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Terremoto, appalto milionario bagni chimici: l’ eccesso di cessi nelle tendopoli

Bertolaso finisce nell’ inchiesta sull’appalto

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Terremoto, appalto milionario bagni chimici: l’ eccesso di cessi nelle tendopoli
L’AQUILA. Se si tratti di affaire o “mal affaire” sarà la Procura a stabilirlo.

Fatto sta che qualcosa di strano nell’appalto milionario per i bagni chimici nelle tendopoli post sisma c’è eccome. Sono i numeri a dirlo: a che servivano 4000 bagni chimici nelle tendopoli comprensivi di 4 pulizie al giorno per una spesa totale di 34 milioni di euro?
Lo dimostrerà l’ inchiesta sulla procedura di gara, gestione, costi dei bagni chimici aperta dalla Procura de L’Aquila e trasferita a Roma per metà (la parte ricadente nella competenza territoriale della capitale). In realtà l’indagine è strutturata in due tronconi: uno con ipotesi di reato di truffa per la gestione del servizio nelle tendopoli (che resta alla Procura dell’Aquila), l’altro relativo alla stipula del contratto tra Protezione civile e ditta Sebach, per competenza passato alla Procura di Roma, che vede Bertolaso indagato per abuso d’ufficio insieme ad altre quattro persone. L’indagine ha preso le mosse dalle informazioni raccolte dall’associazione Libera Abruzzo e site.it di Angelo Venti.

UNA GRANDE PREOCCUPAZIONE: GLI “ABNORMI” BISOGNINI DEGLI SFOLLATI
L’Aquila, 6 aprile 2009. La città è a terra, la macchina organizzativa già attiva. C’è chi si affanna a cercare soluzioni per gli sfollati c’è chi, invece, se la ride pensando alla miniera di danari che ricaverà dalla sciagura.
Tra le preoccupazioni c’è anche quella, non secondaria, dei bagni chimici da installare nelle tendopoli. Ad aggiudicarsi il mega appalto è la ditta Sebach. Il servizio di bagni chimici nelle tendopoli, svolto dalla ditta Sebach dal 2005 e scaduto già nel maggio 2008, fu prorogato innumerevoli volte con lievitazione dell’importo degli ordinativi sino a quasi 34 milioni di euro.
E qui la prima stranezza come rivela l’inchiesta di Angelo Venti su Site.it. «Due anni di proroghe sembrerebbero in contrasto con la normativa italiana ed europea in materia di appalti pubblici», si legge, «che vietano le proroghe e i rinnovi contrattuali se non espressamente previsti nel bando ad evidenza pubblica, con cui è stato scelto il contraente. Inutile dire che nel bando di gara del 2004 relativo al contratto che stiamo trattando, pubblicato nella gazzetta ufficiale europea, non era prevista alcuna ipotesi di proroga o rinnovo. L’ultima proroga era stata concessa proprio il 30 marzo 2009, il giorno in cui vi erano state ulteriori forti scosse che avevano alimentato il panico tra la popolazione».
Ma veniamo all’appalto. Proprio nei mesi dell’emergenza aquilana era in atto una nuova gara d’appalto avviata nel luglio 2008 cui avevano preso parte solo due aziende. «La gara», sempre secondo Venti, «era del tipo a “procedura ristretta“. Procedura che prevede due tempi: a una prima fase di selezione dei soggetti che chiedono di partecipare, segue poi la gara vera e propria in cui le ditte selezionate presentano l’offerta economica ed il bando di gara non prevedeva alcun prezzo a base d’asta. Solo dopo che è stata esclusa una delle due uniche società partecipanti, nell’ottobre del 2008 il Dipartimento, invita l’unica ditta rimasta in gara Sebach s.r.l. a formulare la propria offerta e fissa un prezzo a base d’asta che risulta pressoché doppio rispetto ai prezzi del contratto del 2005».
Il prezzo fissato dal Dipartimento comprende la locazione, trasporto per consegna e ritiro, pulizia, manutenzione, spurgo, smaltimento liquami pari ad € 40, contro € 19,50 del contratto del 2005, ed un prezzo per ciascun intervento supplementare di pulizia (includente anche lo spurgo e smaltimento dei liquami) pari ad € 30, contro € 15,50 del contratto del 2005.
La Sebach vincitrice offre un prezzo ribassato del 18 per cento circa, ma che comunque è maggiorato di circa l’80 per cento rispetto a quello del 2005.
C’è un altro dubbio che assilla Venti. «Perché», dice, «nonostante l’Autorità di vigilanza dei contratti pubblici, con il parere riteneva che andava esclusa pure Sebach s.r.l., il Dipartimento decideva invece di andare comunque avanti con l’aggiudicazione in suo favore?».

SPUNTA BERTOLASO
Il nome di Guido Bertolaso esce fuori proprio grazie a Libera di Angelo Venti che già dalle prime settimane dopo il terremoto raccolse elementi e materiali poi pubblicati nel 2010 in un dossier dell’associazione antimafia.
In particolare alcuni componenti del presidio la sera del 23 aprile 2009, registrarono una conversazione con un gestore del servizio di pulizia ed espurgo dei bagni Sebach che, parlò dei rapporti con la protezione civile anche per l’affare rifiuti in Campania nominando esplicitamente Bertolaso. Qualche settimana dopo il file audio, insieme ad altro materiale, viene acquisito dal capo della squadra mobile dell’Aquila, Salvatore Gava.
La Protezione civile avrebbe ordinato 4.000 mila bagni, scesi poi a 3.200. Al prezzo di 79, 20 euro al giorno per ogni bagno, compresivi di iva e di ben 4 interventi di espurgo e pulizia giornalieri. In ogni caso i bagni presenti nel cratere sarebbero stati 1.600 in più del necessario.
«Non si comprende il motivo logico perchè siano stati richiesti così tanti bagni e tante pulizie», osserva Venti, «la richiesta di 4 pulizie al giorno, pone altri problemi: camion e operazione sono rumorosi, quindi si sarebbero dovuti effettuare necessariamente dalle ore 7 alle ore 20, cioè quasi un intervento ogni tre ore. Ci sono forti dubbi che ciò sia avvenuto, almeno non in tutti i campi».
C’è poi anche il problema degli espurghi e degli smaltimenti dei liquami. Con questi criteri, si dovevano raccogliere fino a 3.200 metri cubi di liquami al giorno, con la necessità di utilizzare migliaia di camion e gli inevitabili problemi di smaltimento.

I COMPAGNI DI SVENTURA DI BERTOLASO
Gli altri indagati, per il troncone che fa capo alla Procura di Roma insieme a Bertolaso sono Angelo Borrelli all’epoca vice capo dipartimento e responsabile dell’ufficio economico della Protezione Civile, Riccardo Crogi dell’ufficio amministrazione e bilancio del Dipartimento protezione Civile, Marco Fabbri ed Andreana Valente del settore amministrazione della Protezione Civile, oltre a Guido Bertolaso ex capo del Dipartimento che dovrà rispondere del mancato controllo della documentazione presentata dalla Sebach nella gara in particolare di un certificato senza data di scadenza.