suo carico.

Nel corso di un interrogatorio davanti al pm Tei e Monferini il legale dell'imprenditore rivelò le preoccupazioni proprio per quella vicenda e svelò una confessione fattagli dalla moglie dell'indagato: «Però, però, però, guardi adesso, le dico, guardi in tutta franchezza, io, in questa vicenda, nonostante i miei anni, uno impara sempre, è venuta la signora Piscicelli, la quale mi ha fatto un esempio che mi ha gelato e è giustissimo. Dice: “Avvocato... a parte gli addetti ai lavori che siamo noi” dice “lei mi dica di Tangentopoli la gente comune cosa ricorda? Il puff di Poggiolini ripieno di soldi. Fra dieci anni di questa vicenda si ricorderà soltanto il signor Piscicelli che al telefono diceva e non è vero, quella notte stavano tutti quanti ballando”».

«La sua vita è completamente, intuitivamente, sconvolta dalla famosa frase che nel... da quello che hanno scritto i giornali, non ha detto lui, tra le altre cose», confermò anche l'avvocato.

Su quella notte lo stesso imprenditore chiarirà alcune cose ai pm (che lo lasciano parlare nell'ambito di una dichiarazione spontanea ma che non contestano la telefonata intercettata): «A L’Aquila io non ho partecipato a nessuna gara volutamente e sempre a mio cognato che mi proponeva a telefono di fare un lavoro su... su Garda, ho detto: “No, guarda sono impegnato, ho... devo mandare le cose all’Aquila per l’emergenza!” Ma era una scusa per non essere sgarbato e non dirgli “non mi interessa il lavoro a Garda.” A L’Aquila non ho partecipato a nessuna gara perché oltretutto venivamo da, da un lavoro stressante è stato quello di Valco San paolo, in otto mesi è stata pesante e non avevamo... e in più non abbiamo quel tipo di organizzazione per fare lavori di consolidamento. Quindi non abbiamo partecipato assolutamente a nulla».

Nel corso dello stesso interrogatorio l'imprenditore respingerà tutte le accuse ai fatti contestati».

a.l.  01/04/2011 10.16  

Di seguito pubblichiamo l’interrogatorio integrale di Vito Piscicelli su gentile concessione di Giuseppe Caporale, autore del libro “il buco nero” (Garzanti) nel quale si parla ampiamente dei fatti riportati.

INTERROGATORIO. 25.02.10 De Vito Piscitelli. Inchiesta sulla cricca